Covid, Italia «tutta bianca da giugno». Sileri: riaprire, anche se i contagi fra giovani cresceranno

Domenica 9 Maggio 2021 di Mauro Evangelisti
Covid, Italia «tutta bianca da giugno». Sileri: riaprire, anche se i contagi fra giovani cresceranno

«Cosa mi aspetto? Entro due settimane tutte le Regioni in fascia gialla e il coprifuoco alle mezzanotte. E i ristoranti potranno lavorare anche al chiuso. A metà giugno, quando 30 milioni di italiani avranno ricevuto la prima dose, allora vedremo anche Regioni in fascia bianca».
Pier Paolo Sileri, medico e sottosegretario alla Salute, resta prudente, sostiene che è necessario trovare un punto di equilibrio tra diminuzioni dei nuovi casi, vaccinazioni, ulteriore aperture. E concorda: il peso dell’Rt, l’indice di trasmissione, va modificato. Con le riaperture sarà inevitabile rilevare un aumento di nuovi casi positivi, ma non ci dobbiamo spaventare: «Già è successo in Israele e nel Regno Unito, il virus torna a circolare tra i giovani che escono di più e non sono stati ancora vaccinati. Per questo sarà molto più importante mantenere alta l’attenzione sui ricoveri, perché se a contagiarsi saranno solo i ragazzi, le ospedalizzazioni diminuiranno, anche se non scompariranno».

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Le immagini di Madrid e Barcellona, dove i ragazzi per strada hanno festeggiato la fine del coprifuoco, rischiano di dare un colpo letale al turismo. Noi in Italia chiudiamo tutto alle 22, chi sceglierà di restare o venire nelle nostre località se l’alternativa in Spagna sarà di grande libertà?
«Dobbiamo essere graduali nelle riaperture, correndo in parallelo all’incremento delle vaccinazioni. Secondo me tra due settimane, sarà già possibile innalzare il coprifuoco a mezzanotte. E far lavorare i ristoranti al chiuso. Ma è giusto prima analizzare i prossimi due report sull’andamento dei contagi della cabina di regia».

 

 

 

 

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Il sistema dei colori delle Regioni non andrebbe eliminato? Applicandolo alla lettera presto ci ritroveremo con vaste aree del territorio italiano che tornano in arancione. I governatori chiedono di modificare il sistema dell’Rt.
«Il sistema dei colori va mantenuto perché valuta molti parametri e può fare accendere un campanello di allarme in anticipo se arriva, ad esempio, una variante che aggira i vaccini. Non penso possa accadere, ma un sistema di garanzia è necessario, dobbiamo vigilare. Dobbiamo semmai, e si sta facendo, intervenire sul peso dei diversi parametri».
In che modo?
«Io già lo dissi due mesi fa, l’Rt ha un peso troppo alto nelle decisione. Invece dobbiamo dare maggiore valore al numero dei ricoveri e soprattutto alla progressione della vaccinazione in una determinata regione».

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Lei si aspetta una diminuzione dei contagi? Gli ultimi dati sono incoraggianti.
«Al contrario. Con le riaperture aumenteranno, nelle prossime settimane, i nuovi positivi, ma solo per le fasce di età più giovani, come avvenuto nel Regno Unito e in Israele. Ma non si preoccupano, perché con quasi tutta la popolazione adulta protetta dal vaccino, se il virus corre tra i giovani ci sono minori conseguenze. Questo premesso, dobbiamo comunque vigilare, e a questo, lo ripeto, serve il sistema dei colori. E soprattutto questa estate dovremo fare di tutto per convincere anche i più giovani a vaccinarsi. Se la circolazione continua, si rischia la nascita di nuove varianti, anche in Italia. Vanno vaccinati anche i più giovani».


Lei ritiene che tutte le Regioni potranno essere in giallo tra due settimane se sarà introdotto il correttivo sull’eccessivo peso dell’Rt che preoccupa i governatori. Sarebbe un risultato significativo, ma comunque anche con quella classificazione ci sono limitazioni severe. Quando potremo aspirare alla diffusione della “fascia bianca” in tutto il Paese?
«È presto. Per avere tutta l’Italia in bianco dovremo aspettare che vaccinazione sia più avanti. Succederà quando avremo almeno 30 milioni italiani ricevuto prima dose. Io mi aspetto che spossa succedere a metà giugno».

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Per correre con le vaccinazioni bisogna utilizzare, per quanto possibile, tutte le dosi a disposizione. Ovunque, sia pure in misura variabile da Regione a Regione, si registra una fuga da AstraZeneca. Così non finiremo mai.
«Non esageriamo. Il problema esiste, non lo nego, ma occhio che una parte delle dosi ferme sono per la seconda iniezione».
Qui arriviamo a una delle ragioni della scarsa adesione ad AstraZeneca, al di là della paura irrazionale alimentata dalla sospensione, che fu decisa per studiare meglio i rari casi di trombosi, e del suggerimento da Aifa di somministrare questo vaccino solo agli over 60. Le vacanze e la possibilità di partecipare a grandi eventi dipenderanno dal green pass, a cui si può accedere se si è concluso il percorso vaccinale (altrimenti è necessario sottoporsi ogni volta a un tampone). Con AstraZeneca la seconda dose c’è solo dopo 12 settimane, significa giocarsi l’estate. Visto che quel vaccino offre una buona protezione anche a 15 giorni dalla prima iniezione, non sarebbe giusto consegnare il green pass senza attendere la seconda?
«Io sono favorevole, ma a una condizione. Bisognerà comunque verificare, con il test sierologico, se la persona che ha ricevuto la prima dose abbia effettivamente sviluppato gli anticorpi in modo consistente. A quel punto, è giusto rilasciare il green pass».
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