Salvini-Bonaccini, dal vaccino Sputnik alle chiusure anti-Covid: i due volti (del Nord) dell'asse "verde-rosso"

Giovedì 4 Marzo 2021 di Mario Ajello

L’autobiografia scritta lo scorso anno da Stefano Bonaccini, dopo il successo alle elezioni regionali in Emilia Romagna, s’intitola: «La destra si può battere». Ora si può aggiungere, visto il feeling tra Bonaccini e Salvini: con la destra ci si può alleare. In questo caso, l’alleanza tra i due nordisti di opposta fede politica, l’ex comunista e dem Bonaccini e il turbo-leghista Salvini, sembra quasi naturale perché entrambi non fanno che appellarsi al «buon senso» (ma è di buon senso chiedere come fanno loro l’apertura serale in certe zone dei ristoranti al tempo del contagio crescente?), tutti e due si vantano di essere pragmatici, ma soprattutto hanno una radice comune che è il Settentrione e un’idea d’Italia che ha lassù il suo ubi consistam. Nonostante sia l’uno che l’altro smentiscano sempre chi li chiama «nordisti».

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E comunque, parola di Bonaccini: «Con gli avversari si può dialogare e io e Salvini dialoghiamo su cose che hanno senso». Lo ha, per esempio, unirsi in un abbraccio verde-rosso (che è una primizia cromatica dopo il gialloverde e il rossogiallo ma verde-rosso è anche l’abbozzo forse già fallito di dialogo sulla legge elettorale tra Salvini e Zingaretti) sull’uso del vaccino russo Sputnik, nonostante non ia stato ancora approvato dalle autorità sanitarie europee e italiane? Sullo Sputnik, che è la Russia per eccellenza, magari i due si ritrovano perché Salvini non ha smaltito la sbornia putiniana e Bonaccini è cresciuto in un partito - il Pci - e in una terra - l’Emilia Rossa - che al mito dell’Urss sono stati tanto affezionati e certe cose, sotto sotto, almeno sentimentalmente non si dimenticano. 

I vaccini

A dispetto dell’Ema e dell’agenzia europea del farmaco, il capo del Carroccio spinge affinché l’Italia acquisti il vaccino russo. E ha anche incontrato il segretario di Stato al Lavoro della Repubblica di San Marino, Teodoro Lonfernini, per elogiare insieme a lui la magnificenza di questo siero che quei nostri vicini si iniettano al contrario di noi. E il governatore dell’Emilia Romagna è sulla linea del nuovo amico Matteo: «Vorremmo e chiediamo chiarezza sul vaccino russo. Se ha validità ci auguriamo l’autorizzazione e l’acquisto per aumentare le dosi in circolazione, così come attendiamo entro l’estate la disponibilità di quello italiano». E ancora Salvini, citando i Paesi che hanno in uso lo Sputnik: «Dobbiamo fare in fretta anche noi, muovendoci a 360 gradi, come Austria, Danimarca e Ungheria». 

A braccetto

Bonaccini è tutto contento di andare a braccetto con Salvini e di viaggiare insieme sullo Sputnik. «In questi giorni - così racconta - sto ricevendo un sacco messaggi di persone che mi dicono hai fatto bene e non rinunciare all’idea che in politica anche persone distanti dal punto di vista del pensiero possano condividere e lavorare insieme. Non ho deciso io che nascesse il governo Draghi sostenuto non solo più dal centrosinistra perché non c’erano i numeri in Parlamento. Poi ricordo che credo di aver dato una mano in un momento molto difficile per il centrosinistra quando il 26 gennaio di un anno fa battemmo la destra nelle elezioni in Emilia Romagna». E quello che fu battuto da Bonaccini fu proprio Salvini, più che la candidata leghista Borgonzoni che agiva come vice di fatto o come volto femminile del cosiddetto Capitano.

Le misure anti-Covid

Anche sulla riapertura di piscine e palestre il tandem Stefano-Matteo sembra fortissimo. E c’è da scommettere che, in vista del congresso del Pd, se Salvini dovesse tifare per qualcuno lo farebbe non certo per il quirita Zingaretti ma per il nordista Bonaccini. Quello che disse che - anche se poi rettificò - che l’Italia post Covid per ripartire ha bisogno che riparta prima il Nord che tutto il resto della Penisola perché il Nord produce ricchezza più degli altri.  Proprio questo nordismo del governatore dell’Emilia Romagna sarebbe un problema nel caso - come candidato dell’ala renziana - egli dovesse diventare segretario del Pd.

Perché già Roma, con l’intera classe dirigente dem che proviene da questa città - da Zingaretti a Gentiloni, da Sassoli a Gualtieri e via dicendo - non ha toccato palla in termini di centralità e di più ruolo e di più poteri e di più finanziamenti per la Capitale e questa diminutio potrebbe continuare con più agilità nel caso dovesse toccare a Bonaccini sedersi sulla poltrona più alta del Nazareno. Va sempre ricordato il motto di Togliatti, uno che di politica e di sinistra e d’Italia s’intendeva assai: «Mai un Papa romano e mai un segretario emiliano». Intendeva segretario del Pci. Salvini potrebbe sottoscrivere la prima parte di questo motto - anche se l’argentino Bergoglio non gli piace - ma non la seconda, perché l’amico Stefano, proveniente da Modena, alla guida dell’attuale  Bottegone potrebbe evidentemente fargli comodo. 

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