Colori Regioni, la mappa: Lazio resiste in zona gialla, Campania e Romagna in rosso, Friuli e Veneto in arancione

Colori Regioni, mappa: Lazio resiste in zona gialla, Campania e Romagna in rosso, Friuli e Veneto in arancione
Colori Regioni, mappa: Lazio resiste in zona gialla, Campania e Romagna in rosso, Friuli e Veneto in arancione
di Mauro Evangelisti
5 Minuti di Lettura
Venerdì 5 Marzo 2021, 22:54 - Ultimo aggiornamento: 6 Marzo, 10:11

Ieri l’Emilia-Romagna ha contato 3.246 nuovi casi positivi al Covid, altri 24 pazienti sono finiti in terapia intensiva, gli ospedali a Bologna sono in affanno. Eppure, sulla base del sistema dei colori, è rimasta in arancione, esattamente come altre regioni in cui il contagio appare maggiormente sotto controllo. Alla fine il governatore Stefano Bonaccini è stato costretto a intervenire in autonomia: aveva già dichiarato rosse da qualche giorno Modena e Bologna, ieri ha aggiunto tutta la Romagna (province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini rosse da lunedì).

Bonaccini ha osservato: «I dati con cui il governo ci ha lasciato in arancione sono di una settimana fa, negli ultimi giorni c’è un’impennata di casi, dobbiamo intervenire ora». Restiamo alle incongruenze del sistema dei colori: la Campania, stando ai dati del report settimanale diffuso ieri, ha un Rt addirittura sotto a 1, sarebbe rimasta in arancione se non fosse stato lo stesso governatore Vincenzo De Luca a chiedere la classificazione in rosso da lunedì, alla luce dell’impennata dei casi (anche ieri 2.842).

Situazione perfino più clamorosa in Lombardia: ormai viaggia a più di 5.000 nuovi positivi al giorno, in 24 ore 57 nuovi ricoveri in terapia intensiva, in totale negli ospedali ci sono 5.200 pazienti Covid, eppure l’Rt è solo a 1,13 e lo scenario, stando al solito sistema dei colori, è da arancione. Il governatore Attilio Fontana ha provato a correggere, decidendo misure più severe (il famoso arancione rafforzato) ma viene davvero da chiedersi se abbia senso un sistema tarato su un virus con caratteristiche differenti da quelle attuali. Non è tempestivo nelle risposte alle varianti che sono dominanti e molto più veloci.

 


Verso il picco


Non solo: anche ieri sono stati registrati più di 24 mila casi, abbiamo superato quota 3 milioni da inizio pandemia (un italiano su 20 ha avuto contatto con il virus ma in realtà se si contano coloro che non se ne sono accorti il numero è più alto); la prossima settimana varcheremo il limite psicologico dei 100.000 morti per Covid. Era da inizio dicembre che non si registravano così tanti nuovi infetti in un giorno. Inoltre, aumentano costantemente i ricoveri: siamo vicini a 23 mila e in terapia intensiva sono già 2.525. Solo ieri sono stati ricoverati in rianimazione 222, molte regioni sono in crisi.

Ecco rispetto a questa situazione, che sembra ricalcare l’andamento dell’epidemia tra ottobre e novembre, con in più l’aggravante delle varianti, il sistema dei colori, sulla base del report stilato dalla cabina di regia del Ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità, ha portato al passaggio in rosso della Campania, in arancione del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia. Nulla di più. Invariate le altre Regioni. Si salva il Lazio, il cui Rt è confermato a 0,98 mentre l’incidenza su base settimanale ogni 100mila abitanti è sì in crescita - 151,80 casi - ma lontana dal limite di 250 che in automatico causa la chiusura delle scuole.


Incidenza


L’incidenza più alta è nelle due province autonome (Trento 385, Bolzano 377), seguite da Emilia-Romagna (342), Marche (265) e Lombardia (254). L’indice di trasmissione nazionale, per la prima volta da sette settimane, è sopra il livello critico di 1; tra le Regioni, il dato più alto è in Molise, a 1,66. Quelle a rischio alto sono Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Marche, Friuli-Venezia Giulia, Bolzano e Umbria. Spiegano dalla cabina di regia: «Si ribadisce, anche alla luce dell’aumento sostenuto della prevalenza di alcune varianti, di mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e della mobilità.

Video

Analogamente a quanto avviene in altri paesi Europei, si rende necessario un rafforzamento delle misure su tutto il territorio nazionale al fine di ottenere rapidamente una mitigazione del fenomeno. In presenza di varianti che possono parzialmente ridurre l’efficacia dei vaccini attualmente disponibili, le Regioni sono invitate ad adottare, indipendentemente dai valori di incidenza, il livello di mitigazione massimo a scopo di contenimento». Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità: «L’incidenza sta aumentando, anche in fascia d’età scolare: è l’ennesimo segnale di allarme che richiede interventi tempestivi anche per non ridurre l’impatto dei vaccini. Il tema varianti preoccupa, la variante inglese è ormai dominante, ma avanzano anche quelle brasiliana e sudafricana».

© RIPRODUZIONE RISERVATA