Raggi, l'imbarazzo 5Stelle: «Ma adesso va sostenuta». Ed è gelo sui fondi per la Capitale

Raggi, l'imbarazzo 5Stelle: «Ma adesso va sostenuta»
Raggi, l'imbarazzo 5Stelle: «Ma adesso va sostenuta»
di Lorenzo De Cicco
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Lunedì 21 Dicembre 2020, 09:21 - Ultimo aggiornamento: 13:47

L'affondo di Virginia Raggi contro i vertici M5S rimette la questione Roma al centro delle chat grilline. Intervistata dal Messaggero dopo l'assoluzione, la sindaca ha denunciato che ai piani alti del Movimento qualcuno «immaginava un mega inciucio per la corsa al Campidoglio», in asse col Pd. «Più di una sensazione», il fatto che un pezzo di establishment stellato tifasse per la sua condanna, «per farmi fuori». Un attacco diretto, senza esclusioni: «Di Maio e Crimi? Tutto il M5S avrebbe potuto e forse dovuto fare di più». Dopo una giornata di turbolenze, silenzi (e imbarazzi), tra i pochi a metterci la faccia c'è il capo politico Vito Crimi: «Tra me e Virginia c'è un buon rapporto, sa la considerazione che ho verso di lei - dice Crimi - E comprendo bene la sofferenza che trapela dalle sue parole dopo la sentenza, perché è un sindaco che ha dovuto subire e contrastare attacchi violenti. In ogni caso, come ho sottolineato più volte, per noi è un punto di riferimento su Roma». Anche Di Maio, in tv a Che tempo che fa, ieri smorzava i toni: «Quattro anni fa ero uno dei pochi che la difendevano mentre altri a cena con Marra ne chiedevano le dimissioni». E come controprova del buon feeling, aggiunge: «Virginia mi ha ringraziato via sms ieri sera e ci siamo sentiti anche prima della sentenza». «Raggi probabilmente ha avuto un momento liberatorio...», ha commentato invece la ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina.

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I FONDI NEGATI
Al di là delle dichiarazioni, resta il nodo irrisolto dei fondi per Roma, che Raggi ha chiesto di inserire subito in manovra: «C'è una legge di bilancio, si adoperino per la città, il resto sono chiacchiere». Sul punto però il Movimento non cede. «Non ci sono margini per intervenire sulla legge di bilancio», ammetteva già fuori dal Tribunale un deputato che alla Raggi è tutt'altro che ostile, Francesco Silvestri, ex capogruppo vicario alla Camera, romano, parlamentare di raccordo tra il Campidoglio e i vertici nazionali. E lo stesso dicono ai piani alti M5S: la manovra è blindata. Anche sul Recovery fund, per il quale il premier Conte aveva promesso a settembre «un progetto importante per Roma», progetto scomparso, nessuno è disposto a prendere impegni. Una melina che infastidisce Raggi al punto che la sindaca sta pensando seriamente di candidarsi al direttorio del M5S: i 5 posti della nuova «segreteria» che saranno votati dagli attivisti a metà gennaio. Da quella postazione, dicono i fedelissimi, rimetterebbe al centro dell'agenda la questione Capitale.


NORMA ANTI-DISSIDENTI
Sul piano prettamente elettorale, l'assoluzione di Raggi, con l'offensiva contro chi «mi ha lasciata politicamente sola», costringe anche chi sperava in un accordo col Pd a rivedere i piani: «Virginia, ormai, va sostenuta», è la linea. Le comunarie tra gli iscritti si faranno. Ma la sindaca non solo non le teme, anzi le vede come un vantaggio contro i nemici interni: con le nuove regole della piattaforma Rousseau - per gli enti locali si chiama Open Comuni - il candidato sindaco si presenta in blocco con la lista dei 48 aspiranti consiglieri. Chi la sfida, dovrà contrapporsi con una lista alternativa. E se perde, perde tutto: non sarà candidato alle elezioni vere. La nuova procedura indebolisce il dissenso interno, che comunque ormai ha le armi spuntate. Anche il Pd lo sa. Dal Nazareno ieri non commentavano le parole di Raggi sull'«inciucio» naufragato, ma il capogruppo dem in Campidoglio, Giulio Pelonzi, confermava la linea già espressa prima della sentenza: «Con M5S non ci sono le condizioni per un patto a Roma. E non ci sono mai state, il resto sono fake news. Andiamo avanti col centrosinistra, al ballottaggio arriviamo noi». Mentre il rapporto con Calenda rimane burrascoso, resta l'idea delle primarie, a cui per ora hanno aderito però candidati minori e molto local. All'ultimo tavolo della coalizione è stato ipotizzato l'orizzonte di febbraio, ma con la pandemia tutt'altro che domata il calendario è poco più di un abbozzo. C'è anche chi nel Pd torna a ipotizzare un rinvio del voto all'autunno, se prima slitteranno le regionali in Calabria, previste a febbraio.

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Raggi intanto lavora per rinnovare la squadra. In Campidoglio, subito dopo Natale, potrebbe mettere a segno un altro rimpasto in giunta. A farne le spese sarebbe il vicesindaco Luca Bergamo, ex Pd, che ad agosto aveva criticato pubblicamente la scelta della grillina di correre di nuovo. Una caccia al bis che per Raggi sarà molto più civica rispetto alla corsa del 2016: oltre al logo del M5S, la sindaca punta a schierare altri 2 simboli sulla scheda. Una lista personale, per Virginia, dove saranno dirottati i ras locali delle preferenze oggi in quota Movimento (sarà una conta nella conta). E una compagine «della legalità», che strizzi l'occhio a sinistra, con la speranza di sottrarre voti ai dem e approdare al ballottaggio.

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