Piano Colao, la pubblicazione spiazza il governo. Il centrodestra: riferisca alle Camere

Piano Colao, la pubblicazione spiazza il governo. Il centrodestra: riferisca alle Camere
Piano Colao, la pubblicazione spiazza il governo. Il centrodestra: riferisca alle Camere
di Marco Conti
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Martedì 9 Giugno 2020, 09:44 - Ultimo aggiornamento: 09:49

Il premier avrebbe preferito leggere prima bene il piano messo a punto dalla task force di Vittorio Colao, e poi - giuirano i suoi - diffonderlo. Invece il documento, dopo alcune ore di voci e smentite, è sgusciato via dalle segrete stanze di palazzo Chigi deflagrando su agenzie stampa e siti web. Il documento, consegnato solo ieri al presidente del Consiglio, genera parecchi malumori nel governo. A infastidire diversi esponenti dell'esecutivo, aver letto il contenuto appunto dai lanci delle agenzie, perché ai ministri il dossier per il rilancio 2020-2021 non è ancora arrivato. Cinquantatré pagine «note ai giornalisti e non a chi fa parte dell'esecutivo», dicono le stesse fonti puntando il dito contro Palazzo Chigi.

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IL PRODOTTO
Acque agitate anche nel centrodestra, che per tutto il giorno di ieri ha scatenato un pressing ai massimi livelli chiedendo trasparenza e che il documento - appena consegnato a palazzo Chigi - venisse pubblicato. Quando il testo viene effettivamente diffuso, la richiesta cambia: il manager, chiede Maria Stella Gelmini, presidente dei deputati di Forza Italia, venga in Parlamento ad illustrarlo». Ed in effetti il Parlamento continua ad essere scavalcato da task force e vertici notturni. «Visto che le task force vengono pagate dagli italiani, non devono esistere segreti sui piani di rilancio del Paese», tuona Matteo Salvini a metà pomeriggio: «Tirino fuori i documenti! La Lega ha già proposto alcune priorità: modello Genova per le infrastrutture, flat tax per aiutare milioni di famiglie, no al Mes per non vendere il futuro dei nostri figli e porti chiusi».

«Se davvero si punta a coinvolgere tutte le forze del Paese nella fase della ricostruzione e del cambiamento», osserva Mara Carfagna, vicepresidente azzurra della Camera, «il lavoro del gruppo Colao non può essere usato come proprietà del governo né essere centellinato attraverso le indiscrezioni giornalistiche. Servono trasparenza e coraggio per aprire un grande dibattito pubblico finalizzato a decisioni condivise. In caso contrario, rischiamo che quanto prodotto dalla task force di esperti faccia la fine dei vecchi progetti di spending review: bellissimi, interessantissimi, finiti nel dimenticatoio in pochi giorni».

«Se davvero c'è un cambio di passo, se davvero viene raccolto l'invito del presidente Mattarella, i segretari di tutti i partiti dovrebbero ricevere personalmente copia del Piano Colao dal premier Conte prima di leggerlo sui giornali. Succederà o continuerà il one man show?», osserva anche il deputato di Italia Viva Michele Anzaldi, richiamando il presidente del Consiglio alla collegialità promessa. La complessità del lavoro messo a punto e la presenza di proposte che possono piacere un po' a destra e un po' a sinistra, metto al riparo il lavoro fatto da Colao da bocciature. Per l'azzurra Bergamini si tratta di un «copia-incolla» del programma Berlusconi, mentre per Benedetto Della Vedova «il dettagliato piano Colao mette a nudo l'assenza totale di progettualità del Governo Conte.
Silenzio da parte del M5S che non commenta nessuna delle proposte contenute in questa sorte di libro-bianco dei mali del nostro Paese.
 

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