UGL (Unione Generale del Lavoro) compie 72 anni. Il segretario Capone: «Contro precarietà e per i giovani servono interventi mirati»

Paolo Capone: «La situazione può migliorare solo se si adotteranno politiche mirate ai giovani»

In occasione del 72° anniversario della UGL, il segretario generale Ugl, Paolo Capone parla delle criticità della situazione lavorativa attuale
In occasione del 72° anniversario della UGL, il segretario generale Ugl, Paolo Capone parla delle criticità della situazione lavorativa attuale
di Maria Bruno
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Domenica 27 Marzo 2022, 20:30

L'UGL, l'Unione Generale del Lavoro, compie 72 anni. L'organizzazione sindacale è impegnata a tutelare e riconoscere l'importanza e i diritti del lavoratore che oggi sono messi a dura prova dalle crisi economiche, dal covid e anche dalla guerra in Ucraina. Fondata a Napoli nel 1950, sulla scia di un'ondata rivoluzionaria, la Ugl rimane l'unico sindacato di destra in Italia e al mondo. Per celebrare il 72° anniversario, il sindacato ha deciso di tornare a Napoli, come sottolinea il segretario generale Ugl, Paolo Capone. 

Capone, l'UGL compie 72 anni: un traguardo importante... 

«Sì, e continuiamo a perseguire l'obiettivo di far collaborare lavoratori e imprese. Nel 1950 abbiamo concepito un modello di creazioni industriali non più legato al conflitto di classe, ma basato sull'intesa tra capitale e lavoro. Quindi, la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese. Di fatto, poi, è la stessa cosa che stabilisce la Costituzione, articolo 46, che recita: "La Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende". E questo, per me, è l'unico articolo non applicato dell'intera Costituzione italiana: bisogna cambiare le cose!».

Gli stipendi non sono adeguati al costo della vita: come si può intervenire?

«In Italia, lo stipendio medio è troppo basso per garantire una vita dignitosa. Siamo tra i paesi con il costo del lavoro tra i più alti d'Europa, ma, al contrario, la retribuzione del lavoratore è tra le più basse. E' un'anomalia nazionale, per cui dovremmo intervenire sul taglio del cuneo fiscale per rendere tutto più equo. Bisogna farlo in maniera netta, però, perchè fare gli sconti dello 0,01 non giova a nessuno». 

E sulla precarietà che riguarda maggiormente i giovani, cosa si può fare?

«Ormai la precarietà è una formula di lavoro diffusa. Questo perchè il mondo è in continua evoluzione, per cui niente è più sicuro, come era negli anni 80 il posto fisso. Tecnicamente bisogna garantire ai lavoratori nelle attività di passaggio da un lavoro all'altro gli strumenti di salvaguardia, come la cassa integrazione, che possano ammortizzare la mancanza di lavoro e che consentano al lavoratore di crearsi le competenze per trovare un lavoro diverso. Vivere in una sola azienda è un'utopia oggi». 

Quindi è vero che i giovani sono stati dimenticati.

«Sì. L'ascensore sociale che prima permetteva ai giovani di fare scalate lavorative, oggi è rotto... Servono interventi mirati, con collegamenti necessari tra titolo di studi, soprattutto quelli universitari, e professionalità. Sapere e saper fare devono andare di pari passo e, anche qui c'è una mancata programmazione, a partire dall'assenza di orientamento nelle scuole. Bisognerebbe partire dalle scuole medie e dovrebbe essere fatto da persone specializzate e in grado di capire le inclinazioni dei ragazzi per dirigerli nel mondo del lavoro. Siamo a livelli non più sostenibili. La situazione potrebbe cambiare se si fanno politiche mirate ai giovani». 

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