Migranti, Conte nel mirino del fuoco amico. L'ira degli alleati: 5 Stelle allo sbando

Martedì 12 Maggio 2020 di Alberto Gentili
Migranti e colf, Conte nel mirino del fuoco amico. L'ira degli alleati: 5 Stelle allo sbando

Il governo e la maggioranza rosso-gialla ripiombano nel caos. Ed è una caduta rovinosa perché avviene nelle ore in cui, per cercare di mettere benzina nei motori della ripartenza, attende di vedere la luce il decreto monster da 55 miliardi che doveva essere approvato nel week-end, poi ieri. E infine è slittato a oggi. Sempre se tutto andrà bene. Sempre se un nuovo vertice, di cui in serata si è cominciato a parlare a palazzo Chigi, riuscirà a riportare la pace.
La situazione è delicata. Il premier Giuseppe Conte è diventato vittima del fuoco amico dei 5Stelle che, dopo che domenica notte era stato raggiunto l'accordo sulla regolarizzazione di migranti, colf e badanti, hanno fatto saltare l'intesa. Non ha festeggiato neppure il Pd che ha paragonato i grillini a Matteo Salvini, né Leu di Roberto Speranza, né tantomeno Italia Viva che con la ministra dell'Agricoltura Teresa Bellanova era riuscita, giocando di sponda con Luciana Lamorgese (Interni), a far inserire la norma sui migranti nel provvedimento Rilancio.
Una situazione che ha spinto Italia viva a rimpiangere perfino Luigi Di Maio: «Da quando non c'è più lui a capo del Movimento è il caos, nessuno è in grado di tenere la linea», ha detto il coordinatore Ettore Rosato, «ma noi non molliamo: non saranno i tentennamenti di qualche dirigente grillino a pesare sulle tasche degli italiani e a mettere a rischio la sicurezza sanitaria del Paese».
LAVORATORI NEI CAMPI
Il sospetto di tutti è che i grillini abbiano deciso di affossare la regolarizzazione in quanto preoccupati per la concorrenza da destra della Lega. Come? Strappandola dal testo del decreto Rilancio con la promessa di modificarla e di vararla con un altro provvedimento. Un epilogo che per il dem Nicola Zingaretti, Speranza e Matteo Renzi significherebbe la fine di ogni ipotesi di regolarizzazione. Perché i lavoratori nei campi servono subito. E perché in Parlamento non ci sarebbero i voti per una norma ad hoc che faccia emergere i migranti, badanti e colf che attualmente lavorano in nero. Due gli scogli contro cui i grillini hanno fatto naufragare l'accordo: la possibile sanatoria penale per i datori di lavoro che regolarizzino chi è in nero e la durata di sei mesi dei permessi di soggiorno temporanei per chi cerca lavoro.
A palazzo Chigi e al Viminale è stato il giorno dello «stupore» e dello «sconcerto». Tutti raccontano che poco prima della mezzanotte di domenica il capo protempore del Movimento, Vito Crimi, aveva scandito il suo sì. Ma quando ieri mattina si è diffusa la notizia, tra i 5Stelle c'è stato il consueto rigurgito di sovranismo e di nostalgia per la linea anti-migranti condivisa per oltre un anno con la Lega.
La chat Squadra 5Stelle, riservata a ministri e sottosegretari grillini, ha letteralmente cominciato a ribollire. Sono scattate le telefonate tra i membri di governo e c'è chi ha chiesto a gran voce una riunione per ribadire la linea. I più agguerriti, raccontano, sono stati il ministro Sergio Costa, i sottosegretari Carlo Sibilia, Vittorio Ferraresi, Giuseppe L'Abbate. Perfino Crimi, che pure aveva siglato l'intesa, ha rivoltato la frittata per paura di essere sconfessato e di restare isolato: «Più leggo la norma più mi rendo conto che qualcosa non quadra. Far emergere il nero abbuonando sanzioni penali significa dire ai nostri imprenditori onesti siete dei cogl...i, potevate fare come noi e guadagnare di più e ora ci abbuonano tutto...».
Risultato: il preconsiglio chiamato a vagliare ben 434 pagine di decreto per un totale di 258 articoli, è slittato di ora in ora. E alla fine è stato rinviato, per l'ennesima volta, anche il Consiglio dei ministri. Nel frattempo è scattato il fuoco di sbarramento dei 5Stelle, inclusi i viceministri Laura Castelli e Carlo Sibilia.
GLI ALTRI NODI
I problemi dietro al nuovo rinvio sono però anche altri. Italia viva ha accusato ieri sera il Mef di «fare ostruzionismo», in quanto avrebbe portato in preconsiglio «numerose pagine bianche». In più i renziani vogliono cambiare, semplificandolo, il voucher vacanze e con l'economista Luigi Marattin chiedono che la cancellazione dell'Irap per le imprese sia «generalizzata e senza condizioni. I 5Stelle sono poi contrari alla norma che garantirebbe fino a 100 milioni di fondi pubblici alle banche che comprano piccoli istituti di credito: una procedura che a loro giudizio ricorda il salvataggio di Banca Etruria.
 

Ultimo aggiornamento: 12:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA