Gregoretti, i dubbi di Renzi sulla richiesta di autorizzazione a procedere contro Salvini

Gregoretti, i dubbi di Renzi sulla richiesta di autorizzazione a procedere contro Salvini
Gregoretti, i dubbi di Renzi sulla richiesta di autorizzazione a procedere contro Salvini
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Venerdì 20 Dicembre 2019, 09:40 - Ultimo aggiornamento: 09:47

ROMA Il tormentone, come fu per la Diciotti, è destinato a continuare fino all'ultimo giorno, il 20 gennaio, quello del voto. Solo che questa volta per la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini sullo stop alla nave Gregoretti gli occhi non sono puntati sul M5S, ma su Italia Viva che nella giunta del Senato conta 3 membri. E dunque sarà fondamentale. Stando al vincolo di maggioranza, agitato dal Pd, la fotografia dentro Sant'Ivo alla Sapienza sulla carta è la seguente: 13-10 per i senatori appartenenti alle forze del nuovo esecutivo (compreso Meinhard Durnwalder delle Autonomie). L'attenzione è di tutti è sulle mosse di Matteo Renzi che con i suoi collaboratori commenta: «Leggiamo le carte perché siamo seri. A naso mi sembra un caso come last time. Vediamo, ma credo più sì che no». Dalla Lega puntano sul no, complice anche l'inchiesta su Open che ruota intorno all'ex premier.

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LO SCONTRO
Si ripete dunque un dibattito già visto ai tempi della Diciotti solo che ora il governo è cambiato. Nelle carte inviate dai giudici c'è una nota di Palazzo Chigi che nega si sia mai parlato in Consiglio dei ministri della nave della Guardia costiera con 131 migranti a bordo. «Conte e gli altri sapevano», replica la Lega, infuriata con Luigi Di Maio e M5S, pronti a mandare alla sbarra Salvini. Il capo cinquestelle, già collega vicepremier, «è un piccolo uomo, squallido umanamente», attacca il segretario leghista. L'ex ministro dell'Interno è convinto di aver agito nell'interesse nazionale, «con il consenso di tutto il governo, e lo dimostreremo con le carte - dice -. Non vedo l'ora di spiegare le mie ragioni al Senato e nel caso in Tribunale». Lo scontro insomma è aperto. E nessuno nel Movimento pensa di ricorrere a Rousseau per sondare gli umori della base come accade la volta precedente. Matteo Salvini vive il caso Gregoretti un po' come Donald Trump l'impeachment: una macchinazione politica e un'ingiustizia. Ieri il leader della Lega si è paragonato al presidente Usa nel giorno in cui la Giunta per le immunità del Senato ha avviato il processo per decidere sull'autorizzazione a procedere chiesta del Tribunale di Catania. Attacca Di Maio: «La Gregoretti fu propaganda dell'allora ministro Salvini. Ha sempre detto mi faccio processare, ora lo vedo un po' impaurito».

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LE CARTE
Anche Palazzo Chigi scende in campo per dimostrare, a suo dire, che l'allora titolare del Viminale si sarebbe mosso in totale autonomia. Una nota del segretario generale in risposta al Tribunale dei ministri di Catania afferma che la questione Gregoretti non finì all'ordine del giorno in alcuna riunione del governo. Il documento è dell'ottobre scorso, già in epoca di Conte 2, mentre la vicenda è di luglio, ancora in tempi di Conte 1. Secondo fonti leghiste, invece, «ci furono numerose interlocuzioni tra Viminale, presidenza del Consiglio, ministero degli Affari Esteri e organismi comunitari. Il via libera allo sbarco fu annunciato dal ministro dell'Interno» dopo l'accordo con l'Ue. Versioni opposte, mentre i giudici di Catania nel loro atto d'accusa contestano all'allora ministro il sequestro di persona dei migranti, lasciati dal 27 al 31 sulla Gregoretti, nonostante il decreto sicurezza bis non si applicasse alla navi militari. «Salvini ha 15 giorni per presentare una memoria difensiva», ricorda il presidente dell'organismo Maurizio Gasparri (Forza Italia). E mentre Giorgia Meloni difende Salvini, Sea Watch vince l'appello al Tribunale civile di Palermo e potrà tornare in mare: è la nave di Carola Rackete. Ma sul voto per la Gregoretti peseranno le decisioni di Italia Viva, ma anche quelle del M5S: «Rousseau - dice Nicola Morra, presidente grillino dell'antimafia - non andava interpellato sulla Diciotti e non dovrebbe essere tirato in mezzo».
S. Can.
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