Giustizia, oggi resa conti in cdm. Di Maio: «Il governo non rischia»

Giustizia e autonomia, resa dei conti in Cdm. Mozioni sulla Tav: il caos nel voto al Senato
 Il premier Giuseppe Conte prova a disincagliare il governo da due degli scogli che più dividono M5s e Lega: riforma della Giustizia e Autonomia. 
Ma parlarsi è difficile, far passi avanti tutt’altro che scontato. E mentre ormai da tempo immemore si cammina sul filo di una crisi perenne, ci si sfida su ogni tema. Così nel Consiglio dei ministri convocato alle 15 potrebbe essere battaglia sulla riforma del ministro Alfonso Bonafede e forse si parlerà anche di Autonomia. Dovrebbero essere rinviare al cdm dell’8 agosto, invece, le assunzioni dei precari della scuola. Ufficialmente perché in questo modo il decreto avrà più tempo per essere approvato poiché le ferie parlamentari bruceranno gran parte dei 60 giorni a disposizione di ogni decreto.

Tornando alla riforma della giustizia va detto che alla Lega il testo piace assai poco, nonostante alcune correzioni. E Matteo Salvini, viene spiegato, deciderà solo all’ultimo, dopo aver visto i suoi, se andare allo scontro in Cdm o denunciare le criticità del provvedimento e rinviare la trincea al Parlamento.

NESSUN AFFONDO
Al tavolo del Consiglio dei ministri, al quale si rivedranno Conte, Di Maio e Salvini dopo i giorni del grande gelo per il caso Russia, i leghisti dovrebbero mettere a verbale il loro dissenso. La riunione preparatoria del Cdm - si è svolta in una tensione politica «palpabile» ma i rappresentanti leghisti non hanno affondano il colpo. Le criticità saranno sollevate nelle sedi politiche. Nel testo mancano due temi spinosi: intercettazioni e la separazione delle carriere invocata dalla Lega. Sugli altri capitoli Bonafede, raccogliendo alcuni rilievi, apre a limature. I nove anni di durata massima dei processi, ad esempio, sono già stati ridotti a sei. Ed è stato anche messo a punto il sistema di sorteggio per i membri del Csm, con un meccanismo in due fasi che prevede l’elezione. Ma alla Lega il testo ancora non va giù: sarà Salvini a decidere se fare barricate in Cdm o rinviare lo scontro al Parlamento.
Ciononostante, Luigi Di Maio non sembra temere l’incidente o l’apertura di una crisi. 
A chi gli rimprovera i «no» del Movimento, il vicepremier ribatte vantando alcuni Sì come il taglio dei parlamentari, che sarà votato a settembre alla Camera: c’è un fronte trasversale che preme per il voto, denuncia, per evitare la sforbiciata. La crisi, replicano dalla Lega, è ostacolata dal fronte di coloro che sarebbero pronti a far nascere un esecutivo tecnico pur di proseguire la legislatura.

Lo scontro costante si fa «lento logoramento, un’agonia», afferma un leghista. «Il governo non rischia», assicura Di Maio. A frenarlo, aggiunge, sono i No della Lega: «Siamo un pò in ritardo» sul contratto. Salvini, dalla spiaggia di Milano Marittima dov’è in vacanza, sceglie di parlare solo via Twitter.
Intanto a Palazzo Chigi Conte convoca due vertici per sciogliere i nodi ancora aperti sull’Autonomia: gestione dei beni culturali (la tutela del paesaggio andrà alle Regioni e delle risorse finanziarie. Riunioni interlocutorie. La speranza è chiudere una pre-intesa da presentare ai governatori di Veneto e Lombardia entro il weekend, per poi magari chiudere nel Cdm dell’8 agosto. La strada è tutta in salita: «Ho letto stralci di quelle che dovrebbero essere le proposte del governo che mi hanno fatto rabbrividire», denuncia dalla Lombardia il governatore Attilio Fontana, sono «da brividi».
 
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Martedì 30 Luglio 2019 - Ultimo aggiornamento: 31-07-2019 09:31
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