Conte: «l'Iva non cresce ma cambierà, puntiamo a fare una manovra espansiva»

Sabato 28 Settembre 2019 di Diodato Pirone

A poche ore dalla presentazione della Nota di aggiornamento del Def che domani svelerà i piani del governo sul fronte dei conti pubblici, il premier Giuseppe Conte ha parlato per la prima volta di «rimodulazione» dell'Iva. «Dobbiamo togliere dalle spalle degli italiani la zavorra del possibile aumento dell'Iva per 23 miliardi - sottolinea Conte in una intervista pubblica ad Affari Italiani - probabilmente rimoduleremo lì'Iva ma con vantaggi per le famiglie». Una formula ancora vaga ma che ipotizza interventi mirati su alcuni beni che potrebbero passare dall'aliquota del 10 a quella del 22% oppure scendere al 4%. «Il tutto - tranquillizza Conte - nel quadro di una manovra espansiva cioè che restituisce qualcosa agli italiani perché esistono le condizioni per l'abbandono della politica dell'austerità».

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Conte si è spento per spegnere i fuochi polemici accesi dalla lega di Matteo Slavini. Ha ribadito che il governo non intende chiudere le finestre di uscita anticipata previste per i prossimi due anni già fissati per quota 100, né il regime di flat tax introdotto per gli autonomi.
Le altre indicazioni fornite dal premier, in modo fatalmente generico, hanno riguardato l'introduzione del carcere per i grandi evasori e gli incentivi per le produzioni verdi (che forse si tradurranno anche in disincentivi per la produzione di alcuni oggetti di plastica) e un grande piano di investimenti per il Sud.
Fin qui il premier. Ma la giornata di ieri ha visto la discesa in campo anche del neocommissario Ue agli Affari Economici, Paolo Gentiloni. Che ieri ha risposto alle domande scritte degli europarlamentari senza deludere. «Come commissario per l'economia cercherò di applicare il patto di stabilità facendo pieno uso della flessibilità permessa dalle regole», è la frase chiave delle sue risposte destinmate a preparare l'audizione dell'ex premier italiano, giovedì davanti a tre commissioni: problemi economici e monetari, lavoro, bilancio.
Sarà un botta e risposta di tre ore che ci si aspetta si concluderà con un parere positivo dei deputati.
Quell'affermazione non costituisce una novità assoluta. È la stessa frase espressa dalla presidente della nuova Commissione Ursula von der Leyen. Mille volte l'hanno usata Juncker e Moscovici. Giovedì entreranno nel dettaglio gli eurodeputati, soprattutto di quelli del Nord Europa. E i popolari tedeschi. che vorranno capire meglio che cosa intende in concreto Gentiloni per flessibilità.

Un tema che inevitabilmente riguarderà anche l'Italia che si appresta a chiedere un'altra tornata di flessibilità per sostenere investimenti e riforme.
Va notato comunque che il supervisore di gentiloni, il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, invece, nelle risposte agli europarlamentari ha invece evitato accuratamente di evocare il termine flessibilità, limitandosi a dire: «Dobbiamo vigilare sui possibili rischi alla stabilità economica e finanziaria e preservare finanze pubbliche sostenibili». È la conferma che le sensibilità dei due sono alquanto diverse. L'ex premier lettone del Ppe nella gerarchia della nuova Commissione sta un grado sopra Gentiloni, essendo uno dei tre vicepresidenti esecutivi. E si occuperà anche di bilanci pubblici.
Nel documento di nove pagine trasmesso al parlamento, Gentiloni presenta sé stesso e come vuole muoversi. Una presentazione abbastanza convenzionale, senza novità rispetto alle politiche Ue già impostate, alla strategia annunciata da von der Leyen nelle scorse settimane, sia sui bilanci che sulla tassazione e sul futuro regime europeo di riassicurazione contro la disoccupazione. Scrive Gentiloni, tra l'altro: è importante «salvaguardare la sostenibilità delle finanze pubbliche e fornire sostegno economico nei tempi difficili: mi impegnerò a realizzare un'agenda che supporti la crescita e cerchi il giusto equilibrio per assicurare la sostenibilità nel tempo, fronteggiando qualsiasi problema di breve termine attraverso una appropriata flessibilità nel quadro delle regole Ue». Il ricorso alla flessibilità viene ancorato dunque a una necessità congiunturale, non di lungo periodo.
 

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