Luigi Vitali, il senatore di FI che ha ritirato l'appoggio a Conte: «Chiedo scusa all'avvocato ma sono venuti a trovarmi a casa»

Luigi Vitali, il senatore di FI che ha ritirato l'appoggio a Conte: «Chiedo scusa all'avvocato ma sono venuti a trovarmi a casa»
di Barbara Acquaviti
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Venerdì 29 Gennaio 2021, 06:31 - Ultimo aggiornamento: 10:00

Adesso che ha fatto l'inversione a U più veloce (e assurda) di questa crisi di governo, il senatore Luigi Vitali, parla di un «gesto d'impeto» di cui si è pentito. Quasi come un adolescente che si scusa della sua marachella più che come politico con decenni di esperienza alle spalle. Tutto, dice, è cambiato in una notte. Una notte in cui è passato dal dichiarare il suo sostegno ad un Conte ter al tornare da figliol prodigo nel centrodestra.

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Cominciamo dall'inizio. Quando e come ha deciso di sposare, seppur momentaneamente, il progetto del premier?
«Sono stato a palazzo Chigi. Qualcuno, non dirò chi, ha voluto che parlassi con Conte. Lui mi ha detto che voleva mettere insieme delle forze più ampie possibili per tirare fuori il Paese da queste secche, che alcuni temi più divisivi, come la giustizia, andavano lasciati da parte, che si deve pensare alla pandemia, all'economia, al recovery plan. Mi è sembrato un ragionamento di buon senso visto che il centrodestra ha sempre chiesto le elezioni anticipate e io le ritengo non opportune in questo momento».


Come lo ha trovato Conte, pessimista o ottimista?
«Non l'ho visto né tirato né preoccupato, direi tranquillo».


Quindi, dopo l'incontro, ha comunicato a tutti la sua decisione, ma poi ha ricevuto la telefonata di Silvio Berlusconi. Cosa le ha detto?
«Mi ha detto di essere amareggiato per la mia scelta, mi ha ricordato la nostra storia, il nostro rapporto cominciato nel 1995, le nostre battaglie. Allora io gli ho detto: Presidente, ma così si va a elezioni anticipate. E lui mi ha detto: Guarda che io ho dato la mia disponibilità a fare un governo di larghe intese».

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E dopo è arrivata anche la chiamata di Salvini. Com'è andata?
«Mi ha detto di essere meravigliato: Sei un uomo di centrodestra, ma cosa hai fatto. E poi mi ha sottolineato di aver dato la disponibilità a discutere con chiunque purché si parli di riforma del fisco e della giustizia. Ho passato la notte in bianco, sono venuti anche a trovarmi amici e colleghi a casa. Quindi, alla fine, ha prevalso la mia storia, la mia appartenenza».


Nonostante i problemi che ha dichiarato di aver avuto con Antonio Tajani ritorna a casa senza nessun dubbio?
«Tajani mi ha preso a calci in bocca, per questo ho lasciato Forza Italia nel 2018. A me di lui non frega niente, io ho un rapporto con il presidente Berlusconi e sono amico fraterno di Anna Maria Bernini».


Se potesse cancellerebbe le ultime 24 ore?
«Ho fatto un atto di impeto e alla fine sono tornato sui miei passi. Mi è dispiaciuto soprattutto per il presidente Conte che non mi ha messo né la pistola alla tempia né mi ha fatto offerte. Gli ho chiesto scusa per interposta persona, attraverso le agenzie di stampa, perché non ho il suo numero di cellulare».


Non pensa che la spiegazione del gesto d'impeto possa essere poco credibile? I boatos dicevano che le era stato promesso il sottosegretariato alla Giustizia
«Assolutamente nulla di vero, altrimenti significava che non intendeva governare. Abbiamo detto che la giustizia è divisiva, se io avessi fatto il sottosegretario l'esecutivo sarebbe durato una settimana. Se lo immagina, io alla Giustizia con il M5S...».


Beh, si è visto di tutto in questa legislatura
.«Ma ribadisco che non c'è stato niente del genere».


E neanche dal centrodestra le hanno promesso niente, per esempio un seggio sicuro?
«Non sono interessato alla ricandidatura».

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