Istituto superiore di Sanità, il portone dato alle fiamme: l'ipotesi di un gesto anti-chiusure

Istituto superiore di Sanità, il portone dato alle fiamme: l'ipotesi di un gesto anti-chiusure
Istituto superiore di Sanità, il portone dato alle fiamme: l'ipotesi di un gesto anti-chiusure
di Camilla Mozzetti
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Lunedì 15 Marzo 2021, 08:05 - Ultimo aggiornamento: 09:00

Potrebbe essere stata un'azione studiata a tavolino oppure un gesto di protesta messo in atto da alcuni esasperati contro le chiusure che scatteranno oggi in quasi tutta Italia, Lazio e Roma comprese. Di certo la tempistica insospettisce i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma che si occupano del caso: a distanza di pochi giorni dalle minacce di morte rivolte al coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Agostino Miozzo, ieri sera qualcuno ha provato a incendiare il portone di ingresso dell'Istituto superiore di Sanità.

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LA DINAMICA
Tutto è accaduto intorno alle 20 e solo l'intervento di una pattuglia dei carabinieri, impegnata nel controllo del territorio, ha evitato il peggio. I militari vedendo le fiamme che avevano iniziato ad avvolgere le grandi porte dell'Iss in viale Regina Elena si sono fermati all'istante e grazie a un estintore a bordo sono riusciti in pochi minuti a spegnere l'incendio. Sul posto sono arrivati i militari del Nucleo investigato di via In Selci.

 

Durante i rilievi, non sono state trovate taniche di liquido infiammabile né biglietti di rivendicazione. All'arrivo dei militari l'Istituto era chiuso e i carabinieri non hanno potuto contare sull'aiuto di testimoni oculari poiché l'Istituto è circondato dai dipartimenti e dagli uffici dell'università Sapienza. Sono state comunque acquisite le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona nella speranza che possano essere utili alle indagini.

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LE INDAGINI
Indagini che, considerato l'obiettivo colpito e il precedente che ha riguardato il coordinatore del Cts Miozzo, già da ieri vanno avanti a 360 gradi perché nessuna ipotesi al momento è esclusa. Il gesto contro il portone dell'Iss potrebbe essere stato messo a segno da una o più persone esasperate dalle nuove chiusure, varate per la recrudescenza della pandemia. Analogamente gli autori potrebbero essere altri, organizzati e, chissà, forse legati a quanto accaduto pochi giorni fa al coordinatore del Cts. Di certo, oltre alle immagini di videosorveglianza saranno passati al setaccio social network e siti internet per ricercare un'eventuale rivendicazione. Il presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro, e il dg Andrea Piccioli: «Lavoriamo per dare il massimo sostegno alla gestione dell'emergenza nell'unico interesse di tutelare la salute. Continueremo a servire il nostro Paese per superare insieme questa pandemia».

I vertici dell'Istituto inoltre hanno raccomandato ai dipendenti di alzare il livello di attenzione mentre il ministro della Salute Roberto Speranza: «Sono inaccettabili gli atti intimidatori contro l'Istituto Superiore di Sanità. A Silvio Brusaferro e a tutte le donne e gli uomini dell'Iss - afferma Speranza - va il mio pieno sostegno e la gratitudine per il lavoro straordinario fatto ogni giorno al servizio del Paese». «Il nemico - conclude il ministro - è il virus. Non chi si impegna per combatterlo». Un «vile e inaccettabile atto intimidatorio» per i ministri della Pubblica amministrazione e per il Sud, Renato Brunetta e Mara Carfagna. Condanna anche dal ministro del Lavoro Andrea Orlando: «gesto vergognoso e intollerabile».

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