Sfida di Di Maio, governo in salita: il Pd apre a Conte, ma boccia il capo M5S

Sfida di Di Maio, governo in salita
Sfida di Di Maio, governo in salita
di Mauro Evangelisti
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Mercoledì 28 Agosto 2019, 07:19 - Ultimo aggiornamento: 16:00

Il governo torna in bilico a mezzanotte: Luigi Di Maio insiste per avere il ruolo di vicepremier e addirittura annuncia il voto online, successivamente a un eventuale affidamento del preincarico a Conte. C'è anche una telefonata dai toni durissimi tra il capo M5S e Zingaretti, che non risolve la situazione. Anzi. «Non potete umiliarmi», dice il leader pentastellato. «Su questo non cediamo», replica l'altro. Il Pd parla di «sgarbo istituzionale» nei confronti del Quirinale, perché Di Maio fa sapere che comunque ci sarà il voto di Rousseau: «Gli iscritti avranno l'ultima parola». Ma Mattarella oggi deve concludere le consultazioni con i partiti maggiori. Pensare che alle 20 la crisi sembrava rientrata e tutti dicevano: domani il capo dello Stato assegnerà a Conte l'incarico. Sono state ore confuse, caotiche e dense di virate e controvirate, determinate soprattutto dalla doppia richiesta di Di Maio di fare il ministro dell'Interno e il vicepresidente del Consiglio.

A sbloccare lo stallo è stato Conte, che ieri ha ricevuto anche la benedizione di Trump. Si è parlato del programma ieri nel tardo pomeriggio nel tavolo delle delegazioni di Pd e M5S. Ma il nodo della vicepresidenza del Consiglio non è sciolto. Marcucci, capogruppo Pd in Senato: «Conte è figura autorevole, terza, ma è indicato dal M5S». Traduzione: M5S non può pretendere presidente e vicepresidente del Consiglio. E una telefonata di Zingaretti ha convinto Conte a intervenire. Ma dopo cena torna il caos: dal Pd fanno sapere che Di Maio rivendica ancora la vicepresidenza, «salta tutto». E l'ipotesi del voto su Rousseau avrebbe effetti paradossali: ribaltare la disponibilità che oggi M5S potrebbe dare a Mattarella, tenendo Conte e il Paese nel limbo. Oggi documento alla direzione Pd: sì al Conte Bis, ma con un vicepremier dem.

SU E GIÙ
Rivediamo al rallentatore le fasi convulse della giornata. Al mattino i primi flash: rottura nella notte (quella tra lunedì e martedì), strada in salita, finito male l'incontro tra Zingaretti, Di Maio e Conte. Il M5S (con «una telefonata da Palazzo Chigi» dicono al Pd) annulla il vertice previsto per le 11. La trattativa salta, i dem dicono che la colpa è di Di Maio che chiede Viminale e vicepresidenza del Consiglio. Troppo. Interviene Grillo. È criptico («Dio mi ha detto lasciali alla loro Babele»), bisogna fidarsi degli interpreti: è un richiamo a Di Maio; interviene Conte, dice che Luigi non ha mai chiesto il Viminale; interviene Roberta Lombardi (M5S) che chiede al capo politico di mettere da parte le ambizioni personali; interviene perfino Trump che con un tweet si schiera per la conferma a Palazzo Chigi dell'amico «Giuseppi».

Ancora: Marcucci di fatto riconosce il ruolo di Conte, si riuniscono i gruppi M5S, scatta la cabina di regia del Pd, s'incontrano le delegazioni. Alle 17 un parlamentare dem allarga le braccia e dice: «Io ne ho viste tante, ma una giornata come oggi... Fino alle 14 sembrava tutto finito, poi è successo qualcosa e, bum, tutto è stato ricomposto». Magari. L'ennesima corsa sulle montagne russe della trattativa più psichedelica degli ultimi anni in serata porta a un nuovo allontanamento. A proposito: ieri è anche cominciato il secondo giro delle consultazioni del capo dello Stato; oggi riceverà anche le delegazioni di Pd e M5S, poi, salvo sorprese si prenderà un po' di tempo e domani deciderà se affidare l'incarico a Conte.
 

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