Giorgio Napolitano, chi è il primo presidente della Repubblica eletto per due mandati

Non era mai successo nella storia della Repubblica italiana che un Capo di Stato venisse rieletto due volte, dopo Napolitano lo stesso destino per Mattarella

Sabato 21 Maggio 2022
Giorgio Napolitano, chi è l'ex comunista (l'unico) eletto due volte presidente della Repubblica

Nella storia della Repubblica italiana c'è stato solo due volte un presidente rieletto. Onori (ed oneri) sono toccati in prima battuta a Giorgio Napolitano che è stato eletto l'11º Presidente della Repubblica Italiana dal 15 maggio 2006 e poi di nuovo il 22 aprile 2016 (questa volta restò in carica meno di due anni), dopo di lui anche Sergio Mtattarella. L'apripista degli stravolgimenti istuituzionali è nato nel 1925 a Napoli, laureato in giurisprudenza, da un avvocato liberale e una donna figlia di nobili napoletani con origini piemontesi, la carriera politica di Napolitano è veramente lunghissima. Napolitano è stato il primo Capo di Stato a essere stato membro del Partito Comunista, europarlamentare dal 1989 al 1992 e anche presidente della Camera (subentrando a Oscar Luigi Scalfaro) nel 1992. Sotto il suo mandato di presidente della Repubblica ha conferito l'incarico a cinque presidenti del Consiglio dei ministri: Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi. 

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Giorgio Napolitano, la carriera

Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta entrò in conflitto con Berlinguer, criticandone l’assestamento a sinistra in chiave antisocialista. Furono anni durissimi, di scontro politico intenso tra Craxi e Berlinguer. Nell'ottava e nona legislatura (dal 1981 fino al 1986) ha presieduto il gruppo Comunista della Camera dei Deputati. Durante gli anni '80 la sua attività si è concentrata principalmente sulle questioni di politica internazionale ed europea, sia come membro della Commissione per gli Affari Esteri della Camera (dal 1984 al 1992 e dal 1994 al 1996) che della Delegazione Italiana presso l’Assemblea parlamentare Nato.

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Gli anni degli scontri

Dal 1989 al 1992 è stato membro del Parlamento europeo. Negli anni di Tangentopoli, fu duro lo scontro con Craxi, leader del Psi finito nel mirino della magistratura milanese. Napolitano, presidente della Camera, scelse di non assecondare in alcun modo le richieste di Craxi (sul voto segreto) per le autorizzazioni a procedere contro i parlamentari, e l’esponente socialista non la prese bene. Nel 1992 ha ricoperto la carica di Presidente della Camera dei Deputati e mantenuto questo ruolo fino all'aprile 1994. Rieletto alla Camera, nel 1994, pronunciò il discorso del Pds per la dichiarazione del voto di sfiducia al governo Berlusconi. Terminato il suo intervento il Cavaliere andò lo stesso a stringergli la mano, perché Napolitano, sia pure da posizioni politiche distanti, aveva auspicato un confronto non distruttivo tra maggioranza e opposizione, nell’interesse del Paese.

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Le dimissioni di Berlusconi e il governo Monti

Nel 1996 è stato Ministro degli Interni e, dal 1999 al 2004, di nuovo membro del Parlamento europeo, nel quale è stato Presidente della Commissione Affari Costituzionali. Nel 2005 è stato nominato Senatore a vita e nel maggio 2006 è stato eletto Presidente della Repubblica italiana. Nell’autunno 2011, con l’Italia sotto l’attacco degli speculatori internazionali e lo spread alle stelle, con gravissime ripercussioni sui tassi di interesse, il governo Berlusconi IV cedette e si dimise dopo la manovra di bilancio. Passò solo un giorno e Napolitano nominò il professor Mario Monti senatore a vita. Mossa che tutti videro come la prova del disegno di dare vita a un governo tecnico. E così fu. Napolitano affidò l’incarico di governo a Monti. L'accuse che più tardi il centrodestra muoverà a Napolitano sarà quella di aver pilotato la crisi, allargando troppo la sua influenza sulla vita politica del Paese, di fatto andando oltre il dettato costituzionale.

Perché Napolitano fu eletto due volte Capo di Stato?

Anni complicatissimi quelli a seguire, nelle elezioni Politiche del 2013 nessuno degli schieramenti presentatisi (centrodestra, centrosinistra, Movimento 5 Stelle) ottenne un giusto numero per governare per governare. Napolitano così decide di affidare un incarivo da super visore a Pierluigi Bersani, che però non riesce a risolvere nulla. Il mandato era in scadenza ma le istituzioni era in difficoltà seria così il Parlamento chiede a Giorgio Napolitano di restare in carica. Il presidente accetta e il 20 aprile 2016 viene rieletto. Seguirà, con il mandato conferito a Enrico Letta, il primo governo di "larghe intese" della storia repubblicana, con l'alleanza tra Pd e Popolo delle libertà. L'esecutivo andrà avanti dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014, quando Letta (disarcionato dal neo eletto segretario del Pd), lascerà il posto a Matteo Renzi. Dopo la sua rielezione nel 2013, il presidente è rimasto in carica per due anni. Il 14 gennaio 2015 Napolitano rassegnò le proprie dimissioni, per problemi legati all'età avanzata, dopo averle anticipate nel suo discorso di fine anno agli italiani. Attualmente è Senatore a vita e Presidente onorario dell’ISPI.

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