Eugenio Giani: «Un patto Lazio-Toscana, il turismo torna al Centro»

Eugenio Giani: «Un patto Lazio-Toscana, il turismo torna al Centro»
Eugenio Giani: «Un patto Lazio-Toscana, il turismo torna al Centro»
di Diodato Pirone
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Lunedì 19 Aprile 2021, 01:45 - Ultimo aggiornamento: 23 Aprile, 10:14

«È necessario il coordinamento dell’area che mi piace chiamare “Italia di mezzo” condividendo quanto nei giorni scorsi ha prospettato il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Si tratta di un’area geografica che ha caratteristiche economiche fondate su piccole e medie imprese su larga diffusione mercantile e commerciale e che non ha goduto negli anni scorsi né del supporto che è stato sempre offerto al Sud, né delle agevolazioni che si sono create per la grande impresa del Nord. Ritengo dunque che tra Toscana, Lazio, Umbria, Marche ma anche Emilia Romagna si debba dar voce in termini di infrastrutture, di servizi alla imprese, di rapporti tra pubblico e privato a un’Italia centrale che può offrire un contributo importante per la riprese e il rilancio post pandemia».

E’ un fiume in piena Eugenio Giani presidente della Regione Toscana dal 2020. Con lui affrontiamo il tema della crisi dell’Italia Centrale.

 
Presidente Giani, secondo il professor De Rita sarebbe opportuno creare linee orizzontali di collegamento fra Tirreno e Adriatico. Condivide? Ha proposte?
«Certo che condivido! Non è la prima volta che se ne parla. In Italia le vie di comunicazione sono lungo lo stivale e i collegamenti verticali hanno sacrificato il bisogno di vie orizzontali. Abbiamo collegamenti come la Firenze-Pisa-Livorno, variante di valico e A14 Adriatica passante per Bologna, la recente direttrice del Colfiorito che da Perugia porta fino a Civitanova Marche. Ma in Toscana non abbiamo ad esempio nessuna direttrice che a quattro corsie, in modo agile, scavalchi l’Appennino. Nemmeno una ferrovia che colleghi Tirreno e Adriatico. Nell’Italia di Mezzo è il momento di cambiare rotta e investire in modo strategico nei collegamenti Est-Ovest».

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Oltre alle infrastrutture materiali si possono ipotizzare iniziative comuni sui servizi, sul turismo o sulla sanità ad esempio? E sull’uso e il trasferimento di tecnologie?
«Certamente, abbiamo tanti settori in comune con le regioni confinanti: moda, agroalimentare, meccanica, logistica fino al turismo. Tutti hanno bisogno di digitale e transizione ambientale-energetica, quindi ben vengano iniziative sul trasferimento tecnologico. Con Enea ed Emilia Romagna stiamo ad esempio collaborando ad un progetto sui radiofarmaci producibili nella ex-centrale energetica sperimentale del Brasimone, al confine con la Toscana».

L’industria sta reggendo anche la sfida del Covid e la Toscana ha centri d’eccellenza importanti anche nella farmaceutica cosi come il Lazio. Che tipo di collaborazione si può immaginare fra le due Regioni per favorire l’aumento del valore aggiunto delle rispettive manifatture: centri di ricerca, una scuola di alto management?
«Pochi giorni fa, a seguito anche dell’appello del ministro Giorgetti per una produzione nazionale di vaccini, ho incontrato 10 imprese farmaceutiche presenti in Toscana e pronte ad investire sia in farmaci tradizionali, che in anticorpi monoclonali e vaccini. Tra Lazio e Toscana era già stata impostata in passato una prima intesa nelle scienze della vita. Propongo a Zingaretti di ripartire da lì per costruire un ecosistema dell’innovazione nelle scienze della vita tra Toscana e Lazio, ovvero tra due dei primi tre poli produttivi nazionali nel settore. E questo non solo perché l’unione fa la forza nella prospettiva del Recovery Fund ma anche perché, concretamente, nelle due regioni il Ministro Speranza - in particolare - ha finanziato i principali progetti anti-pandemici per la produzione di anticorpi e vaccini; quindi si tratta solo di collegare le capacità di fare ricerca ed industria tra le due regioni a beneficio dell’intero Paese. L’anticorpo monoclonale concepito a Siena dalla TLS con il coordinamento scientifico di Rino Rappuoli, sarà prodotto a Pomezia, nel Lazio, nello stabilimento Menarini. Ecco l’esempio concreto su cui lavorare per il futuro».

 
Cosa serve per fare sistema fra città a forte vocazione turistica come Roma e Firenze?
«Serve un’offerta turistica per fare esperienze immersive nelle vocazioni particolari di ogni città e territorio. L’esatto contrario del turismo mordi e fuggi. La cultura, ad esempio, può essere il denominatore comune di pacchetti turistici con percorsi tra Leonardo, Dante, Piero della Francesca, Leopardi, ed altro ancora; quindi dal tirreno all’adriatico, così come la via Francigena o tanti altri riferimenti storici e culturali possono diventare la bussola per chi viaggia tra Firenze e Roma. A volte basterebbe ispirarsi alla vita di artisti, scienziati ed intellettuali del passato, che si sono appunto mossi lungo questo asse costitutivo della nostra civiltà per riproporre un viaggio nel tempo e nello spazio. Noi stiamo lavorando al progetto Uffizi diffusi, ovvero l’apertura di sedi decentrate in cui esporre capolavori tenuti nei depositi. Se il Louvre o altri musei sono andati in giro per il mondo, con le giuste sinergie tra cultura e territorio dobbiamo far tornare le “beau monde” anche da noi».


Zingaretti ha annunziato una lettera ai presidenti delle Regioni del Centro Italia per avviare sinergie comuni anche in vista del Pnrr. Le pare una buona idea?
«Un’ottima idea! Siamo pronti a lavorarci».
Diodato Piron

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