Draghi, ok ai sottosegretari: la metà sono donne. Gabrielli ai Servizi. Il sì dopo le liti tra i partiti su quote, Interno ed Editoria

Draghi, ok ai sottosegretari la metà: sono donne. Gabrielli ai Servizi. Il sì dopo le liti tra i partiti su quote, Interno ed Editoria
Draghi, ok ai sottosegretari la metà: sono donne. Gabrielli ai Servizi. Il sì dopo le liti tra i partiti su quote, Interno ed Editoria
di Barbara Acquaviti e Fabrizio Nicotra
4 Minuti di Lettura
Giovedì 25 Febbraio 2021, 08:33 - Ultimo aggiornamento: 09:36

Il Movimento 5Stelle contro Forza Italia sull’editoria. I dubbi del Pd sul leghista Molteni al Viminale, ma anche quelli di Patuanelli su Gianmarco Centinaio. Alla fine la squadra di governo si completa. Vengono nominati 39 tra sottosegretari e viceministri, di cui 20 uomini e 19 donne: una richiesta – quella del rispetto della parità di genere – arrivata direttamente da Mario Draghi. Ma i partiti concentrano in questo passaggio tutte le tensioni che non hanno potuto sfogare sulla lista dei ministri. Eppure i giochi sembravano fatti. Il Cdm viene convocato per il tardo pomeriggio, tutti i desiderata sono stati consegnati nelle mani del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli, il tramite – e anche il parafulmine – del rapporto tra l’ampia e variegata maggioranza e Mario Draghi.

L'Europa applaude Draghi, 'la sua esperienza è una risorsa straordinaria'

Ma mentre la riunione è in corso qualcosa si inceppa, la tensione sale, si decide una sospensione. Tanti i nodi da sciogliere. Tra questi anche la richiesta del ministro della Difesa Lorenzo Guerini di avere più di un sottosegretario, come invece previsto. Ma lo scoglio su cui più di tutti ci si incaglia è quello della delega all’Editoria. Forza Italia ha indicato per quella casella Giorgio Mulè, portavoce dei gruppi parlamentari e soprattutto ex direttore di Panorama. Troppo «mondo Mediaset» per il M5s che con il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli alza la voce.

LA SOLUZIONE

La soluzione, alla fine, arriva invertendo due delle designazioni fatte da Silvio Berlusconi: Mulè viene spostato alla Difesa e al suo posto a occuparsi di editoria viene indicato Giuseppe Moles, senatore con un passato da portavoce proprio alla Difesa ai tempi di Antonio Martino. Non è l’unico problema sollevato dal M5s. Sempre Patuanelli prova a fermare la nomina a sottosegretario al Mipaf del leghista Gian Marco Centinaio, peraltro suo predecessore in quel dicastero all’epoca del Conte I. Alla fine le indicazioni date da Matteo Salvini, però, non vengono toccate. Il Pd prova, senza tuttavia portare a casa il risultato, a sbarrare la strada verso il Viminale a Nicola Molteni tra i “padri” dei decreti sicurezza, che dunque torna nello stesso ufficio che occupava quando il ministro dell’Interno era il leader della Lega. Tutto viene dosato con il bilancino: al Movimento5stelle vanno undici posti, alla Lega nove, sei rispettivamente a Forza Italia e al Pd. Zingaretti prova a controbilanciare al femminile la squadra indicando 5 donne mentre la scelta di affidare a Enzo Amendola la delega agli Affari europei è su esplicita richiesta di Mario Draghi: le new entry dem sono Alessandra Sartore, che da assessore alla Programmazione Economica della Regione Lazio diventa sottosegretaria al Mef e Assuntela Messina, che va all’Innovazione tecnologica e transizione digitale.

LA LISTA

Altri due sottosegretari vanno a Italia viva - che conferma Teresa Bellanova e Ivan Scalfarotto - uno a testa per Leu, Centro democratico e Più Europa. A questi si aggiunge l’unico tecnico con un ruolo però pesantissimo: il premier ha infatti deciso di affidare la delega ai servizi segreti all’attuale capo della Polizia, Franco Gabrielli. Per il M5s molte riconferme e qualche novità. Laura Castelli resta al Mef, Manlio Di Stefano viene confermato sottosegretario agli Esteri, Pier Paolo Sileri alla Salute e Carlo Sibilia al Viminale. Promossa Alessandra Todde che da sottosegretaria diventa vice di Giancarlo Giorgetti al Mise, mentre fa il percorso inverso al Mit Giancarlo Cancelleri. Sarà Anna Macina a vigilare sul pacchetto Giustizia da via Arenula (dove arriva anche l’azzurro Paolo Sisto), mentre Ilaria Fontana presidierà il ministero della Transizione ecologica fortemente voluto da Beppe Grillo. Le new entry pentastellate sono: Rossella Accoto (al Lavoro) Barbara Floridia (all’Istruzione) e Dalila Nesci (Sud e coesione territoriale).

© RIPRODUZIONE RISERVATA