Draghi oggi al Senato per la fiducia: fisco e Pa le riforme per ripartire. Ipotesi elezioni comunali a settembre

Draghi oggi al Senato per la fiducia: fisco e Pa le riforme per ripartire. Ipotesi elezioni comunali a settembre
Draghi oggi al Senato per la fiducia: fisco e Pa le riforme per ripartire. Ipotesi elezioni comunali a settembre
di Marco Conti
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Mercoledì 17 Febbraio 2021, 00:45 - Ultimo aggiornamento: 10:24

ROMA Tutti a lezione da Mario Draghi. L’appuntamento è per le dieci a Palazzo Madama ed è di quelli che nessun senatore intende perdersi. Il presidente del Consiglio il discorso di insediamento se l’è scritto da solo pesando ogni parola, mentre ad ascoltarlo troverà una platea che sino a qualche giorno fa si sbranava sui “responsabili”, legittimando ancora una volta quel trasformismo che mostra quanto liquide siano le idee nei partiti.

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La lotta al Covid con le misure restrittive, ma soprattutto con il piano vaccini, sarà centrale nel discorso di Draghi perché si comprenderà dalle parole del premier - una ventina di minuti in tutto - che l’Italia intende assumere un’iniziativa a Bruxelles proprio sulla produzione dei vaccini. Poi il Recovery Plan con le sue riforme che chiede l’Europa, ma che sono esiziali per l’Italia. Riforma del fisco, per sostenere il ceto medio, e riforma della pubblica amministrazione. Nella cornice di un europeismo e un atlantismo “senza se e senza ma”, ampi riferimenti alla svolta ambientalista che l’Italia dovrà intraprendere grazie anche alle risorse del Next Generation Eu e al nascente ministero della Transizione Ecologica. L’incontro di ieri mattina con il ministro delle Infrastrutture Giovannini dà il senso di quanto Draghi ritenga gli investimenti pubblici un irrinunciabile volano in una stagione di crisi.

Appello alla coesione


I numeri in Parlamento non preoccupano il presidente del Consiglio, visto che al Senato potrebbe sfiorare i 300 e alla Camera 580. Piuttosto il premier si interroga sulla consapevolezza che tutto il Parlamento dovrebbe avere della gravità del momento e dell’eccezionalità che rappresenta anche la sua nomina a Palazzo Chigi. Un incarico che Draghi ha avuto direttamente dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e sul quale i partiti, tra oggi e domani, sono chiamati ad esprimersi attraverso i propri parlamentari. Presupposto è quindi trovare un metodo di lavoro tra partiti molto distanti tra loro e che per un limitato periodo di tempo dovrebbero mettere da parte le reciproche appartenenze di schieramento in modo da consentire una sorta di tregua che permetta al governo di concentrarsi su due punti: piano vaccinale e Recovery Fund.

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L’appello alla coesione delle forze di maggioranza acquisterà particolare forza quando si capirà dal discorso il disinteresse di Draghi per il suo futuro politico e a quel punto basterà ricordarsi che lo stesso Presidente della Repubblica lo ha indicato come unica “carta” per evitare il voto anticipato dopo che gli stessi partiti si erano a lungo incartati. In un Parlamento dove in pochissimi hanno qualche speranza di tornare nella prossima legislatura e non solo per via del taglio, anche il più garbato e indiretto riferimento ad un possibile “altrimenti levo il disturbo” è destinato a pesare.


Per arginare possibili sfarinamenti del M5S, il Pd ieri ha annunciato la nascita di un intergruppo con dentro anche Leu che ha incassato il favore di Giuseppe Conte. Più che agli intergruppi «che guardano al passato», come sostiene Matteo Orfini riferendosi a quello di M5S, Pd e Leu, servirebbe quindi una sorta di cabina di regia tra partiti o quantomeno tra capigruppo, per rendere più scorrevole l’azione del governo e il lavoro del Parlamento. Sulla permeabilità tra gli schieramenti Draghi confida molto anche se le resistenze non mancano soprattutto da parte dei leader che temono l’avvio di una stagione diversa da quella conosciuta negli ultimi anni.

L’emergenza sanitaria si affronta con serio piano vaccinale, ma anche con le misure di contenimento che ogni volta - come accaduto con la vicenda dello sci - generano polemiche e distinguo. «Mai più guerriglia quotidiana» promette Zingaretti dopo l’incontro con Salvini che ribatte: «Ora è l’ora della collaborazione». E’ per questo che, per evitare che una campagna elettorale rovini il clima e pericolosi focolai riaccendano il virus, a breve la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese potrebbe portare in consiglio dei ministri il rinvio a settembre delle elezioni amministrative di primavera.

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