Covid, sì ai ristoranti, a tavola massimo in sei, nei negozi orari protetti per gli over 65

Venerdì 20 Novembre 2020 di Diodato Pirone
Covid, sì ai ristoranti, a tavola massimo in sei, nei negozi orari protetti per gli over 65

Tenere assieme i due corni della pandemia di Covid, la salute pubblica e l’economia, richiede dosi da grande equilibrista all’esecutivo. I primi dati di lieve frenata dei contagi e l’avvicinarsi del Natale stanno aprendo uno spiraglio per eventuali riaperture di bar, ristoranti e centri commerciali che tuttavia sono ancora assai tenue. E’ evidente che l’obiettivo di governo, Regioni e forze sociali è quello di cercare di evitare che non si afflosci del tutto la stagione natalizia, importantissima per lo shopping e i bilanci di centinaia di migliaia di imprese. Dall’altra parte una possibile terza ondata sarebbe ancora più devastante e potrebbe portare - se finisse fuori controllo - non solo a lutti insostenibili ma anche ad un infarto economico. Se ne ricava che i negozi saranno aperti ma dovranno rispettare rigide recole anti-calca mentre i meno giovani dovranno rispettare indicazioni severissime. Lo chiamano “Natale sobrio”.

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Le festività 
con nonni al sicuro
e senza abbracci

A quaranta giorni dal Natale è davvero presto per capire se potremo permetterci il classico cenone in famiglia oppure no. Tutto dipenderà dall’evoluzione della pandemia e in particolare dall’auspicata riduzione della curva dei contagi. E’ già evidente che non potremo ignorare il virus come troppe volte è accaduto durante l’estate per evitare di essere sommersi da una terza ondata a gennaio. Quindi? L’unica certezza è che il governo non invierà i carabinieri nelle case. Dunque molto dipenderà dall’autoregolazione che dovrebbe spingere gli i italiani a evitare “assembramenti” anche in famiglia, pericolosissimi per i nonni e non solo per loro.

Cene fuori casa?
Solo senza
assembramenti

Per i comportamenti personali i governo sembra orientato a formulare delle “raccomandazioni” e non vere e proprie norme di legge che comporterebbero anche controlli di polizia e multe. In questo contesto - sempre ammesso che l’epidemia perda stabilmente forza - potrebbe essere possibile che per il Capodanno si possa cenare fuori. Difficile comunque che vengano consentite tavolate numerose e fra le ipotesi allo studio c’è quella di fissare una “quota sei” come limite massimo dei commensali. Sicuramente saranno vietate festeggiamenti pubblici e assembramenti di ogni tipo nelle strade e presso i locali.

 

Centri commerciali aperti
e shopping anche serale

L’imperativo del governo e delle Regioni è evitare il tracollo del settore del commercio e della ristorazione. Così il coprifuoco dalle 22 verrà posticipato alle 23 se non a mezzanotte e saranno previsti orari di apertura dei negozi più lunghi, fino a sera inoltrata in modo da evitare il sovraffollamento dei locali, in cui comunque si potrà accedere in modo contingentato per scongiurare le solite resse natalizie. In più è prevista la raccomandazione di dedicare le prime due ore di apertura dei negozi alle persone sopra i 65 anni per limitare il rischio-contagio.

 

Tra le aree di colore diverso
la mobilità rimane limitata

Il tema è quello della limitazione dei contagi. E siccome con ogni probabilità anche a Natale ci saranno Regioni di colore diverso, il governo è orientato con il nuovo Dpcm a vietare il trasferimento per le Feste e per raggiungere i parenti in Regioni con indice di rischio più alto rispetto a quella in cui si risiede. Ciò significa che chi abita in una Regione rossa o arancione non potrà andare a fare visita ai familiari che vivono in una Regione gialla. E questo varrà anche al contrario. Il divieto di superare i confini potrebbe riguardare anche Province e Comuni in zona rossa o arancione.

 


 

Ultimo aggiornamento: 11:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA