Crisi governo Conte, dalle dimissioni pilotate ai “Responsabili”: gli scenari in vista del voto in Senato

Sabato 23 Gennaio 2021 di Diodato Pirone

Sulla via della crisi di governo c'è un bivio cruciale: il voto di mercoledì (ma che potrebbe slittare a giovedì) sulla relazione del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. E' assai difficile che un eventuale nuovo gruppo di "costruttori", che semplificando corrisponderebbe ad un gruppo centrista, voterebbe a favore dell'azione di un ministro a torto o a ragione considerato "giustizialista". Dunque il tentativo del premier, Giuseppe Conte, di sostituire i 16 senatori di Italia Viva con i "Costruttori" sta incontrando un primo ostacolo molto alto. Non a caso nell'entourage del premier c'è chi sostiene che subito dopo il week-end, fra lunedì e martedì, potrebbero «maturare grosse sorprese».

Gli scenari

Di che cosa si può trattare? Gli scenari sono i più diversi. Il primo è quello della frantumazione dei gruppi parlamentari di Italia Viva, ipotesi che però è poco gettonata. Com'è noto sia dal Pd che dai 5Stelle sono partite pressioni fortissime sui deputati e i senatori del gruppo di Italia Viva affinché si uniscano ai "Costruttori" o tornino nel Pd. I risultati concreti però almeno finora sono stati modesti anche se fra i renziani non mancano i malumori. Anche per ostacolare manovre sotterranee i parlamentari di Italia Viva ieri hanno lanciato un documento condiviso con l'intenzione di offrire una minipiattaforma programmatica per il lancio di un Conte ter fortemente rimpastato ma sostenuto dalla vecchia maggioranza quadripartita: M5s, Pd, Leu, Iv. Un tentativo cui hanno fatto da sponda alcuni senatori dem come l'economista Tommaso Nannicini ma anche deputati pentastellati come Giorgio Trizzino.

Dimissioni pilotate

L'altra ipotesi in campo è quella di dimissioni pilotate di Giuseppe Conte. E' quanto preferirebbe il Pd, o il grosso del Pd, che punta a definire un patto di fine legislatura possibilmente comprendente anche i renziani che così sbloccherebbero una serie di dossier che avevano fermato nei mesi scorsi come quello della riforma elettorale. E' uno scenario visto con estrema freddezza da Palazzo Chigi poiché non è un mistero che Giuseppe Conte sostiene che reimbarcare i renziani in maggioranza complicherebbe la vita del governo. A complicare questo percorso è stata anche la soluzione voluta da Conte per la gestione dei Servizi Segreti. Non perché la nomina dell'ambasciatore Benassi non sia di qualità, ma perché sia il Pd che la Farnesina di Di Maio avrebbero preferito altri nomi più vicini all'ambiente dell'intelligence e ritenuti in grado di imprimere una maggiore dinamicità al comparto.

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La terza opzione

Gli osservatori lasciano in piedi la terza opzione: quella della costituzione del gruppo dei Costruttori con i quali Conte affronterebbe le prossime prove parlamentari. Viene data però come una soluzione debole e provvisoria non in grado di reggere alla lunga in una fase che vede il Paese impegnato su dossier strategici come quello del Recovery Plan.

Dunque la soluzione della crisi con ogni probabilità passerà per le dimissioni del premier e probabilmente per la ricostituzione di un Conte Ter ma con confini e parametri che saranno scavati da una lunga crisi di nervi. 

Ultimo aggiornamento: 24 Gennaio, 00:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA