Autonomia e giustizia, è tensione Lega-M5S. «Tratto con quell'altro», scontro Di Maio-Salvini

Autonomia e giustizia, è tensione Lega-M5S. «Tratto con quell'altro», scontro Di Maio-Salvini
Salvini fa sapere di essere in una fase «zen» e risponde con ironia: «Potrò non essere simpatico, ma mi chiamo Matteo». Ma lo sfogo di Di Maio che durante un incontro a porte chiuse con gli attivisti di Cosenza lo definisce «quell'altro» («devo sempre trovare un'intesa con Conte e quell'altro») è il segnale che ormai i due sono ai ferri corti.

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Il vicepremier M5S - «si è solo concesso un linguaggio più colloquiale e diretto in virtù della circostanza», dicono dal suo staff ha mandato le scuse a Salvini con un messaggio con tanto di faccine, ma in realtà è un fiume in piena contro l'alleato di governo. Prima stoccata: «L'atteggiamento della Lega è insopportabile». Seconda: «Ogni volta che si deve approvare un provvedimento, in Parlamento o in Consiglio dei ministri, ci dobbiamo sedere a un tavolo io, Conte e quell'altro e dobbiamo fare un accordo. Ogni volta». Terza: «Il Mise ha fermato Siri che ha provato sull'eolico a fare business con la mafia». Infine: «In questo momento il partito unico non vede l'ora di far cadere il governo. A me farebbe pure comodo perché nonostante la regola dei due mandati resterei comunque il capo politico, ma penso ai risultati da ottenere da qui a dicembre».

LE POSIZIONI
Per il partito di via Bellerio è la goccia che può far traboccare il vaso. E allora viene riferito ogni momento è buono per far saltare tutto. E i nodi sul tavolo certamente non mancano. Il casus belli può essere il voto sul dl sicurezza. Può essere l'autonomia: la Lega vuole che il dossier approdi domani in Cdm, invocherà il via libera. Ma Di Maio fa muro. Ma in Cdm sarà scontro anche sulla riforma della Giustizia. «Basta freni. E' utile per il Paese», incalza il Guardasigilli Bonafede. Ma i leghisti si opporranno, hanno già pronto un testo targato Lega. In serata arriva il segnale da palazzo Chigi: «La rifora della giustizia - dice Conte nell'incontro con le parti sociali è una priorità per il Paese».

Sulla Tav la tensione poi è alle stelle. Il capogruppo del Carroccio alla Camera, Molinari, è tranchant: la risoluzione che i 5Stelle vorrebbero far passare il 7 agosto nell'Aula del Senato viene considerata «una dichiarazione di sfiducia al premier Conte, un atto ostile». «Dire che noi abbiamo cambiato idea», affermano i leghisti «è una cosa fuori dal mondo». «Sostenete le stesse idee del Pd e della Francia», la replica pentastellata.

LE FIBRILLAZIONI
Fibrillazioni pure sulla manovra, perché ogni giorno che passa i leghisti si vedono sfuggire la flat tax. «Senza potremmo non votare» la legge di bilancio, mette in chiaro il capogruppo della Lega al Senato, Romeo. Nel Carroccio gira anche l'ipotesi di rompere il patto di governo sulla manovra a settembre. Insomma il partito di via Bellerio si aspetta dei fatti: «Non ci accontentiamo piu' di chi dice di voler andare avanti». «Anche oggi sottolineano fonti della Lega - altri no dai 5 stelle: no alla Tav, no all'autonomia, no a una seria riforma della giustizia, no al taglio delle tasse. L'Italia per crescere ha bisogno di Sì, non di No». «La verità la replica dei pentastellati è che sono loro a bloccare le riforme. Non vogliono neanche la riduzione degli stipendi» di deputati e senatori.
Intanto le forze di opposizione attaccano. FI e Fdi chiedono di voltare pagina al più presto. Il più duro è il segretario del Pd Zingaretti: «Bisogna - osserva - liberare l'Italia dall'incubo dei parolai Salvini e Di Maio e ridare una speranza agli italiani».
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Martedì 30 Luglio 2019 - Ultimo aggiornamento: 09:35