Messina Denaro, i viaggi in Montenegro al casinò e affari nella pesca a Tunisi. In Sicilia solo negli ultimi due anni

Spostamenti e interessi del boss durante la latitanza: tappe in Spagna, Calabria e Albania

Messina Denaro, i viaggi in Montenegro al casinò e affari nella pesca a Tunisi. In Sicilia solo negli ultimi due anni
Messina Denaro, i viaggi in Montenegro al casinò e affari nella pesca a Tunisi. In Sicilia solo negli ultimi due anni
di Riccardo Lo Verso
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Giovedì 9 Febbraio 2023, 22:34 - Ultimo aggiornamento: 10 Febbraio, 11:26


PALERMO Estate 2017, le microspie sono accese e intercettano il capomafia di Partanna, paese in provincia di Trapani. «… dice che era in Calabria ed è tornato…», spiega ad uno dei suoi uomini più fidati. Parlano di «Matteo», quel Matteo Messina Denaro che sarà arrestato cinque anni e mezzo dopo. Si sente il rumore di un foglio di carta. Leggono un pizzino del latitante che al rientro dalla Calabria ha pianificato degli incontri: «… passa qua ed i cristiani ci vanno…». Poi un riferimento a «sua sorella, sua sorella… qua… nel bigliettino è scritto… lo vedi? Questo scrive cosa ha deciso…».

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Ieri come oggi la Calabria ritorna nella latitanza di Matteo Messina Denaro. Il capomafia arrestato il 16 gennaio scorso, a Palermo, viaggiava parecchio, in Italia e all’estero, per affari e per divertimento.

Attraverso la documentazione trovata nel covo a Campobello di Mazara si sta ricostruendo la vita del capomafia trapanese.

 
LO SPARTIACQUE
C’è un prima e un dopo, il tumore ha fatto da spartiacque fra il Messina Denaro guardingo e riservato e il Messina Denaro che doveva curarsi e a partire dal 2020 ha scelto di farlo in Sicilia, abbassando il livello di protezione. È antico il legame fra le cosche mafiose trapanesi e le ‘ndrine calabresi. Un legame che si regge sugli affari della droga. Probabilmente in terra calabrese Messina Denaro vi è andato per alimentare il business degli stupefacenti che gli ha consentito di ricevere i soldi, e sono parecchi, che spendeva durante la latitanza. Nella casa covo di vicolo San Vito, a Campobello di Mazara, c’è la contabilità del boss che va aggiornata, di continuo e al rialzo: spendeva fino a 15 mila euro al mese. I carabinieri del Ros stanno ricostruendo le tracce della presenza in Calabria del latitante che si sarebbe spostato anche all’estero. Spagna, Tunisia, Albania e Montenegro sono state le sue tappe per ragioni diverse.

 


I VIAGGI IN EUROPA
In Spagna potrebbe esserci tornato per motivi di salute. C’era già stato, a Barcellona, nel 1994 per sottoporsi a un intervento chirurgico agli occhi presso la clinica Barraquer. In Tunisia i carabinieri del Ros sono andati non troppo tempo fa convinti di poterlo acciuffare. Gli interessi occulti di Messina Denaro potrebbero essere stati coperti da quelli di alcuni imprenditori impegnati nel settore ittico. In Africa d’altra parte aveva concentrato una parte degli interessi Giuseppe Guttadauro, medico e boss del rione Brancaccio, tornato di recente in carcere. 
In Marocco, a Larache, i Guttadauro lavorano il pesce fresco. Giuseppe Guttadauro è fratello di Filippo, uno dei cognati del latitante (ha sposato la sorella Rosalia). Nell’azienda che i Guttadauro gestiscono in provincia di Palermo lavorava Maria Mesi, che in passato ha avuto una relazione sentimentale con il latitante. La donna, assieme al fratello, è finita di nuovo sotto inchiesta dopo l’arresto di Messina Denaro. Ci sarebbero dei contatti recenti con i parenti dell’ormai ex latitante che meritano di essere approfonditi. 


È stato inoltre accertato, in più inchieste della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, che quintali di tabacchi lavorati esteri arrivino in Sicilia dal Nordafrica nascosti tra le casse di pesce trasportate dai pescherecci che attraversano il Canale di Sicilia.  Tutta da decifrare è la presenza in Albania. Nulla trapela, ma è sempre la pista degli affari della droga che viene monitorata. A Tirana, in Albania, è stato intercettato, prima di essere arrestato e condannato a 10 anni, Luca Bellomo, marito di Lorenza Guttadauro che è non solo la nipote del capomafia (figlia della sorella Rosalia e del marito Filippo Guttadauro), ma pure il suo avvocato. Messina Denaro avrebbe mandato come suo ambasciatore Luca Bellomo, per poi andare di persona con l’obiettivo di stringere, dicono gli investigatori, rapporti con esponenti delle istituzioni e dell’imprenditoria.


IL GIOCO
Diverso è il caso del Montenegro. Non ci sono affari e misteri, ma la passione per il gioco dietro i viaggi di Messina Denaro che avrebbe puntato le sue fiches nei casinò montenegrini. Con quale delle tante identità usate? Non con quella del geometra Andrea Bonafede, nei cui panni si è calato per farsi curare e operare a Mazara del Vallo e a Palermo. Messina Denaro ad un certo punto è tornato a casa per non affrontare da solo la grave malattia. 

 

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