Giampiero Galeazzi, Giuseppe Abbagnale: «Ha reso epiche le nostre imprese. Speravo di riabbracciarlo presto»

Il ricordo del presidente della Federazione italiana canottaggio ma soprattutto eroe di Los Angeles '84 e Barcellona '92

Giampiero Galeazzi, il ricordo di Giuseppe Abbagnale: «Ha contribuito a rendere epiche le nostre imprese. Speravo di riabbracciarlo presto»
Giampiero Galeazzi, il ricordo di Giuseppe Abbagnale: «Ha contribuito a rendere epiche le nostre imprese. Speravo di riabbracciarlo presto»
di Alessandro Catapano
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Venerdì 12 Novembre 2021, 13:58 - Ultimo aggiornamento: 13 Novembre, 10:59

Giuseppe Abbagnale, presidente della Federazione italiana canottaggio, ma prima, soprattutto: eroe di quel "due con" che vinse due ori e un argento olimpici da Los Angeles '84 a Barcellona '92. In barca, Giuseppe, il fratello Carmine e il mitico Peppiniello Di Capua. In tribuna, la voce appassionata di Giampiero Galeazzi, che il canottaggio aveva praticato ad alti livelli. A Seul, nel 1988, forse la telecronaca più famosa, quella della «Germania Est che rinviene, ma la prua è italiana...».


Presidente, se la ricorda?
«E chi se la dimentica, fu una gara difficilissima, Giampiero ci accompagnò, letteralmente, verso una straordinaria conferma».

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Come ha reagito?
«E' una notizia sconvolgente, mi lascia senza parole».


Non se lo aspettava?
«No, eravamo stati con la figlia (Susanna, giornalista del Tg5, ndr) pochi giorni fa, ad una gara sul Tevere tra i circoli romani, ci aveva detto che si stava riprendendo, eravamo felici, io speravo di riabbracciarlo presto. E invece ora, questa notizia arriva come un fulmine a ciel sereno per me».


Cosa è stato Giampiero Galeazzi per il canottaggio?

«La voce storica, lui ha contribuito a rendere epiche le nostre imprese, ci ha portato nelle case degli italiani, ci ha reso popolari. Davvero, sono commosso. E poi era un nostro amico, sincero, e un amico di tutto il mondo remiero, di cui si è sempre sentito parte».

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Era molto competente?
«Assolutamente, le sue telecronache non erano soltanto emozionanti, aveva padronanza dei termini, si capiva benissimo che sapeva di cosa parlava. Le gare le leggeva anche prima che una barca aumentasse il numero dei colpi o crollasse di colpo. Galeazzi ha raccontato tutto lo sport, dal calcio al tennis, ma il canottaggio e la canoa erano casa sua».


Avete condiviso anni di vittorie indimenticabili.
«Tanti, davvero. Tante edizioni dei Giochi, era l'evento che lo esaltava. Ho tantissimi aneddoti, c'era un rapporto anche fuori dalla gara. Le sue interviste, poi, erano speciali: sapeva metterti a tuo agio ma non rinunciava mai a chiedere anche cose meno piacevoli».

 


Quando vi siete sentiti l'ultima volta?
«Dopo Tokyo, era contento delle medaglie vinte, di un'edizione dei Giochi finalmente molto positiva anche per noi. Ci eravamo detti che avremmo festeggiato insieme».


Insomma, se ne è andato un pezzo del vostro mondo?
«Assolutamente. Davvero, uno di noi. Non avrei mai voluto ricevere questa notizia. Il connubio è stato forte, per tanti anni. Giampiero per noi Abbagnale è stato un compagno di vita. Ora spero che riposi in pace, noi lo porteremo nel cuore».

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