Veronesi e il “sogno” dell'Oncologico salentino

Ho conosciuto Umberto Veronesi negli anni ’60, all’epoca dei famosi corsi superiori di oncologia che per oltre un ventennio si son tenuti all’Istituto nazionale tumori di Milano ed ai quali ho costantemente partecipato. In quel contesto nacque l’idea dell’Oncologico salentino e Umberto entusiasticamente sposò l’idea. Se ne fece portavoce presso l’allora direttore dell’Istituto, professor Pietro Bucalossi, e si giunse ad una storica delibera (di cui conservo l’originale) per la creazione a Lecce di una struttura satellite dell’Istituto milanese.

Nella delibera si prevedeva l’assegnazione di borse di studio per nostri giovani medici e collaborazione medico-scientifica per l’avvio dell’attività con soggiorni di esperti specialisti, al fine di evitare i dolorosi viaggi della speranza, che purtroppo perdurano tuttora. Nel corso della realizzazione dell’opera, che ebbe inizio negli anni ’70, Umberto venne più volte a Lecce. Si stabilì tra noi una sincera amicizia che è durata ininterrotta per tutti questi anni. Purtroppo la vicenda dell’Oncologico salentino non ha seguito il percorso da noi auspicato, nel senso che la struttura anziché nascere satellite dell’Int di Milano, Istituzione di livello internazionale, è nata come appendice del Fazzi, grazie all’ acuta e lungimirante sensibilità delle classi dirigenti dell’epoca. Unicuicue suum.

Di quella vicenda mi è rimasto il privilegio di aver avuto la ventura di godere dell’amicizia e della familiarità di una persona eccezionale, di quelle che nascono una ogni cent’anni. Non solo per la eccezionale caratura scientifica che gli consentiva di percepire l’essenza dei fenomeni. Le sue idee hanno prodotto una rivoluzione copernicana nell’approccio alla malattia neoplastica, sostenendo, con argomentazioni rigorosamente scientifiche, il concetto della “radicalità conservativa”, consentendo a milioni di donne di conservare il proprio seno. Questo concetto è ormai patrimonio consolidato della comunità scientifica ed è andato estendendosi nel corso degli anni anche ad altre forme neoplastiche. Come se ciò non bastasse, è stato il creatore dell’Istituto europeo di oncologia, istituzione di altissimo livello internazionale, e della Fondazione Umberto Veronesi i cui interessi travalicano i confini dell’oncologia per estendersi ad àmbiti più ampi delle attività scientifiche.

Ma quel che rendeva Umberto unico era la sua grande carica umana. Le sue non erano le pazienti, ma le “sue donne”. Ricordo una riunione all’Hotel Tiziano. Vennero a trovarlo da tutta la Puglia. Per tutte ebbe un sorriso, una carezza, un buffetto. Caro Umberto, senza di te i giorni si fanno sempre più bui, resterai nel mio cuore insieme ad un’altra grande anima: Tonino Di Giulio che anche tu hai conosciuto ed amato quanto me. Siete voi coloro che meritano il ricordo, non coloro che impedirono che l’Oncologico salentino si realizzasse cosi come lo avevamo vagheggiato. Ad essi spetta solo il meritato oblio, di cui, tra l’altro, già godono abbondantemente, insieme a qualche lauto vitalizio.

*già primario di Anatomopatologia ospedale Fazzi di Lecce
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Lunedì 14 Novembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 19:05