La didattica "gruviera" e il rischio che il ritorno a scuola si trasformi in una Caporetto

Domenica 9 Gennaio 2022 di Eugenio MAZZARELLA

Lo dico da convinto sostenitore della didattica in presenza, per ragioni intuitive, e innumerevoli, a chi sia mai entrato in una classe, tanto da essere fermamente contrario all’infatuazione nella formazione superiore, leggi gli atenei, per l’implementazione della didattica online, che rischia di snaturarli a università telematiche, neanche di qualità. Sulla didattica in presenza a scuola bisogna fermarsi un momento.

Il nodo gordiano

E questo proprio per salvare la continuità didattica in presenza nei prossimi mesi. Ci sono situazioni gestionali talmente complicate, che non ammettono altra strategia di soluzione che il nodo di Gordio, che si può solo tagliare. O dentro o fuori, a pena di fingere di stare dentro (a fare didattica in presenza), mentre in realtà si starà in massa fuori dalle classi per le più varie ragioni con l’evidente progressione geometrica dei contagi dopo le festività e i loro assembramenti, e sarà più difficile tornarvi quando la situazione sarà sfuggita di mano, più di quanto sia già oggi. 
Non saranno tre settimane di Dad – per la quale per altro una certa esperienza sul campo, perché nient’altro c’era, i docenti in questi due anni se la sono anche fatta – a svilire la qualità formativa della scuola italiana, e ad incidere sul vissuto esistenziale dei nostri ragazzi più di quanto purtroppo faccia da sé la pandemia. Al di là di tutte le condizioni previste per mettere in Dad una classe, e dei modelli matematici che le rendono in teoria sostenibili, guardiamo alla realtà e mettiamo da parte le astrattezze. Quale genitore manderà i figli a scuola quando anche di un solo contagio tra i compagni di banco si sarà avuta notizia? E quale sarà la qualità didattica delle sostituzioni da garantire ad ogni contagio o quarantena di un docente? E come potranno i dirigenti farsi garanti della rigorosa attuazione dei protocolli previsti?

Le bolle di vuoto

Nella migliore delle ipotesi immagino una didattica gruviera, con tante bolle di vuoto didattico sempre più numerose, fino a che la forma di gruviera non sarà collassata su se stessa. E poi, i docenti stanno su più classi, e quindi come faranno a garantire nella stessa giornata didattica in presenza alle classi a scuola e online a quelle in Dad? Il personale scolastico, dopo quello degli ospedali, è probabilmente il personale più in bornout che ci sia da due anni a questa parte. Come si fa a non ascoltarne le ragioni? Anziché scontrarsi con i presidenti di regione, inclini alla sospensione della didattica in presenza, o come De Luca che l’ha già annunciata, costringendo il governo ad uno scontro istituzionale, il Ministro Bianchi valuti con maggiore serenità la situazione che gli prospettano gli epidemiologici e quelli che la trincea scolastica la presidiano da due anni provando a impedire una Caporetto. 

L'investimento intellettuale

Metta da parte l’ansia di prestazione per performare obiettivi impossibili, e cioè garantire la scuola in presenza oltre ogni ragionevole soglia di sostenibilità; impossibilità che per altro non gli è imputabile, legata com’è alle dinamiche pandemiche; e venga a patti con il principio di realtà. Che a lume di naso ci dice che un gennaio in Dad contribuirà a raffreddare l’espansione della pandemia, e probabilmente a creare le condizioni (se durante la pausa si enfatizzerà la dinamica vaccinale e ai ragazzi non sia offerta promiscuità da movida, questione che è in capo tanto agli amministratori locali, gli stessi che chiedono le scuole chiuse, che ai genitori) per continuare l’anno scolastico in presenza. Quanto alla qualità della scuola italiana come la misurano i test Invalsi, non basterà certo un mese di didattica in presenza in più a garantirla, ma un poderoso investimento intellettuale (prima ancora che finanziario) su cosa deve essere la scuola italiana, e su come debba essere misurata questa cosa nuova, magari però con un cuore antico.
 

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