Scuola: facilità di apprendere e felicità dei bambini

Sabato 28 Novembre 2020 di Domenico LENZI

Qualche giorno fa Tommaso Fiore su Quotidiano, in merito alla chiusura per covid delle scuole, ha scritto la scuola rappresenta la più importante misura di lotta alle diseguaglianze . Come non essere d'accordo? Il guaio è che spesso l'istruzione ha nella società un ruolo di cenerentola.
Perciò non a caso il Distretto Rotary 2120 (Puglia e Basilicata) ha recentemente avviato un progetto significativo intitolato: La felicità di un bambino sta nella facilità di apprendere. Per quest'anno è previsto uno screening che rileverà la percentuale di alunni con DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento: dislessia, disgrafia, discalculia ) di Puglia e Basilicata. Il progetto intende sollecitare forme di intervento efficaci nei riguardi di quegli alunni. Però, come si capisce dal titolo, è importante attivare impostazioni didattiche che facilitino l'apprendimento da parte dei bambini, a prescindere dal fatto che essi siano predisposti o meno ai disturbi di apprendimento; anche perché non è detto che questa predisposizione negativa sia presente sin dalla nascita. Anzi, spesso tali disturbi sono conseguenza del fatto che le attitudini che ogni bambino già possiede nascendo avendole ereditate dagli antenati (gli etologi parlano di memoria di specie) se non sono adeguatamente coltivate si atrofizzano; e quando occorrerà utilizzarle sarà difficile risvegliarle. Si pensi alle difficoltà che gli adulti non scolarizzati hanno nell'imparare a leggere e scrivere.
In ambito aritmetico, è accertato che un neonato è in grado di distinguere tra singolarità e pluralità (un solo oggetto in contrapposizione a più oggetti). Perciò è importante avviarlo a padroneggiare la molteplicità, anticamera del concetto di numero, procedendo per gradi. E si partirà dalla contrapposizione, sul suo corpo, tra singolarità (una bocca, un naso, un mento ) e duplicità (agevole da attivare, essendo ivi presente in forma simmetrica: due mani, due occhi, due piedi ), senza aspettare i classici due anni, quando egli andrà a spegnere le candeline sulla torta del suo compleanno.
A due anni il bimbo è già in grado di apprendere che le dita che egli mostra indicano i suoi anni in quanto egli può contarle, onde esse esprimono una rappresentazione analitica; e non globale, come nel caso del giocatore di tressette che mostra al compagno di avere una carta del due grattandosi un orecchio o toccandosi la fronte. E al piccolo si farà capire che quando sarà trascorso un altro anno, allora la sua età la si indicherà aggiungendo un nuovo dito: un altro anno, un altro dito
Forse è superfluo sottolineare che la percezione analitica è essenziale per il ragionamento, poiché questo si basa sull'abilità di analizzare le informazioni di cui si è in possesso. Ma ora vogliamo evidenziare come l'attività a cui si è accennato poc'anzi possa svolgersi dando anche un piccolo contributo al processo di acquisizione dell'oralità, che il bambino completerà intorno ai tre anni.
Quando ascoltiamo una lingua straniera per la prima volta, in genere avvertiamo un succedersi di suoni prolungati. Noi, da adulti, siamo portati a pensare che essi corrispondano a delle frasi, poiché le parole a cui siamo abituati sono relativamente brevi. Però un bambino di pochi giorni non è in grado di dare questa interpretazione, nemmeno nei riguardi della lingua materna, che ancora non conosce. Tuttavia qui entra in gioco il suo istinto linguistico, la sua memoria di specie linguistica. Egli si dispone inconsciamente all'ascolto, così come alla nascita ha inconsciamente iniziato a succhiare il latte materno. E inconsciamente cercherà di percepire le brevi pause che in una frase separano una parola dalla successiva.
Quel processo viene favorito se noi abituiamo il bimbo ad ascoltare anche dei suoni brevi, che esprimono parole legate al suo corpo; toccando le quali a un certo punto egli capirà poiché glielo suggerisce il suo istinto che quei suoni, quelle parole sono i nomi di quelle parti. Dopo qualche settimana il processo sarà perfezionato aggiungendo le prime parole numeriche: un, una, due. Onde si dirà, toccando prima le parti che si presentano singolarmente: una bocca, un naso, un mento ; e di seguito: una e due mani ; ma ripetendolo ancora, scambiando l'ordine con cui le mani vengono toccate, affinché il bambino incominci a capire che in un conteggio non importa l'ordine in cui gli oggetti si considerano, in quanto la parola/numero finale resta inalterata.
Poi questo processo si potrà ripetere con minor frequenza, ma senza interromperlo, affinché la distinzione tra singolarità e duplicità si automatizzi. Intanto al piccolo si incomincerà a mostrare degli oggetti che egli potrà toccare; e se ne pronuncerà il nome, che egli percepirà come tale. Le parole vanno pronunciate lentamente, affinché il bimbo si renda conto a poco a poco che queste a loro volta sono suddivise in parti separate da pause più brevi di quelle che separano le parole. Tali segmenti di oralità, che noi chiamiamo parasillabe, fuoriescono dalla bocca di chi parla e sono trasportati da soffi di fiato, come dice Mirko Grimaldi dell'università del Salento.
 

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