La nuova giunta e la bufera in Regione: pessimo film, così finisce la "rivoluzione" gentile

di Antonio MANIGLIO
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Sabato 5 Febbraio 2022, 05:00

“I don’t speak english but I’m a consumate politician, and therefore ... Franza o Spagna purchè se magna. It’s politics, baby!” Zero infingimenti. Questo è un giudizio politico, senza ipocriti diplomatismi, sulla “cultura” politica che sta dietro la nomina del “nuovo” assessore alla sanità. Perché in inglese? Per non urtare, sul piano personale, la suscettibilità di Palese che da assessore al bilancio, accusato di aver sottoscritto due bond da 870 milioni di euro con Merryl Linch senza sapere tra l’altro dove andavano a finire le rate versate dalla regione, si difese confessando candidamente di non conoscere l’inglese. “Mi hanno dato il contratto e non ci ho capito nulla, quindi ho firmato”. Testuale, come da atti. Ecco, a proposito delle competenze richiamate a vanvera da Emiliano. 

Veniamo all’oggi. Palese e Fitto hanno avuto l’occasione di governare la Puglia e hanno fallito. E per questo sono stati ripetutamente battuti. Gli anni del dominio incontrastato di Palese sono quelli di un riordino ospedaliero fatto con l’accetta, chiudendo ospedali e reparti, tagliando i servizi, gonfiando le sacche della precarietà, desertificando la sanità regionale e scaricando su malati e cittadini disservizi e disagi. E, come se non bastasse, introducendo il ticket regionale sui farmaci e applicando al massimo le addizionali Irpef (“Io mi ammalo, Fitto mi tassa”, recitava un manifesto del centrosinistra pugliese). Alla fine di questa giostra lacrime e sangue (per i pugliesi) il debito delle Asl lasciato in eredità da Palese fu di 350 milioni di euro. Il merito, si dice. Quale merito, please? 

Palese e Fitto hanno governato la Puglia per dieci anni, dal 1995 al 2005. Eppure la prima Pet è stata installata a Bari, in un camper, solo nel 2006 (a Brindisi nel 2009, a Taranto nel 2011, a Lecce solo nel 2014!). Lo stesso registro dei tumori - nella regione dove Ilva, petrolchimici vari e Cerano hanno inquinato liberamente - è stato istituito nel 2007. Esempi concreti che spiegano perché nelle piazze della Puglia ci fu uno straordinario movimento di popolo contro lo smantellamento della già traballante sanità regionale, per rivendicare un’assistenza sanitaria dignitosa, ospedali moderni e non cronicari, cure rapide ed efficaci. La “rivoluzione gentile” di Vendola nacque lì. Non nelle astratte alchimie politiche, ma in una stagione di inedito protagonismo dei cittadini che mandarono a casa una classe dirigente che, dietro lo scudo del rigorismo caricato sulle spalle dei più deboli, era esclusivamente occupata a trasformare la sanità pugliese in un gigantesco sistema di potere. 

Ecco perché la nomina di Palese è uno sfregio disgustoso a quella storia di cambiamento e di innovazione, a quel sentimento di rivolta che animò migliaia di cittadini che non esitarono a scendere in piazza per difendere i loro diritti. Nostalgia canaglia? No, semplice ricostruzione di una bella e limpida storia politica che nella fatica del governo diventò sostanza con le geniali intuizioni del compianto Minervini nelle politiche giovanili o con quelle di Elena Gentile nei servizi sociali o, ancora, con la straordinaria competenza di Angela Barbanente che disseppellì centinaia di strumenti urbanistici. 

Tutto questo fu osteggiato e combattuto da una opposizione rancorosa guidata proprio da Palese. Oggi invece – grazie alla genialata di Emiliano - i “traditori della Patria e i sabotatori” (copyright di Vendola; Repubblica, luglio 2010), che insieme a Tremonti volevano affondare la Puglia, tornano sulla tolda di comando. Siamo alla fantascienza, a “Blade Runner”: io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi...

Ma quello girato a Bari, “Ritorno al passato 2”, è un pessimo film. Né regge il tentativo dei praticoni dei codicilli di sventolare le prerogative del presidente. È una foglia di fico ormai irrancidita. Prima delle cosiddette prerogative presidenziali c’è da rispettare il diritto, la volontà e il voto dei pugliesi che scegliendo Vendola ed Emiliano, e non Palese e Fitto, hanno voluto stoppare nel 2010 e nel 2020 il tentativo del vecchio sistema di potere di riprendersi la Puglia. 

La tesi infine che il neo assessore sia un tecnico e non un politico rasenta il sublime. Questa etichetta di neutralità, appiccicata a chi ha rappresentato ai massimi livelli la destra berlusconiana nelle istituzioni dal 1995 al 2018, è una storiella buona per gli yesmen ma è palesemente falsa. Davvero siamo a livello della Ruby nipote di Mubarak!
Naturalmente non vale la pena chiedere a Emiliano se “c’è della logica in questa follia” e se è normale reclutare Nerone per spegnere Roma che brucia. Ma è doveroso chiedersi l’impatto che questa scelta avrà sui cittadini. La dignità della buona politica (Mattarella docet) ne esce a pezzi. Dai palazzi baresi arriva un messaggio devastante sul piano etico, soprattutto per i più giovani. Idee, valori e autonomia di pensiero sono inutili optional. Essere coerenti, e non saltimbanchi, non è una virtù ma una tara da cui liberarsi. Alla fine conta solo dotarsi del comprendonio d’ordinanza allestito dal capo di turno e attendere di ricevere la grazia. Tutto molto triste!
Il guaio è che questo osceno circo trasformistico corrode alle basi la democrazia. E non è cosa buona. Lo ho scritto il premio Nobel Vargas Llosa: “Mi spaventa il disprezzo per la politica. Le persone migliori se ne tengono alla larga: la considerano una cosa sporca. Ma se di politica si occupano solo i peggiori, avremo pessime scelte politiche”. Ecco, appunto.
 

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