L'analisi/Emiliano e la nomina di Palese: la "Primavera pugliese" archiviata e le colpe dei partiti

L'analisi/Emiliano e la nomina di Palese: la "Primavera pugliese" archiviata e le colpe dei partiti
di Francesco G. GIOFFREDI
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Venerdì 4 Febbraio 2022, 14:28 - Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio, 07:54

L'ultimo colpo di coda di Michele Emiliano ha un indubitabile pregio. Squarcia il velo delle mezze verità e spazza via qualsiasi equivoco: la mutazione è compiuta. La «coalizione di governo della Puglia» è l’accurata e scaltra circonlocuzione utilizzata dal governatore per descrivere la maggioranza regionale di centrosinistra. Ecco: ora la “coalizione Puglia” ha sotterrato per sempre la “Primavera pugliese”. La traiettoria è completa. E per i partiti di centrosinistra è il tempo di interrogativi e responsabilità. La mossa di Emiliano ha in sé un valore simbolico innegabile, accecante: il governatore affida l’assessorato alla Sanità a Rocco Palese, che della “Primavera pugliese” è stato fiero e rigoroso oppositore, e dai partiti della “Primavera” è stato più volte bersagliato. Avvertenza, d’obbligo: in discussione non ci sono lo spessore umano e la caratura personale e politica dell’ex parlamentare di Forza Italia. La posta in gioco è un'altra: il metodo, i rapporti di forza nella coalizione che regge da 17 anni le sorti della Puglia, i fondamentali e i principi di un progetto politico a geometria variabile in perenne e convulsa espansione, la compatibilità tra proclami e scelte. E cioè tra il vessillo elettorale dell’“argine alle destre” e la continua e bulimica cooptazione di interi strati di centrodestra. È, insomma, una questione di trasparenza e coerenza.


Rapido bignami: per “Primavera pugliese” s’intende la stagione che tra il 2004 e il 2005 portò il centrosinistra a espugnare dopo anni - e dall’epoca incessantemente - il Comune di Bari (proprio con Emiliano) e la Regione (con Nichi Vendola), grazie a un’alchimia di nuove spinte politiche, fermenti della società civile, incoronazioni di leader carismatici e inclusivi. Perimetro ampio, ma profilo chiaro. Il pugnale e il veleno che da allora ad oggi hanno tramortito la “Primavera pugliese” sono stati maneggiati da tanti, in questi anni. La catena di errori richiederebbe una pagina a sé e di certo hanno influito anche i mutati scenari politici, l’implosione dei partiti, la frenetica consunzione delle leadership e delle idee guida. Di sicuro, in questo quinquennio abbondante, Emiliano è stato il principale e ultimo cecchino della “Primavera”. Ma non è l’unico.


Già dalla prima campagna per le Regionali, correva l’anno 2015, il governatore nel silenzio degli alleati aveva minato alle fondamenta il decennio vendoliano, smontandone la narrazione, ricombinandone i pezzi, sovvertendo anche qualche riferimento storico. Per necessità elettorali (dura vincere dopo dieci anni di governo) e per intima convinzione (ha il trasversalismo nel sangue). E coronando sempre più il progetto: la coalizione extra-large, il civismo onnivoro che tutto include, divora, giustifica. Un modello, o persino una vera e propria “dottrina delle contaminazioni” e della capacità di “andare oltre”, pescando ora a sinistra e ora a destra attirato da bacini elettorali territoriali e piccoli potentati, sfruttando e accentuando le debolezze degli altri, indovinando la polverizzazione dei partiti e facendo leva sul sistema di potere e poltrone che gravita attorno alla Regione. Un campo di gioco troppo largo per essere il centrosinistra e troppo vario per essere etichettato come altro: “coalizione di governo della Puglia”, appunto. E tanto basti. Probabilmente a tutti: il governatore è “l’amico geniale” della politica pugliese perché non nega a nessuno una chance e perché tutti in fondo accontenta.


Si badi: Emiliano ha davanti una prateria e con lucida spietatezza sa cavalcarla. Il nocciolo allora è un altro: chi gli ha spianato la strada, per incapacità o convenienza, badando con miopia al dividendo immediato e non alla prospettiva. E cioè i partiti del centrosinistra, a cominciare proprio da quel Pd che dopo la nomina di Palese si straccia le vesti o comunque vede traballare tante delle pochissime certezze quando però ormai non c’è più granché da fare. Andrebbero poste molte domande, ai democratici o ai vendoliani. Sempre che la “Primavera” non sia stata un abbaglio. Di sicuro, per gli atti di ribellione verso Emiliano è troppo tardi, dopo che il Pd - pur ammonito in questi anni da qualche osservatore - ha scelto la subalternità al governatore e al civismo acchiappa-tutti e tritura-Pd, schiacciato sulla logica della sopravvivenza pur di raccogliere qualche briciola, pensando che potesse bastare accomodarsi all’ombra di Emiliano per limitarlo e controllarlo. Che è cosa molto diversa dall’adesione leale e rigorosa a un progetto di governo. Idem per i vendoliani, prima critici e censori e poi anche loro agganciati al treno di Emiliano, «perché altrimenti arrivano le destre». La stessa nomina di Gianfranco Lopane al Turismo, oltre a quella di Palese, racchiude un metodo e un progetto: il Pd (il gruppo consiliare più folto) ha provato a chiedere più spazio in giunta, ma Emiliano s’è voltato dall’altra parte e ha optato per un consigliere della sua civica Con. Lo ha fatto perché aveva la forza per farlo, conquistata in anni di dominio incontrastato dai partiti: una prova muscolare, ma non imprevedibile.


Cosa succederà adesso? Il Pd sbanda, frammentato all’interno tra anti-Emiliano e lealisti che tardivamente provano a mordere con le gengive. E i rischi sono molti: la spaccatura nel gruppo consiliare, così ancora più marginale, ed è tanto un’opportunità quanto un pericolo per il governatore; i riflessi sul congresso regionale, e la mossa Palese potrebbe indurre la segreteria nazionale a intervenire sulla scelta del futuro segretario; e infine le ricadute sul programma di governo, sulle urgenze pugliesi, sulle priorità. Un’amministrazione e una maggioranza in perenne tensione, percorse dai fremiti dell’ambizioso civismo emilianista e dalle paure d’irrilevanza del Pd, possono seriamente scivolare nell’inconcludenza. Che fare? Poco. Ci vorrebbe il ritorno della politica, dei partiti, di una dialettica vera e seria. Il tutto in una Puglia monopolizzata, in Regione e fino ai Comuni, da un metodo-Emiliano che si è ormai fatto dottrina. Auguri a chi vorrà provarci.

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