Azione, Emiliano e i cambi di casacca in Consiglio regionale: la memoria troppo corta (o selettiva)

Azione, Emiliano e i cambi di casacca in Consiglio regionale: la memoria troppo corta (o selettiva)
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Venerdì 9 Dicembre 2022, 09:31 - Ultimo aggiornamento: 24 Dicembre, 19:22

A un certo punto di una di quelle giornate un po' così, di accuse, veleni e transumanze, Michele Emiliano ha schiacciato il tasto rosso d'emergenza per scatenare l'inferno di reazioni e prese di posizione. L'antefatto è noto, ma si può comunque sintetizzare in poche parole: Carlo Calenda, la perfetta nemesi del governatore, s'è presentato in Consiglio regionale per annunciare la costituzione del gruppo consiliare di Azione, composto da due ex Pd (Fabiano Amati e Ruggiero Mennea) e da un ex civico (Sergio Clemente), sparando a zero su Emiliano e sull'emilianismo. Apriti cielo, tasto rosso e via alla controffensiva.

Il primo a rimbeccare è stato il sempre solerte Ubaldo Pagano, deputato pd, assaltatore emilianiano, prodotto politico del governatore: «La coerenza, questa sconosciuta, dalle parti di Calenda», scrive. Ma Pagano non lo scriveva, per esempio, quando Emiliano imbarcava bastimenti carichi di pezzi di centrodestra. E non lo pensò, elezioni comunali a giugno, quando nella sua Castellana sorrideva abbracciato al neo sindaco civico e al leghista Nuccio Altieri, ché il trasversalismo puzza e indigna solo quando è degli altri.

Poi, poco dopo, ecco la mail a doppia firma di Marco Lacarra e Filippo Caracciolo: «Chiediamo che i consiglieri regionali passati con Calenda vengano estromessi dalla maggioranza». Lacarra, sempiterno segretario regionale Pd per nome e per conto anche di Emiliano, non ha mai preteso l'estromissione di alcuno, e anzi quando il governatore col suo allegro civismo svuotava e indeboliva il Pd spiegava che sì, insomma, è sempre buono e giusto allargare la maggioranza. Caracciolo, capogruppo dem in Consiglio, lo ricorderete forse a firmare anche con Amati proposte di legge e mozioni al vetriolo quando c'era da "bastonare" Emiliano, ma forse non lo ricorda più lui.

Nemmeno il tempo di metabolizzare, ed ecco Francesco Boccia, senatore Pd, negli anni lettiano, poi emilianiano, ancora lettiano, sempre un bel po' contiano e di nuovo emilianiano, ex Margherita fattosi alfiere della purezza a sinistra: «il mercimonio di Azione» e il «degrado politico di Calenda», dice. Ma forse Boccia negli ultimi anni sarà stato molto impegnato alla presidenza della Commissione Bilancio della Camera o al ministero degli Affari regionali per non accorgersi della sfrenata razzia di Emiliano nel centrodestra o proprio a destra, sempre garantendo postazioni, agenzie e strapuntini vari, e l'elenco di nomi sarebbe lungo al punto da esaurire lo spazio qui a disposizione.

Anche Sinistra italiana si acciglia: «Azione? Non era questa la coalizione che i pugliesi avevano votato». In realtà la coalizione ha già cambiato volto, assetto e protagonisti altre volte, ma dai vendoliani mai s'era avuta una così repentina capacità di reazione quando Emiliano allargava a piacimento.

Infine, proprio lui, il governatore: «I consiglieri passati ad Azione sono estromessi dalla maggioranza». Così, per editto. E vai a capire che succede se quelli domani o dopodomani votano in aula col centrosinistra. «Nessun dialogo politico è mai stato intrapreso con Azione e Italia viva, che hanno fatto sempre una ferma opposizione alla nostra amministrazione sia prima che dopo le elezioni regionali». Anche il M5s, per esempio, s'era candidato contro Emiliano alle Regionali 2020, ma sì, sapete come funziona, le convergenze parallele, i programmi, gli accordi nazionali che però ora - giova ricordarlo al governatore - dopo le elezioni politiche settembrine sono spesso disaccordi tra Pd e cinque stelle. Anche Stefano Lacatena, altro esempio, è stato eletto in Regione con Forza Italia e ora è un civico emilianiano, e magari presto il governatore andrà a sedurre e conquistare un altro paio di consiglieri del centrodestra. A margine: lo stesso trattamento, cioè l'editto di cacciata dalla maggioranza, non era stato riservato in precedenza a Massimiliano Stellato, consigliere che ha aderito a Italia viva (e s'è pure candidato alle Politiche). Ma d'altro canto Stellato vuol dire - voleva dire, ormai - Massimo Cassano, alleato nonostante tutto e tutti di Emiliano e nonostante si fosse candidato anch'egli col Terzo polo.

In generale, non si capisce niente: i tre neo calendiani sono stati accusati di aver sfruttato il centrosinistra a fini elettorali salvo ora mollare gli ormeggi e andare via (e quindi, implicitamente, dovrebbero restare lì dove erano, in maggioranza), ma sono comunque sgraditi e vanno allontanati. I consiglieri di Azione sono allora come il gatto dell'esperimento di Schrödinger, allo stesso tempo morto e vivo: i tre calendiani dentro e fuori dalla maggioranza, contemporaneamente.

Non che la condizione di ambiguità sia stata fugata dall'inizio dagli stessi protagonisti, del resto. In conferenza stampa, l'altroieri, hanno posto una specie di vincolo di mandato imperativo (Calenda: «Non chiederò di cambiare da maggioranza a opposizione»), poi hanno sputato fuoco su Emiliano, infine hanno optato per un elastico «stiamo con la maggioranza dei pugliesi». Tradotto: opposizione, ma se è il caso sceglieremo provvedimento per provvedimento, "nel merito" e in aula, che fare. Resta pure da capire cosa accadrà con le diramazioni territoriali dei tre consiglieri calendiani, a cominciare dalle realtà comunali: con il Pd o no? Con gli emilianiani di turno o senza? Stesso rebus per il futuro, e la giacca di Antonio Decaro è già sufficientemente slabbrata, strattonato da Emiliano e non certo sgradito a calendiani e renziani.

Verranno altre giornate un po' così, di accuse, veleni, transumanze, tasti rossi e amnesie. Per esempio, quando Emiliano puntellerà la "coalizione che governa la Puglia" (come ama definirla, senza altre etichette) con nuovi, variopinti innesti - e accadrà. O quando la maggioranza in Consiglio sarà salva per un pugno di voti, magari pure di Azione e Italia viva - e anche questo potrebbe accadere. Ma in politica e in Puglia si può dire tutto, senza ricordare niente.

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