Rinnovabili decisive per la svolta, basta con i "no"

Mercoledì 15 Dicembre 2021 di Federico PIRRO

L'assessore regionale all’Ambiente, Anna Grazia Maraschio, ha ragione: se vogliamo (e dobbiamo) contribuire ai processi ormai ineludibili di decarbonizzazione su scala locale, nazionale ed europea, anche la Puglia deve incrementare sul suo territorio la generazione di energia da fonti rinnovabili - di cui abbiamo già un primato nazionale per l’eolico e il fotovoltaico - ma che è ulteriormente incrementabile anche con parchi eolici off-shore flottanti, naturalmente operando come Istituzioni (e cittadini) per coniugare difesa del paesaggio e aumento dell’energia da fonti rinnovabili e considerando anche il prevedibile incremento occupazionale che potrebbe derivarne.
Tale affermazione è stata argomentata con equilibrio e passione civile nel corso di una recente trasmissione televisiva in cui si è affrontato il tema di particolare complessità come quello del ruolo della Puglia nello scenario energetico nazionale - in cui ormai sulla base anche degli obiettivi della Unione Europea si punta ad incrementare la generazione di energie pulite: un argomento, è bene ribadirlo, che non può essere affrontato con superficialità e men che meno con approssimazioni da strapaese.
 

Riflessioni, quelle dell’Assessore, cui vogliamo contribuire (sommessamente) con questo intervento, su due punti in particolare:
1) Tutela del paesaggio: premesso che su questo punto si è tutti d’accordo e che nessuno può arrogarsene il monopolio, bisognerebbe intendersi bene sul carattere della stessa tutela. Si è scritto che le pale eoliche e i campi fotovoltaici avrebbero ‘deturpato’ i profili territoriali di larghe zone della Puglia. Ma ci chiediamo: e gli alti tralicci che reggono le reti di trasmissione e distribuzione dell’energia, i numerosi ripetitori televisivi e le tante torri (invadenti) per la telefonia mobile - ben presenti queste ultime, come possiamo ben vedere, nel cuore e sui palazzi delle stesse città - non deturperebbero il paesaggio ? Ma pochi o forse nessuno se ne lamenta, salvo che i tralicci dell’alta tensione non siano troppo vicini alle abitazioni, temendosene giustamente le radiazioni elettromagnetiche. Per questo Terna sta investendo per interrarne diverse tratte, ma dobbiamo sapere che tale processo sarà molto lungo nel tempo e sicuramente costoso. Le torri eoliche poi – che certo non sono state ubicate nei centri storici dei piccoli ed affascinanti borghi del Subappennino dauno - sono state collocate invece o su alture collinari spesso brulle e senza alcun appeal paesaggistico, o in pianure ove non certo hanno distrutto colture estensive o intensive che fossero. Ma poi - riflettiamoci su - a fronte di mutamenti climatici epocali, di cui tutti ormai avvertiamo l’incombente pericolo su scala planetaria, la torre eolica o il campo fotovoltaico per la loro utilità energetica non possono essere considerati ormai parti integranti di un paesaggio, come lo sono gran parte dei manufatti come ponti, strade, ferrovie, aeroporti, scali portuali, tutte opere necessarie alle attività dei Paesi che li realizzano ? Certo, poi bisogna realizzarli senza costruzioni troppo invasive, con profili architettonici qualificati e mitigandone al massimo con varie modalità già sperimentate l’impatto ambientale, ma Il paesaggio non è un contenitore spaziale immutabile nel tempo, ma - secondo i bisogni dell’uomo e, pur con tutta la cautela necessaria per la sua tutela, che non deve tuttavia significare assoluta immodificabilità - può essere reso funzionale alle necessità dell’uomo. E il progressivo allarmante cambiamento climatico, segnalato dalla comunità scientifica internazionale, e la necessità non più rinviabile di difendersene, non sono forse un’emergenza planetaria che non ha precedenti almeno nella memoria di quelle che consideriamo le civiltà conosciute dall’homo sapiens? E, pertanto, l’installare nuovi parchi eolici (o potenziare con il repowering quelli già esistenti) e altri campi fotovoltaici che riducono le emissioni di anidride carbonica non risponde ad un’esigenza ‘universale’ cui nessuno potrebbe (e dovrebbe) sottrarsi, ben superiore a quella di ‘difendere’ paesaggisticamente un singolo ma limitato ambito territoriale ? 
2) I parchi eolici off-shore flottanti: 20 progetti presentati da big player del settore al MITE, e classificati il 16 novembre scorso dal Ministero come ‘ben ‘circostanziati’ ovvero ben sviluppati sotto il profilo ingegneristico, sono molto avanzati per profilo tecnologico, numero di torri con le relative piattaforme di ancoraggio, capacità di generazione di energia ‘pulita’ e produrranno effetti indotti sotto il profilo produttivo e occupazionale. Ci si batta allora tutti insieme perché, ad esempio, anche gli aerogeneratori di grande taglia che saranno installati ad una distanza fra i 9 e i 24 chilometri dalla costa (e non certo nella rada dei porticcioli di Otranto e di Castro) siano costruiti, o almeno assemblati, nei nostri territori, impiegando (in logiche di mercato, è ovvio) imprese e maestranze locali: Ma affermare che queste torri eoliche impediranno di vedere almeno in certi giorni il profilo dell’Albania e della Grecia - cosa peraltro non vera, perché le alture costiere di questi due Paesi continueranno a vedersi, insieme ai lontanissimi parchi eolici - è una motivazione certo rispettabile, ma francamente molto povera sotto il profilo giustificativo, anche perché contemplare alture albanesi e greche non mi sembra che crei molta occupazione, e decisamente municipalistica in un momento in cui invece, tutti devono contribuire al raggiungimento di un obiettivo che è di rilievo mondiale. E la Puglia da almeno tremila anni è sempre stata ‘una regione del mondo’, periferica in certi periodi della storia rispetto ad altri baricentri, ma non certo marginale. Ed ora siamo diventati centrali a livello nazionale per quello che riguarda la produzione di energia eolica e fotovoltaica.

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