Alla ricerca dei veri antidoti alla paura

Domenica 1 Dicembre 2019 di Stefano CRISTANTE
Cos’è la paura? Un’emozione, forse la più potente. Perché? Perché ci obbliga ad allontanarci dai nostri desideri, a volte anche dai nostri bisogni. In un mondo tecnologicamente avanzato come il nostro, l’emozione più forte è quella più antica, quella che faceva tremare i primi Sapiens di fronte ai pericoli. Di nuovo: perché? Senza cercare un ordine gerarchico: perché abbiamo modificato il pianeta in modo talmente disordinato e sciatto da rischiare l’incolumità di intere popolazioni.

Perché le tecnologie ci consentono estensioni psico-fisiche spettacolari ma anche intrusioni formidabili da parte di entità non desiderate; perché le risorse del pianeta sembrano infinite e non lo sono, e spesso ci sembra che la nostra vita possa peggiorare sensibilmente; perché pensiamo di essere troppi a doverci dividere ciò che serve per vivere. E così via. Forse, la paura riassume nel suo apparire e collocarsi stabilmente nella mente dell’individuo contemporaneo l’impressione di poter svanire, o di essere degradati, o di vedere altri prendere il nostro posto nella vita. Perché noi non respiriamo aria, ma respiriamo vita. La paura è l’emozione che accompagna ogni minaccia alla nostra vita, o che noi percepiamo come tale.

Molti, disturbati dalla tormenta emotiva che si apre attraverso la soglia della paura, pensano con nostalgia alla necessità che ritorni in auge qualcosa di mentalmente speciale come la fiducia nella pura logica, nella pura ragione. Ma il nostro cervello è sensibile a questo argomento solo per il 30% del suo funzionamento. L’altro 70 naviga nell’incertezza della percezione e del funzionamento emotivo. La razionalità è stata accoppiata alla modernità, forse a partire dalla distinzione di Cartesio tra chi pensa (noi) e chi si limiterebbe a esistere (tutto il resto) e quindi sarebbe a nostra completa disposizione. Tornare al positivismo è impossibile, anche se c’è chi ci prova. Non è possibile tornare alla fiducia cieca nella scienza e nella tecnologia senza sentire i reclami del ‘900 su ciò che può accadere in una società dove il potere razionale è totale ma ancorato a valori deleteri, cioè contrari alla vita. Come abbiamo saputo, l’organizzazione dei campi di sterminio era perfettamente razionale.

Quindi il problema non è solo come rimettere in moto la fiducia nella scienza – scossa dal divario tra viaggi interplanetari e i problemi di sopravvivenza di milioni di individui stremati dalla fame – ma anche come attutire il peso dell’emozione-paura, che ci blocca e ci paralizza, persino nell’accettazione di fenomeni ormai clamorosamente sotto gli occhi di tutti, come il cambiamento climatico. Abbiamo paura di ammettere che i danni che abbiamo fatto negli ultimi 200 anni all’ambiente hanno bisogno di essere riparati, perché questo potrebbe implicare rinunce e cambio antropologico nei comportamenti. Molti preferiscono infilare la testa sotto la sabbia, cioè rimuovere i problemi, e andare avanti come si è sempre fatto. Fingendo cioè una forza che, a lungo andare, sarà del tutto insufficiente a fronteggiare i pericoli.

Eppure ci sono tante altre emozioni a portata di mano: quelle che scaturiscono dal piacere di crescere, di imparare, di discutere, di condividere. Queste altre emozioni non sono popolari, perché sono complesse e prevedono un’interazione lunga tra persone. Eppure sono queste emozioni il contrario della paura. La cosiddetta “sicurezza”, tanto propagandata dai demagoghi di ogni segno, non è la fine della paura, ma la sua prosecuzione. La sicurezza non tacita la paura, perché combatte la paura con le sue stesse propaggini: garanzia di essere protetti da chi è tecnologicamente vincente oppure addirittura dotarsi di armi proprie. Ma le persone armate non paiono meno impaurite, visto che cercano armi sempre più sofisticate.

Come possiamo sentirci sicuri su questo pianeta? Come possiamo scommettere che nulla ci verrà a toccare, a minacciare, a colpire? Come possiamo pensare di blindarci se quasi tutto è nelle mani delle infinite variabili scaturite dalla complessità del nostro mondo e della sua organizzazione? La sicurezza è stata raccontata dai demagoghi come l’antidoto alla paura, ma invece si tratta di un effetto placebo. Nessuna fortezza, nessun esercito privato, nessuna tecnologia è in grado di tenerci davvero al riparo dalla paura. Anzi, più insistiamo nel volere preservarci dalla paura più perdiamo la chance di allontanarcene attraverso il processo di im-medesimazione. Attenzione: non diventare l’altro, cosa impossibile. Piuttosto accettare l’idea che noi siamo irriducibilmente noi stessi e insieme l’altro. Un sociologo d’altri tempi, Herbert Mead, usava la complicata formula dell’Altro Generalizzato. Ma intendeva una cosa semplice: noi siamo insieme unici e parte di miliardi di esseri. E non solo “umani”. Anche non-umani, ma viventi. Ecco quindi una prima deviazione significativa dal tracciato del binomio “paura-sicurezza”: ripensare il rapporto tra noi stessi e il pianeta, che è un tutto vivente. La seconda deviazione è nell’essere-con. Quando ci immedesimiamo con gli altri capita di condividerne il dolore. Gestirlo è difficile. Quando la catena dei dolori si stringe troppo su di noi, è umano ritornare alla nostra vita, concentrarci sul nostro tempo, prendere una pausa dal dolore, senza perderne consapevolezza. Se accade, vuol dire che abbiamo consentito all’idea che il mondo sia costruito per il nostro unico io.

Nella politica, questo avviene quando il dibattito è dominato dall’opacità e dalle motivazioni che nascondono la prevalenza schiacciante dell’elemento individuale. Non c’è che un antidoto, ed è percepirsi come moltitudine capace di gestire la conflittualità degli interessi e dei linguaggi. Ci vuole coraggio, perché un’altra alterazione è possibile: quella che trasforma la moltitudine in folla, aggregato di nascondimenti e azioni estreme. L’altra faccia della medaglia di un potere che mette in scena se stesso come spettacolo tragicomico, dominato dalle retoriche della paura e della sicurezza.

  Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre, 16:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA