Il pontefice, il sindaco e quelle parole che sanno «di mare»

L'abbraccio del sindaco Mennitti con papa Ratzinger (foto Agenda Brindisi)
L'abbraccio del sindaco Mennitti con papa Ratzinger (foto Agenda Brindisi)
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Domenica 8 Gennaio 2023, 12:16 - Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio, 14:48

Se l’operazione non appare ardita, e non lo è, si può tentare una torsione semantica nei discorsi, nelle analisi e nelle riflessioni che hanno attraversato questa settimana di passaggio d’anno, con la morte e i funerali di papa Benedetto XVI, per recuperare quello che abbiamo dimenticato o solo perduto. Un rimbalzo di senso per dire che, se tutti convergono sul valore intellettuale di Joseph Ratzinger, scandagliato in lungo e in largo in giorni carichi di significato ma anche di molte e inutili polemiche (Chiesa austera vs Chiesa ciarliera), forse ora si potrebbe porre attenzione allo spessore di un discorso al quale il pontefice tedesco guardò con estremo interesse la sera in cui fu accolto a Brindisi, il 14 giugno 2008, al secondo viaggio in Puglia. Il discorso del sindaco Domenico Mennitti.

Evento di portata storica, quell’incontro. Da quasi mille anni un papa non arrivava a Brindisi. Nel 1089 vi si era recato in visita Urbano II. Accadimento eccezionale anche quello, voluto dal pontefice per consacrare il perimetro dell’area su cui poi verrà edificata la cattedrale normanna, completata nel 1143 (e in cui, nel 1225, Federico II sposerà in seconde nozze la giovanissima Isabella di Brienne, regina di Gerusalemme). Storia su storia: furono i Normanni a ripopolare Brindisi, distrutta quattro secoli prima dai Longobardi (e ad adiuvandum, quasi duecento anni dopo, dai Saraceni), e la città si ritaglierà in seguito un ruolo strategico lungo le rotte delle Crociate, la prima delle quali invocata dallo stesso Urbano II nel 1095 con un’omelia al Concilio di Clermont. Mille anni prima o giù di lì – ma qui soccorre la fede – sarebbe stato addirittura l’apostolo Simon Pietro, per la Chiesa il primo Papa, ad approdare sulle sponde dell’Adriatico, diretto a Roma lungo la via Appia. Con questi trascorsi, e con simili balzi della storia, non poteva sfuggire il significato della visita di Benedetto XVI a Brindisi. Difatti a Mennitti non sfuggì. E a Ratzinger non sfuggì il senso delle parole pronunciate dal sindaco.

Il dietro le quinte lo ha raccontato ora monsignor Rocco Talucci, allora vescovo dell’arcidiocesi, parlando di quella visita: «Il Papa – ricorda – rimase molto colpito dal discorso del sindaco Mennitti. Un intervento notato da tutti: Ratzinger salutava le istituzioni, ma quella sera volle abbracciare Mennitti e nella papamobile si complimentò per le parole del primo cittadino. E il cardinale De Giorgi mi disse che per tutto il viaggio di ritorno avevano parlato col Santo Padre di quell’intervento pronunciato per accogliere il pontefice in piazzale Lenio Flacco». Sono trascorsi quasi mille anni da quando un altro Papa venne a Brindisi, aveva esordito il sindaco: «Mille anni indicano un tempo troppo lungo di attesa, che spiega la gioia per l’evento odierno e fa cogliere il significato di questo incontro». Il significato dell’intervento di Mennitti, invece, era ovviamente in altri passaggi.

«Rappresento una comunità che vuole uscire dalla gabbia dell’eterno presente per guadagnare con determinazione il futuro». Abito scuro, cravatta regimental, fascia tricolore, Mennitti salutò il Papa con queste parole. «Stiamo disegnando il futuro e siamo impegnati ad invertire questa tendenza di precarietà e di insufficienza di lavoro, sforzandoci di orientare l’azione verso soluzioni in sintonia con quanto sta accadendo nel mondo. E in sintonia con il Suo esplicito incitamento a non abbandonare la speranza, perché le crisi – anche quelle economiche e sociali – si risolvono certo riequilibrando i sistemi finanziari e quelli produttivi, mai dimenticando però che tali interventi risultano efficaci solo se governati da un condiviso ordine di valori».

Era sindaco da quattro anni, la sua città usciva da una lunga e travagliata fase, una delle tante. La criminalità, il contrabbando, il malgoverno, le scelte calate dall’alto a ipotecare lo sviluppo e da lui (e non solo da lui) fortemente avversate. Una per tutte: il rigassificatore, progettato da altri all’imbocco del porto, «luogo carico di significato», dirà Benedetto XVI il giorno dopo – una domenica – da Sant’Apollinare, per l’Angelus pronunciato proprio lì, a Brindisi: «Ogni porto parla di accoglienza, di riparo, di sicurezza; parla di un approdo sospirato dopo la navigazione, magari lunga e difficile. Ma parla anche di partenze, di progetti e aspirazioni, di futuro. In particolare, il porto di Brindisi riveste un ruolo di primo piano per le comunicazioni verso il Mare Mediterraneo e verso l’Oriente». E da quel «lembo d’Europa proteso nel Mediterraneo, tra Oriente e Occidente», papa Ratzinger rivolgerà la sua preghiera alla Madonna: «Permetta alle giovani generazioni di prendere il largo senza paura per affrontare con cristiana speranza il viaggio della vita».

Il porto, il mare, l’acqua. Mennitti – da intellettuale laico – lo aveva detto nel suo intervento di saluto, la sera prima. Un passaggio chiave, così tanto apprezzato dal pontefice: «Sento che Lei ha colto, pure in lontananza, le caratteristiche peculiari del nostro carattere, e già ci conosce proprio come siamo: carichi di ansie e alle prese con molti problemi e però ricchi di generosità e capaci di compiere alti gesti di solidarietà. Brindisi non è una città genericamente “sul mare”, ma è una città “di mare”. Non è una sofisticata distinzione terminologica; è la valorizzazione di un elemento dinamico – l’acqua – che non lambisce Brindisi, la penetra. E ne condiziona la vita, determina il carattere delle genti, la forza dei sentimenti prevalenti: la solidarietà, la speranza, la determinazione a non arrendersi mai». Mai.

Mennitti non c’è più; l’anno prossimo saranno dieci anni dalla sua scomparsa. Non c’è più neanche Benedetto XVI. E quell’evento di Brindisi un po’ sfuma e trascolora di significato nella memoria. Peccato. Tutto scorre; il tempo vola, modifica le cose, trasforma il mondo. E cambia noi. Sempre più di terra, come approdo; sempre meno di mare, come avventura. Che è un po’ la traiettoria preconizzata da Carl Schmitt nella sua riflessione sulla storia dell’uomo. Ma aver dimenticato il mare – come elemento materiale e richiamo simbolico, comunque nella sua valenza dinamica e vitale, perciò accogliente e creativa – è una colpa. E la gabbia dell’eterno presente è la condanna che ne deriva, quando si smette di progettare il futuro. Ne riparleremo tra mille anni, forse. Mille ancora.
 

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