Il caso Lopalco e il civismo, trappola per Emiliano (con tre lezioni e un rischio)

Il caso Lopalco e il civismo, trappola per Emiliano (con tre lezioni e un rischio)
di Francesco G. GIOFFREDI
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Sabato 13 Novembre 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 08:05

L'epidemiologo-assessore rimasto intrappolato a metà, nell’intersezione tra scienza e politica, tra rigore e compromesso, esce dall’equivoco. O almeno in parte. Pier Luigi Lopalco da tempo, cioè da quando era calato il sipario sulla fase emergenziale della pandemia, stazionava in un guado: non più “scienziato puro” avvolto dall’aura della competenza “terza”, né già sufficientemente politico per gestire mediazioni e guidare la complessa e complessiva macchina dell’amministrazione sanitaria.

L’equivoco per ora è sciolto – appunto – solo in parte, perché Lopalco comunque resterà consigliere regionale, e perciò in una postazione politico-istituzionale. Sempre che le dimissioni non vengano ritrattate e ritirate: lecito attendersi di tutto. Ma, in ogni caso, il passo indietro dell’epidemiologo si presta a chiavi di interpretazione e riflessioni, con una lezione di fondo e una trappola in agguato (per Michele Emiliano, che potrebbe ritrovarsi un’ingombrante mina vagante in più). Purché si parta da un presupposto: la ragione che ha portato all’addio di Lopalco alla giunta non è stata solo la divergenza col governatore a proposito del farmaco contro la Sma. Sarebbe una lettura un po’ ingenua: alla radice delle dimissioni ci sono fratture più profonde, su scelte e anche nomine, un susseguirsi di passaggi tesi e una progressiva marginalizzazione di Lopalco negli equilibri della Regione.

Di sicuro, l’epidemiologo rischia d’essere la più illustre (non la prima) vittima del civismo extra-large di Emiliano, quel civismo che è una specie di mantello elastico: con la stessa rapidità si estende per avvolgere tutto e tutti e si ritrae per tagliare fuori selettivamente chi va fuori traccia o schema. Ecco, allora, la lezione impartita dalla vicenda Lopalco: il civismo dà e toglie a ritmi convulsi, pochi riferimenti stabili e molte opportunità del momento. La parabola del professore è paradigmatica, del resto. Nel marzo 2020, quando esplose la pandemia e la stella di Emiliano era un po’ offuscata, il governatore arruolò lo scienziato salentino (fin lì di stanza a Pisa) a capo della task force pugliese per riverniciare l’immagine della Regione e tenere dritta la barra dell’emergenza Covid. Nei piani di Emiliano, Lopalco doveva essere più cose: l’esperto che dà indicazioni su un terreno inesplorato, la figura del riscatto, della credibilità e della visibilità nazionale, la star, lo scudo da alzare nei talk televisivi a difesa (o persino a lode e gloria) della Regione e del governatore. E le cose, in effetti, sono andate così per lungo tempo: Lopalco è stato una specie di passepartout per il governatore, anche in chiave elettorale, e grazie pure a una certa disinvoltura dell’epidemiologo nell’apprendere l’arte del dichiarare. Non che sia stato tutto un panno di velluto, liscio e senza intoppi, anzi: Lopalco ha dovuto fare i conti con inciampi, errori, indecisioni, retromarce su zona rossa o arancione, manica larga o rigore, tamponi, chiusura scuole, ospedale in Fiera, reattività e riorganizzazione della rete ospedaliera. Spalleggiando sempre il governatore, con convinzione o in alcuni casi forse no. Comunque, all’apparenza, integrato in un sistema e nella rete ampia dell’emilianismo, sempre più “pugliese di ritorno”, tanto da essere tra i registi (e tra i futuri primattori) della nascitura facoltà di Medicina di UniSalento.


Molte divisioni però covavano sotto la cenere, il resto lo ha fatto il cambio di scenario in Regione: dall’emergenza e dalla vulnerabilità elettorale c’è stata la transizione alla gestione più ordinaria e alla ritrovata saldezza politica. Risultato: Lopalco è scivolato ai margini, il bastone del comando sanitario è passato perlopiù ad altri protagonisti, tra Dipartimento Salute, Gabinetto del presidente e Protezione civile, su politiche sanitarie e anche nomine. Le lezioni allora sono tre. La prima: nella politica che riscopre il valore delle competenze, il “competente” Lopalco si è ritrovato stritolato, a tratti isolato. La seconda: la stessa “competenza” non è un assoluto, un ottimo epidemiologo non sarà necessariamente uno scaltro amministratore, e non è facile dosare tecnica e politica, conoscenza e burocrazia. La terza: la nuova politica, il civismo, assorbe tutto, anche i “competenti” della società civile, li spolpa e inflaziona finché necessari e infine, a missione compiuta, li espelle come corpi estranei e un po’ consunti.


E poi c’è il rischio, la trappola per Emiliano. Nella vetrina nazionale, la Puglia non sarà più l’amministrazione dell’assessore-scienziato, ma la Regione che ha viceversa costretto l’epidemiologo alle dimissioni. Insomma: il governatore perde il passepartout. È un colpo all’immagine. Non solo: il salto in politica di Lopalco si è interrotto, ma non è fallito del tutto. Siederà in Consiglio, come una specie di mina vagante, un numero ballerino, pronto a incalzare la giunta, e se è il caso a polemizzare. Da paravento diventa potenziale spina nel fianco. Non a caso va registrato l’improvvisamente accomodante atteggiamento del centrodestra verso il professore, subito dopo le sue dimissioni. Anche questo è un effetto del civismo, della gestione che prevale sulla politica: Lopalco è stato sì eletto in Con, il movimento di Emiliano, ma la struttura liquida, acerba del contenitore, autorizza magari gli eletti ad avere le mani un po’ più libere. E l’eventuale colpo di spugna sulle dimissioni non è detto che riporti tutto al suo posto.

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