Serie B/ Il Lecce al terzo posto un momento da sogno da vivere senza paura

Serie B/ Il Lecce al terzo posto un momento da sogno da vivere senza paura
Sarà anche un Lecce normalizzato, ma sempre vincente, per atteggiamento, predisposizione, mentalità e compattezza. Contro la Cremonese praticamente un inedito nello sviluppo, ma un deja vu nel risultato.
Non una squadra arrembante, sia pure a fiammate, non briosa; ma un gruppo determinato, convinto, caparbio e solido, sicuro di sé. Ha iniziato piano, il Lecce, ed è cresciuto alla distanza, senza strappi ma con una costanza che ha fatto salire il livello della prestazione minuto dopo minuto, arrivando ad una superiorità quasi silenziosa ma netta, mai eclatante eppure sempre più evidente. Occasioni poche; però, di converso, praticamente nessuna concessa, anche questa una rarità nel campionato dei giallorossi spesso un po' fragili, se non superficiali in certi frangenti, quando la concretezza deve prevalere anche sul gusto per la giocata.
Ed è rassicurante anche constatare che Liverani dispone ormai non di dodici o tredici elementi affidabili ma di una varietà di scelte che si amplia di partita in partita attingendo contributi importanti anche da interpreti fino al giorno prima improbabili, periferici, quasi mai chiamati al proscenio. Segno che non ci sono schemi fissi né gerarchie riconosciute ma, semmai, c'è un tecnico che sa valutare rendimento e momento, trovando il modo di coinvolgere il maggior numero di giocatori.
In questo senso si può dare per certificato, dopo il successo di ieri sera sulla Cremonese, il passaggio del Lecce ad una dimensione che oggi è ufficialmente altra rispetto alla prima giornata di campionato. A questo punto del torneo nessuno può più considerare il Lecce un intruso al terzo posto della classifica anche se tutti sanno perfettamente che nulla si può ritenere definitivamente acquisito. E tuttavia tredici giornate, poco più di un terzo di campionato, rappresentano uno scout assolutamente attendibile e per niente casuale: il Lecce oggi è lì perché merita di starci, avendo ancora molto da dimostrare ma anche la qualità sufficiente per riuscire a farlo.
Questo ha detto il successo contro i grigiorossi, ottenuto anche senza pedine che fino al turno precedente si erano rivelate fondamentali (Tabanelli, per esempio), ma rafforzando un'identità tattica e di gioco divenuta ancora più definita e riconoscibile (inevitabile il riferimento all'importanza dei due esterni bassi e la loro costante presenza nella manovra).
Ecco perché il Lecce di oggi, oltre che la risposta finale ai timori della vigilia, vale anche un'opzione su traguardi ai quali è possibile pensare senza per forza derubricarli in illusioni. Né è più giustificabile la cautela di certa parte dell'ambiente che, forse ancora traumatizzata da delusioni recenti, ha quasi paura di credere nelle possibilità di questa squadra, facendole un torto ma soprattutto facendolo a se stessa. Un atteggiamento che contraddice, in fondo, la natura stessa del sostenitore, nato per esaltarsi e deprimersi in relazione ai risultati della propria squadra.
Ma un tifoso che non esulta, non sogna, non si galvanizza di fronte a queste imprese dovrebbe probabilmente cominciare a dubitare di sé, della propria natura e del proprio ruolo. Non si può avere paura di gioire, non ci si può reprimere in una fase così straordinaria, solo per farsi trovare pronti ad attutire eventuali delusioni future. Questo è il tempo della gioia: chi tifa il Lecce ha il diritto e addirittura il dovere di goderselo.
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Lunedì 26 Novembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 09:54