Le tentazioni a destra di fermare la svolta

Lunedì 11 Ottobre 2021 di Mauro CALISE

L'assalto squadrista di sabato resterà, probabilmente, un episodio isolato. Ma segnala un cambiamento di clima, che riguarda la destra nel suo insieme. Il primo turno delle amministrative ha fatto intravedere un’inversione nei rapporti di forza tra i due schieramenti che dovrebbero, allo scadere della legislatura, giocarsi la partita del governo. E ha reso più evidente il limite strategico del centrodestra. 
Un centrodestra divaricato tra l’appoggio all’esecutivo di Draghi sugli investimenti economici e la crescente ostilità per le misure che riguardano l’ordine pubblico. La tentazione di cavalcare la protesta contro le restrizioni del green pass riflette questa impasse politica e spiega le reazioni tardive di condanna della Meloni e del capo della Lega. Molto più lesti a criticare il Viminale che a esprimere solidarietà al sindacato.
La tregua siglata da Salvini con Draghi, appena qualche giorno fa, rispecchia molto più le tensioni all’interno del proprio partito che le convinzioni – e le pulsioni – del Capitano. 
 

Che ha visto assottigliarsi, in questi mesi, i suoi margini di iniziativa, a tutto vantaggio della propria rivale più radicale. Se anche Roma e Torino dovessero andare a sinistra, diventerebbe ancora più chiaro che la pax draghiana sta giovando a una sola delle due parti. Non è detto che ribellandosi Salvini invertirebbe il trend. Ma potrebbe almeno sperare di riconquistare la visibilità di cui ha bisogno, psicologico prima ancora che politico.
Certo, l’inasprimento dei rapporti comporta i rischi che già si sono visti nelle piazze. E se questa spirale si avvitasse, la corda con il premier potrebbe facilmente spezzarsi. Ma Salvini sa di avere una carta che può aiutarlo a restare in equilibrio, e intende sfruttarla a pieno. Anche se dovesse ritrovarsi ai margini del governo – come i suoi avversari pretendono – difficilmente resterebbe fuori dalla partita del Quirinale. Ed è questa la mano in cui vuole tenersi le mani libere. Fino a ieri, il capo della Lega si è presentato come il principale sponsor dello scenario della promozione di Draghi a Presidente della Repubblica. Con l’interesse fin troppo esplicito di andare subito dopo alle elezioni. Ora, però, che l’esito delle urne si sta facendo molto più incerto, il Capitano sta tirando il freno. Alla luce degli ultimi dati, converrebbe anche alla Lega – e al centrodestra – che la legislatura arrivi al suo termine naturale. In tal caso, meglio provare a mandare al Colle qualcuno che all’attuale governo non renda la vita troppo facile.
Anche perché, con la rapidità dei mutamenti di opinione cui stiamo assistendo in questi mesi, il tempo può giocare a favore di chiunque. Lo smottamento dei Cinquestelle ha aperto la caccia al loro elettorato, e alla leadership di ciò che rimane. Sempre più deboli nella società, ma ancora molto forti in Parlamento e decisivi per la scelta del successore di Mattarella, i grillini sono una mina vagante. Che può determinare – o far saltare – i principali accordi tra i partiti. Finora, i flussi in uscita – come spiega Marco Valbruzzi su Repubblica – sembrano avere favorito soprattutto il Pd. Ma se dovesse saltare la guida filogovernativa di Conte, nei grillini riemergerebbe la spinta protestataria e populista. Una spinta che Matteo Salvini vorrebbe tanto potere intercettare. 
In un quadro così convulso, la buona notizia è che il governo sta andando dritto per la propria strada, e che siamo alle settimane decisive in cui i numeri della ripresa economica dovrebbero incrociare i primi, corposi fondi del PNRR. Alimentando un circolo virtuoso che dovrebbe rendere palese che il Paese sta finalmente svoltando. Ma proprio perché le cose vanno meglio, è inevitabile che cresca anche la tentazione di scassare tutto. La politica si nutre di conflitti. Anche quando sarebbe molto più saggio evitarli.

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