Il vino e le etichette "killer": la sconfitta della civiltà contadina, della cultura e del bere responsabile

Il vino e le etichette "killer": la sconfitta della civiltà contadina, della cultura e del bere responsabile
di Dario STEFÀNO
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Martedì 17 Gennaio 2023, 13:32 - Ultimo aggiornamento: 13:36

Ho sempre pensato che il voto del Parlamento europeo dello scorso 16 febbraio potesse fungere da argine ad una certa deriva ideologica, che sa un po’ troppo di proibizionismo manicheo, che ogni tanto prende il sopravvento mettendo all’indice il vino. Speravo che non venisse buttato all’aria, a così stretto giro, il deliberato - stracondiviso - sulla differenza tra consumo nocivo e consumo moderato di bevande alcoliche. Invece, il via libera dell’Unione Europea dato all’Irlanda a utilizzare sulle bottiglie di vino etichette “terroristiche” sembra proprio ridare fiato alle trombe di “politiche fuori misura” e, soprattutto, fuori bersaglio. 

È quanto mai evidente, infatti, la differenza tra uso e abuso di alcolici, così come tra assumere superalcolici e bere un bicchiere di vino. Equiparare alcolici e superalcolici, presentati allo stesso modo come pericolosi per la salute, come lo sono certamente le sigarette, significa non solo contraddire pagine e pagine di evidenze scientifiche ma, soprattutto, significa di fatto ignorare e oltraggiare la storia, la cultura, gli usi e la tradizione di territori che sono e hanno costruito l’Europa.

Orrore ed errore

Dare il via libera alla etichetta con avvertenze allarmistiche significa gettare una grave ipoteca su una filiera che, nel nostro Paese, rappresenta la principale voce dell’export agroalimentare, contraddicendo quanto votato dall’unica istituzione europea eletta direttamente dai cittadini dell’Unione, rappresentando in maniera più profonda la sconfitta di quella che è la “civiltà del bere”. Per questo la scelta di ricorrere alle etichette allarmistiche sul vino è un immane orrore ed errore. Il vino, prima ancora di essere la bevanda che versiamo nei calici, è lo straordinario emblema della cultura, della storia e delle tradizioni dei nostri territori, del rapporto fra l’uomo e la natura, fra l’estro creativo umano e l’ambiente. È la traccia che la storia ha lasciato nelle Comunità che abitano i borghi millenari del nostro Paese, disegnando i paesaggi, definendo economie, architetture, valori, diventando l’espressione più autentica della cultura locale, riconosciuta, apprezzata e amata a livello globale, come dimostra, peraltro, la costante crescita dell’enoturismo, occasione di conoscenza vera delle culture dei territori.

Espressione culturale

E, quindi, se si vuole puntare a un indirizzo pedagogico e di condotta da parte dell’Unione Europea sul vino, lo si faccia investendo sulla diffusione dell’espressione culturale che il vino naturalmente rappresenta e non sulla misurazione dei suoi gradi alcolici; lo si faccia sulla promozione dei comportamenti responsabili, sul bere responsabile e di qualità: in tal modo, si potrebbero fornire strumenti maggiormente utili ad emancipare coloro che patiscono il problema dell’alcolismo e le giovani generazioni che possono avere un approccio sbagliato al tema.

Mi auguro che il governo e il ministro competente per materia si attivino - e con efficacia - per contrastare questo indirizzo neo-proibizionista, auspicando ben altro piglio e risultati rispetto a quanto sta accadendo con le accise dei carburanti. Per ottenere i risultati attesi, però, l’istituzione europea di Bruxelles va abitata, non considerata “nemica”; va frequentata tutti i giorni, altrimenti ci sarà sempre qualcuno che avrà interessi diversi dai nostri e che tenterà, attraverso decisioni prive di fondamento, di far prevalere.

*manager e docente
già senatore della Repubblica

 

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