Le elezioni, il grande caos alla pugliese e i temi assenti

Le elezioni, il grande caos alla pugliese e i temi assenti
di Francesco G. GIOFFREDI
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Sabato 23 Luglio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 28 Luglio, 11:20

Evviva le elezioni, abbasso le elezioni. Auspicate a petto in fuori da tutti o quasi tutti, o perlomeno non temute (a parole) da nessun partito e leader, in realtà stanno già scuotendo con brividi gelidi tutti i campi politici, scomposti e non ancora ricomposti dopo la crisi di governo e il successivo big bang.
La data c’è, i numeri anche: si voterà il 25 settembre, campagna elettorale torrida e presumibilmente elettrica, nervosa, velenosa e prosciugata di tempo, temi e riflessioni. Liste da depositare il 21 e 22 agosto, la Puglia eleggerà 27 deputati e 13 senatori, rispettivamente 15 e 7 in meno rispetto a cinque anni fa: nel frattempo, giova ricordarlo, Parlamento e referendum hanno ghigliottinato la composizione di Camera e Senato. Senza un governo che possa spingersi oltre il disbrigo degli affari correnti e senza (di fatto) un Parlamento, non sarà possibile riformare la legge elettorale: resta in vigore il Rosatellum, sistema misto maggioritario-proporzionale, in Puglia per la Camera 10 collegi uninominali e 4 plurinominali con listini bloccati, e 5 e 1 per il Senato. È questa la mappa che guiderà la composizione delle liste, in due mesi di folle e forse poco lucida corsa. Tutto intorno macerie, coltelli metaforicamente insanguinati nascosti dietro la schiena e troppe scorie ancora fresche da smaltire. In Puglia, regione di sperimentazioni politiche spericolate, ci sono allora un paio di rischi, ambiguità e avvertenze da appuntare sin da subito. 

Il filo conduttore della campagna elettorale e gli effetti pugliesi

Primo punto: il filo conduttore della campagna elettorale. La mannaia sui tempi banalizzerà un po’ tutto, messaggi, slogan e dibattito. Facendo emergere, qui più che altrove, contraddizioni stridenti. Il fulcro della competizione sarà la cosiddetta “agenda Draghi”: da una parte le forze politiche che sceglieranno di ricalcare, esplicitamente o implicitamente, l’impostazione programmatica dell’ultimo governo; dall’altra chi, con toni ora accesi e ora più sfumati, giocherà la carta della discontinuità. Si badi: non tutti, da un fronte all’altro, necessariamente alleati tra loro. E qui subentra l’inestricabile rebus pugliese: il bulimico trasversalismo, in Regione e nei Comuni, ha rimescolato tanto le carte, confondendo spesso i confini e gli elettori. La matassa adesso sarà ancora più complicata e allora il rischio disorientamento è concreto: il Pd nazionale interrompe l’asse con il M5s, ma in Regione dem e pentastellati vanno (per ora) a braccetto, e gli imbarazzi cominciano già a essere tangibili; Michele Emiliano fa il moderato, professa lealtà e riconoscenza a Mario Draghi, e potrebbe alla lunga ritrovarsi a fare più o meno squadra con i reciprocamente indigesti Renzi e Calenda; la Lega pugliese, spesso col guanto di velluto nei confronti di pezzi emilianiani del centrosinistra, dovrà sfoderare il piglio più aggressivo muovendosi quindi su un sottile filo; il centrodestra pugliese è poi in perenne burrasca e attraversato da fratture. Insomma: se dopo il caos dei giorni scorsi e i “penultimatum” di queste ore le coalizioni sono liquide e in transizione, in Puglia potrebbero presentarsi allo stato persino gassoso. E dal giorno dopo il voto, soprattutto in Regione e non trascurando l’ipotesi candidatura al Senato di Emiliano, forse non sarà possibile tornare fischiettando a schemi d’alleanza troppo disinvolti, variopinti e autonomi, ignorando magari gli scenari nazionali. Anche perché le elezioni di settembre potrebbero rappresentare una linea di demarcazione nel quadro politico, un “mondo nuovo” e ancora sconosciuto. Nel complesso, non il massimo per elettori senza più bussole: un briciolo di ordine e coerenza, tra livelli regionali e nazionali, non guasterebbe.

La corsa alle candidature e i cambi di casacca

Secondo punto, c’è un rischio già palpabile in queste ore: le fibrillazioni su candidature, nomi, listini stanno alimentando vecchie e nuove ambizioni, più o meno legittime o fantasiose, tuttavia accendendo la miccia di una specie di calciomercato che accumulerà altra confusione sulle spalle di un elettorato già stordito e altri veleni nelle stesse forze politiche. Anche perché gli spazi in lista si restringono, i conti non tornano e i collegi sono troppo ampi e magmatici. E allora: i civici di Emiliano alla caccia spasmodica di caselle e collocazioni; i difficili incroci nel Pd; i frettolosi ritorni tra i ranghi del centrodestra dato per favorito; la corsa alla lista vincente saltellando dalla Lega a Forza Italia o dal centro a FdI e il tutto viceversa; e poi i disperati calcoli degli uscenti cinque stelle, le trattative della pattuglia Di Maio e il nuovo calderone centrista-riformista-liberale che guadagna appeal, diventa improvvisamente una calamita, ma non è chiaro se ci sarà e cosa sarà. Piroette da una parte all’altra dettate da calcolo e nulla più, come se partiti e coalizioni fossero un bazar e i candidati dei prodotti da scaffale: in Puglia storia ormai nota, ma sarebbe il caso di imporsi subito dei limiti.

I precedenti (dei quali non innamorarsi)

Terzo punto: occhio a non innamorarsi troppo dei precedenti. Nel 2018 il M5s rastrellò quasi tutti i seggi pugliesi a disposizione, capitalizzando al massimo il ruolo-traino di un simbolo in quel momento talmente trasversale e polarizzante da riuscire persino a mascherare la debolezza dei candidati parlamentari. Ecco: è stato un caso più unico che raro, questa volta non c’è un partito così “totalizzante” e lo scenario è di difficile lettura per tutti. E dunque? Sui piatti della bilancia peseranno altri fattori, dall’impatto dei candidati alla credibilità della proposta.

I messaggi, i contenuti, i dossier pugliesi

Quarto e ultimo punto: i messaggi e i contenuti. La campagna elettorale lampo, come detto, rischia d’essere una specie di televoto sulla “agenda Draghi”, oltre che un eterno referendum plebiscitario su leadership in verità non particolarmente energiche o carismatiche. Saranno due mesi monopolizzati, c’è da giurarci, dagli slogan “contro” questo o quello, dall’evocazione di pericoli reali o presunti, dalle aggressioni verbali, dal gioco di rimessa. Per idee e programmi concreti, prego ripassare. Eppure, come Quotidiano ha documentato e sta continuando a fare, le urgenze e i dossier sull’asse Roma-Puglia che la crisi di governo ha irresponsabilmente consegnato all’incertezza sono numerosi, strategici e meritevoli di risposte depurate di retorica e demagogia. Due mesi per provare ad alzare asticella e toni del confronto non saranno tanti, ma nemmeno pochissimi.

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