Elezioni, nomi, inchieste/ Ricostruire in trenta giorni il senso di un voto

Elezioni, nomi, inchieste/ Ricostruire in trenta giorni il senso di un voto
di Rosario TORNESELLO
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Domenica 12 Maggio 2024, 10:24 - Ultimo aggiornamento: 13 Maggio, 13:09

Tutti schierati ai nastri di partenza. Ufficializzate le candidature, presentati nomi e simboli, depositati gli elenchi. Un mese di campagna elettorale e poi le urne, sabato 8 e domenica 9 giugno: calendario cambiato per la concomitanza con le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo.

Scadenza importante, per molteplici ragioni. Verso l'alto, per definire i rapporti di forza tra partiti politici. Siamo a quasi due anni dalle ultime politiche, e questo voto – col sistema proporzionale – diventa un buon test di metà mandato per valutare sia il consenso intorno a maggioranza e opposizione, sia il peso delle singole formazioni all'interno dei due schieramenti. Verso il basso, per un riscontro positivo o negativo dei percorsi compiuti e dei progetti messi in campo dalle singole amministrazioni comunali.

In Puglia, Bari e Lecce catalizzano gran parte delle attenzioni.

I due capoluoghi vivono stagioni diverse. Il primo è in gran fermento, per motivi molto differenti tra loro. Prima delle ultime inchieste giudiziarie, per la vivacità delle iniziative e per le prospettive di crescita a più livelli: su tutti quello turistico, anche per il formidabile traino delle fiction tivvù. A impressionare, qui, è un flusso di presenze da ogni parte del mondo, sulla scorta anche di una dotazione infrastrutturale completa (e in Puglia – va aggiunto – completa solo fin lì, mentre è assolutamente carente andando più a sud, fino al drammatico crescendo verso Leuca). Dopo le inchieste giudiziarie, invece, per una rappresentazione delle cose poco rispettosa degli accertamenti in corso, perché viziata da eccessi opposti: urla giustizialiste e difese imbarazzanti dal palco. Dove tutti – ed è da sottolineare tutti – sono sembrati molto sopra le righe (e sotto gli standard che il ruolo avrebbe imposto). Fino all'indigesta ciliegina dei roboanti annunci con cui i pentastellati, al massimo livello, hanno azzoppato le primarie di centrosinistra a Bari e rischiato di mandare a gambe all'aria la giunta regionale, salvo poi ridursi in un concentrato populistico (svetta l'assessorato alla legalità) di minuscoli accomodamenti, con risultati ampiamente discutibili tanto nei modi quanto – e soprattutto – nella sostanza evanescente.

Resta, calmate in parte le acque, il senso di una sfida che consegnerà Bari comunque a una nuova fase. Decideranno gli elettori se in continuità o in rottura col recente passato. Il capoluogo, su vari fronti, ha avviato una fase di trasformazione – economica, culturale e urbanistica, per quanto senza Pug e col cemento del piano casa – da cui sarà di fatto impossibile prescindere, pur tra non pochi problemi, vecchi e nuovi. Non ultimo, la preoccupante recrudescenza dell'offensiva criminale con spargimento di sangue e omicidi in strada. 

Quanto a Lecce, il fermento va cercato col lanternino in una delle campagne elettorali più soporifere degli ultimi lustri, priva di qualsivoglia novità. Il sindaco uscente, Carlo Salvemini, è alla terza candidatura consecutiva, per via del primo mandato finito anzitempo sotto i colpi dell'«anatra zoppa». Mentre la sua principale sfidante, Adriana Poli Bortone, sindaco dal 1998 al 2007, torna in pista per ricompattare un centrodestra in cui le divisioni interne, ampiamente testate a più riprese, con altri candidati non avrebbero garantito certezza di risultati. Visioni opposte e inconciliabili di città. Per estremizzare e semplificare, senza con questo voler banalizzare: filobus versus piste ciclabili, con codazzo di polemiche in entrambi i casi per i risultati conseguiti; movida spinta contro movida spenta (a una certa ora). Qualche punzecchiatura, insomma, e niente più. 

Non molto per un capoluogo che, pur al centro di notevoli investimenti, nel settore turistico come in quelli tecnologico e scientifico, cerca una nuova dimensione dopo gli exploit degli anni scorsi. E che non ha ancora deciso cosa fare su molti fronti, nel rispetto di prerogative e competenze dei vari enti coinvolti: il legame con l'Università, il rapporto con il mare e il suo lungo litorale, il ruolo potenziale di città metropolitana al centro di un'area urbana vasta, i collegamenti con i principali centri del Salento per tamponare l'invasione quotidiana di auto, le comunicazioni veloci verso l'aeroporto, l'asse viario con Taranto e il suo porto, il potenziamento della zona industriale. Una pluralità di argomenti da squadernare in piazza e su cui (ri)accendere la passione. Eppure poco e nulla, come se i voti fossero da cercare diversamente e altrove. Intanto i progetti validi non mancano: per esempio, la possibile candidatura a Capitale italiana dell'arte contemporanea, proposta dall'Accademia delle Belle Arti.

Un mese al voto. Vedremo quali saranno le proposte e come evolveranno i confronti. Un mese per valutare e capire cosa vogliamo fare del nostro voto e delle nostre speranze. Delle nostre attese e delle nostre legittime aspettative. Come pure del nostro compito di cittadini ed elettori attenti, che non aspettano la soluzione dei problemi ma sollecitano risposte, pretendono interventi e partecipano al dibattito per innescare azioni concrete. Che è poi la forma più alta di civismo: quello vero, non la declinazione immiserita e corrotta di opportunismo politico e trasformismo. Prima ancora che scandali, inchieste e polemiche sterili traducano l'appuntamento elettorale nell'ennesima impennata di disinteressato o – peggio – rassegnato e amaro astensionismo. 
 

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