Grande Salento, le opportunità e le occasioni perse

I Beirut, Guido Maria Ferilli e Alberto Angela
Meraviglie d'Italia, meraviglie da Lecce e il Salento: la trasmissione tv di Alberto Angela ha incantato i telespettatori e inorgoglito i salentini, non tutti a dire il vero, c'è stato chi ha visto immagini suggestive ma inanimate e chi ha sottolineato alcuni errori storici. Giudizi diversi ci possono stare e tuttavia quel programma ha rilanciato la riflessione e il dibattito su cioè che siamo - come storia, bellezza artistica e naturale, cultura - e su ciò che potremmo essere se non fossimo eternamente intrappolati in un frenetico gioco dell'anima che ha paura del tempo (Vittorio Bodini nella poesia intitolata Lecce).

In realtà, non sempre e non solo si tratta della paura paralizzante di guardare avanti, di intercettare le sfide del presente. Più spesso la fa da padrone l'indifferenza e l'appagamento, figli di uno stato d'animo ripiegato su se stesso. C'è poi un deficit di quella voglia di conoscenza vitale che spinge persone e comunità oltre le Colonne d'Ercole. Ancora i versi di Bodini ci offrono una chiave di lettura: Un'aria d'oro/mite e senza fretta/ s'intrattiene in quel regno/d'ingranaggi inservibili fra cui/ il seme della noia/schiude i suoi fiori arcignamente arguti.
La paura e la noia, quest'ultima anticamera della rassegnazione, sono le nemiche più temibili, le palle al piede che impediscono di muoversi con velocità d'azione. Così quello che sarebbe possibile sfocia nell'impossibile. Salento sei grande ma non lo diventi, ha ammonito Giacinto Urso per scuoterci e richiamarci alle nostre responsabilità. Ma paura e noia possono restare sotto traccia, possono essere ridotte a minuscole icone sbiadite e vinte con l'impegno, la volontà, i comportamenti virtuosi, l'esaltazione dello spirito civico.

Prove in questo senso non mancano. L'attuale campagna di Quotidiano e Legambiente Sporchiamoci le mani afferma un moto di ribellione contro quanti deturpano strade e campagne con l'abbandono di ogni tipo di rifiuti sul territorio, che è poi la casa comune, lo spazio vitale della nostra convivenza. Così come la mobilitazione contro l'emergenza-xylella testimonia la volontà di salvare un comparto produttivo agricolo che allo stesso tempo è storia, paesaggio, irrinunciabile identità della terra degli ulivi. Anche la battaglia sul Frecciarossa sino a Brindisi e Lecce, destinato inizialmente a fermarsi a Bari, ha dimostrato che la determinazione e la mobilitazione diffusa pagano e conquistano obiettivi positivi, anche se a taluni possono apparire simbolici.

In altri casi, quando le spinte sono state meno convergenti e meno convinte, i risultati non sono arrivati, come nel mancato completamento in 40 anni della Bradanico-salentina, infrastruttura indispensabile - negata da interessi ostili - per costruire un tessuto connettivo sociale, economico e culturale tra le province di Brindisi, Lecce e Taranto, e rilanciare in questo modo le aspettative e le speranze di crescita del Grande Salento. È una battaglia che andrebbe ripresa e rilanciata. Così come andrebbero intercettari e valorizzati segnali, occasioni e opportunità - importanti soprattutto quando vengono dall'esterno e sono a costo zero - che possono impattare positivamente sul territorio.

È il caso dei Beirut, iconica e famosa nel mondo band musicale americana, e del suo leader Zach Condon. Trovandosi a Gallipoli, nell'estate di due anni fa, Zach rimase colpito e suggestionato dal rito dal suono della banda durante la processione di Santa Cristina. Fu amore a prima vista. La sera stessa scrisse note e parole di Gallipoli, bellissimo brano dedicato alla Città Bella che ha dato il titolo al quinto album del gruppo. Lo scorso febbraio è iniziato il tour di Gallipoli (sui motori di ricerca si trovano centinaia di migliaia di pagine dedicate all'evento): Stati Uniti, Canada ed Europa. Una quarantina di concerti nelle città più importanti. Proprio in vista di questi appuntamenti lo scorso novembre avevamo sollecitato - dalle colonne di Quotidiano - un'iniziativa della Regione e delle Istituzioni locali, per accompagnare i Beirut durante il loro giro internazionale. Si sarebbe potuto fare a costi assolutamente contenuti con strumenti materiali - distribuzione di brochure che raccontassero ad un pubblico internazionale Gallipoli, il Salento, la Puglia - e/o veicolando messaggi e informazioni attraverso Internet, a costi veramente irrisori. Sarebbe stata una grande operazione di marketing territoriale sul fronte estero. Semplicemente bastava agganciare il regalo arrivato dal cielo delle sette note e disporsi in modo attivo lungo la scia di un atteso e scontato successo musicale globale. Sinora nessuna iniziativa è stata varata, così un'opportunità offerta sul piatto d'argento si è trasformata nell'ennesima occasione mancata.

Per fortuna c'è ancora tempo e modo per correre ai ripari e aprire un dialogo. Questo grazie all'intraprendenza imprenditoriale e la sensibilità culturale di CoolClub, l'agenzia che organizza il Festival Sud Est Indipendente. Nell'ambito della rassegna il prossimo 21 agosto i Beirut saranno nella loro Gallipoli per presentare Gallipoli. E' stato un recupero in extremis, un colpo di coda intelligente, pienamente supportato dal sindaco Minerva, che non sana l'inerzia istituzionale di questi mesi, anche se offre l'occasione per rilanciare un progetto promozionale per i nuovi appuntamenti del tour. Infatti, sino al primo dicembre prossimo sono già in calendario, dopo i primi 40, altri 60 concerti negli Stati Uniti, Messico ed Europa. Portare i Beirut a Gallipoli è un passo importante, ma è il minimo indispensabile; l'obiettivo di fondo è quello di portare Gallipoli al seguito dei Beirut, oggi e nei prossimi anni, perché un album di quella qualità musicale ed espressiva è destinato a durare nel tempo e il rapporto tra la musa ispiratrice (la Città Bella) e l'artista ispirato (Zach Condon) dev'essere custodito gelosamente, come un patrimonio culturale imperdibile e sempre vivo.

È davvero emozionante vedere e ascoltare il live di Gallipoli a Washington, New York, Los Angeles, Chicago, Toronto, Londra, Parigi, Bruxelles, Manchester, Utrecht, Vienna, Monaco, Berlino (il 19 sarà la volta di Milano) con il pubblico che applaude le note che riportano alle sonorità delle nostre bande e alla nostra storia meridionale. Si può trovare tutto su Youtube, basta digitare Beirut-Gallipoli e si scopre uno scrigno di inestimabile valore evocativo e di conoscenza. Provare per credere.

Altro caso di autolesionismo che mette in mostra un mix di disattenzione, noncuranza, superficialità e scarsa conoscenza della vita reale riguarda il maestro Guido Maria Ferilli che ha appena festeggiato i 70 anni.
Si tratta di uno dei più grandi compositori italiani di musica leggera degli ultimi 40 anni. Nato a Presicce, ha vissuto a Martano, prima di trasferirsi a Milano per seguire il suo sogno. Era stato scoperto giovanissimo durante una gara canora che si svolgeva a Manduria. Iniziò come cantante, si ritrovò autore perché il mitico Detto Mariano ne comprese sensibilità musicale e una forte carica ispiratrice. Ferilli ha scritto oltre 500 canzoni, moltissime delle quali sono diventate successi internazionali, interpretate, per citare qualcuno, da Raffaella Carrà, Caterina Caselli (Momenti sì momenti no fu inserita da Luchino Visconti nel film Gruppo di famiglia in un interno), Claudia Mori, Adriano Pappalardo, Nadia Cassini, Rocky Roberts, i Dik Dik, I Nomadi, Mino Reitano. Il suo brano più famoso è Un amore così grande scritto nel 1976 per Mario Del Monaco. Negli anni decine di milioni di copie vendute, centomila cover, non c'è cantante dalle spiccate doti vocali che in ogni angolo del mondo (dalla Corea alla Russia, dal Giappone al Canada, dalla Germania alla Francia) non si sia cimentato con questo brano cantato rigorosamente in italiano come l'autore vuole. E' un inno all'amore che emoziona e appassiona. Anche in questo caso Youtube ci offre una sterminata documentazione. In Italia il brano è entrato nel repertorio anche di Luciano Pavarotti, Claudio Villa (che nel 1984 lo presentò fuori concorso al Festival di Sanremo), Andrea Bocelli (in occasione del G8 de L'Aquila fu presentato ai Grandi della terra come una delle eccellenze italiane nel mondo), Francesco Renga e ultimamente dei Negramaro (colonna sonora degli ultimi Campionati mondiali di calcio).

Nel 1996 in occasione del Pre-giubileo e del cinquantesimo anniversario di Ordinazione sacerdotale di papa Giovanni Paolo II scrive The Tree of Faith and Peace (L'albero della fede e della pace) che viene interpretata in una stracolma piazza San Pietro e trasmessa in Mondovisione su Raiuno), da Manuela Villa (cattolica), Rinat Gabay (ebraica) e Samira Said (musulmana). Fu un evento memorabile, un dialogo ravvicinato tra le tre religioni monoteistiche, un simbolico abbraccio di pace sancito da una musica dal respiro corale e coinvolgente.

Dopo la lunga esperienza milanese, il maestro Ferilli è tornato a casa, nel suo Salento. Voleva ritrovare il mare, la campagna, le sue radici. Ora vive a Corigliano d'Otranto dove i profumi della terra, i colori dei fiori, il cinguettio degli uccelli, la natura in movimento sono per lui nuova fonte di creatività.

È un uomo e un artista la cui umiltà fa ombra alla sua grandezza. Forse per questo il Salento, non nella sua generalità naturalmente, si è accorto poco di lui, non lo ha riconosciuto, mentre poteva e può ancora essere un prestigioso testimonial in Italia e nel Mondo di un territorio che deve saper valorizzare i talenti di cui dispone e le occasioni che gli si offrono se vuole davvero crescere. Allo stesso modo Un amore così grande può diventare la colonna sonora identitaria e globale di un Salento che deve imparare ad amare e rispettare se stesso se vuole migliorare la sua vocazione turistica, esaltando i fattori di attrattività materiali e immateriali.
È bello sapere che la manifestazione promossa da Italia Nostra a Gallipoli per la Giornata della Terra è stata aperta con le note dei Beirut e di Un amore così grande arrangiato ed eseguito dall'Orchestra del Liceo artistico di Parabita. Una significativa presa di coscienza del fatto che ci sono cose che hanno un valore immenso e, veicolando un messaggio forte anche dal punto di vista emotivo, arricchiscono il territorio senza nulla costare. Non è poco.

In questo Salento carico di luci e ombre, gli esempi positivi non mancano, ma ancora non bastano a cambiare l'orizzonte. In generale, c'è da chiedersi se e quanto siamo pronti a superare le nostre manchevolezze, le nostre fughe dalle responsabilità. E c'è da lanciare un interrogativo: pensiamo che la paura e la noia abbiano ancora buon gioco, anche a dispetto dell'impegno di quanti si sono messi in gioco con passione per rimuovere i pesanti detriti che ancora ci coprono e rallentano il nostro cammino?

La sfida è aperta. Si può fare di più se il Salento - dalle Istituzioni pubbliche agli enti privati, dai gruppi culturali alle associazioni diffuse - ritrova in se stesso l'intelligenza, la volontà e la forza di guardare avanti, senza aspettare che la pigrizia e l'indifferenza si impadroniscano nuovamente di noi. Ha scritto Ernest Hemingway: Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno, ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai oggi. Appunto, è l'oggi che conta.

Intanto, auguriamo ai Beirut-Gallipoli nuovi successi nel prosieguo del tour e gli diamo appuntamento nella Città Bella il prossimo 21 agosto: li accoglieremo in tanti. Al maestro Guido Maria Ferilli gli auguri per il suo 70.mo compleanno nella certezza che la sua fervida creatività artistica potrà contribuire alla crescita e all'arricchimento socio-culturale del Salento.

 
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Domenica 14 Aprile 2019 - Ultimo aggiornamento: 20:51