Solo la cultura può salvare l’homo sapiens

Giovedì 17 Settembre 2020 di Domenico LENZI
L'articolo di Stefano Cristante sulle deviazioni delle arti marziali pubblicato sabato scorso su Nuovo Quotidiano di Puglia ha messo in evidenza un ulteriore elemento di preoccupazione, poco preso in considerazione in passato, anche perché risulta concomitante con deviazioni di vario genere; non solo sul piano fisico, ma anche su quello mentale, come l'uso improprio dei mezzi di comunicazione informatici ci mostra quotidianamente.
Dal commediografo latino Plauto al filosofo inglese Thomas Hobbes e via proseguendo senza dimenticare il nostro Antonio Gramsci coi suoi Quaderni del carcere nel corso dei secoli il genere umano è stato considerato come homo homini lupus (l'uomo è un lupo per l'uomo). Tra l'altro Hobbes nega che nell'uomo ci sia un istinto verso l'amicizia e afferma che il comportamento umano è dettato dall'egoismo, dalla convenienza e dal bisogno.
Ma è irrimediabilmente questo il nostro carattere? Possibile che tanti individui non riescano a sollevarsi almeno al livello di Scimpanzè sapiens? Noi condividiamo con questo primate circa il 95% di patrimonio genetico, come risulta da studi recenti e molto accurati di Roy Britten, del California institute of technology. Per giungere a questa conclusione il professor Britten ha utilizzato una tecnica molto raffinata, ideata da lui, per l'analisi del Dna delle due specie. Nel mondo animale non sono molto frequenti gli esempi di violenza nell'ambito di una specie, a parte situazioni dettate dall'istinto di perpetuarsi attraverso la propria discendenza, uccidendo i cuccioli altrui. Ma allora qual è la ragione di tante sopraffazioni che fanno pensare che il genere umano si stia evolvendo verso l'homo stupids?
Secondo Arthur Schopenhauer la nostra vita è come un pendolo che oscilla tra dolore e noia, passando attraverso momenti di felicità fugaci e illusori. Però, mentre il dolore spesso ci fa rinchiudere in noi stessi, è la noia che porta a cercare altrove forme di soddisfazione, in cui è l'egoismo a prevalere, spesso caratterizzato da violenze gratuite che vanno molto al di là del nostro essere dei lupi alla Plauto o alla hobbes: come è avvenuto nel caso del ragazzo massacrato a Colleferro, in cui la componente della noia deve aver svolto un ruolo essenziale. Allora cosa fare?
È il mese di settembre e le scuole stanno riaprendo i battenti. Non a caso l'Unesco, nel 1965, ha stabilito che l'8 settembre di ogni anno si celebri la giornata mondiale dell'Alfabetizzazione, intesa come guida verso l'acquisizione della cultura. Inoltre il Rotary International dedica ogni anno il mese di settembre all'Alfabetizzazione. Il dottor Giuseppe Seracca Guerrieri, leccese, che quest'anno è il governatore del Distretto Rotary 2120 di Puglia e Basilicata, ha inserito nel suo programma distrettuale coordinatrice la sua assistente territoriale Emanuela Termine una particolare attenzione agli alunni affetti da Dsa (Disturbi specifici dell'apprendimento: dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia) a cui non è infrequente che si accompagnino forme di autismo affinché questi disturbi possano essere diagnosticati per tempo, riducendo al minimo le difficoltà che essi comportano nel percorso scolastico verso l'acquisizione di un soddisfacente patrimonio culturale anche da parte di alunni con quei problemi, che in ambito Dsa raggiungono una quota non trascurabile che supera il 5% degli alunni.
L'avvocato Paul Harris, che nel 1905 fondò a Chicago il Rotary International, perseguendo un'utopia concreta, realizzabile non sembri un ossimoro, si tratta di un punto di vista vicino alla corrente filosofica del nostro Arrigo Colombo, recentemente scomparso era fermamente convinto che la cultura fosse fondamentale per eliminare le disuguaglianze tra i popoli e gli uomini. Affinché, come indipendentemente avrebbe scritto un allievo di Colombo, Cosimo Quarta deceduto precocemente qualche anno fa l'Homo utopicus (è il titolo di un suo libro) non fosse un'utopia.
Paul Harris era dell'avviso che se un individuo odia e disprezza un suo simile, lo fa per ignoranza. E osservava che quando il livello medio di intelligenza è superiore, si riscontra una minore disposizione a essere intriganti e autoritari. E aggiungeva: occorre, dunque, che gli individui e le nazioni aumentino il loro livello di istruzione per se stessi e per il mondo.
Indubbiamente, la scuola non è l'unico presidio educativo, ma il suo intervento è essenziale affinché ogni alunno sia messo in condizione di progredire culturalmente; per raggiungere almeno il livello di Scimpazè sapiens, che caratterizza la maggior parte di noi umani. Lo diciamo senza offesa, si tratta di una caratteristica rilevante che ha determinato i progressi della nostra specie in ogni campo. E l'Homo sapiens? È qualcosa di più ed è legato a quel 5% di patrimonio genetico che ci differenzia dai nostri cugini primati. Ognuno di noi è nato Homo sapiens; ma per molti questa caratteristica, non essendo stata sollecitata, si è affievolita. Invece essa, come ci capita spesso di dire, andrebbe coltivata per tempo, a partire dalla primissima infanzia, predisponendo per i nostri cuccioli un percorso in ambito numerico che proceda di conserva con l'acquisizione del linguaggio. Però ciò richiede dei professionisti accorti, che sappiano operare efficacemente in un asilo nido. Ma la nostra società, nonostante le pressanti sollecitazioni della Comunità Europea, stenta a rendersi conto di ciò. E l'asilo nido, purtroppo, quasi sempre viene visto come un parcheggio per bambini.
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