Concorsi farsa, l'altra spia del malessere delle università

Domenica 30 Giugno 2019 di Ferdinando BOERO
Scandalo concorsi all’Università di Catania, il Rettore sotto accusa, assieme a tutto il sistema di reclutamento dell’Università. Un escluso ha fatto ricorso e ha denunciato, la giustizia ha iniziato a indagare e le intercettazioni hanno evidenziato il “sistema”: l’Università italiana è marcia! Una cosa mi sento di dire da appartenente al mondo dell’Università. 

Se i nostri laureati fuggono dal paese e trovano lavoro all'estero, vuol dire che li prepariamo in modo competitivo e che il sistema funziona così bene da produrre laureati competitivi. È il paese che li espelle ad essere marcio. Però non è proprio così. Il sistema dei concorsi è poco trasparente e l'accanimento burocratico per renderlo sempre più trasparente sta portando a estremismi formali in cui sono i TAR a decidere i vincitori. Dico subito come la penso: per me i concorsi non ci dovrebbero essere. Ogni Università dovrebbe chiamare chi le pare. E ogni Università dovrebbe essere sottoposta a rigorose valutazioni dell'efficacia della sua didattica e della sua ricerca, come risultato delle scelte nel reclutamento.

Sono le produzioni scientifiche e l'attrattività di finanziamenti competitivi a certificare la bontà delle scelte, non la correttezza degli atti formali. Gli obiettivi devono prevalere sugli adempimenti. E questo sta succedendo. Le Università ricevono finanziamenti maggiori se assumono buoni professori, valutati bene. All'Università del Salento, ad esempio, una dozzina di docenti con produzione scientifica risultata ottima nelle ultime valutazioni del sistema universitario ha reso possibile la dichiarazione di eccellenza di un Dipartimento, e questo ha portato diversi milioni di euro di finanziamenti. Chi sceglie professori eccellenti viene premiato. La domanda successiva è: le Università sono coerenti nell'incentivare chi ottiene buoni risultati? I soldi che arrivano grazie a questi docenti sono spesi per valorizzare le loro potenzialità? Perché può accadere che prevalgano (per alzata di mano) posizioni tipo: gli eccellenti sono già eccellenti, dobbiamo usare i fondi arrivati grazie a loro per far diventare eccellente chi non lo è! E le risorse vanno a chi non ha buoni risultati, mentre si mortifica chi ha contribuito ad ottenere finanziamenti supplementari. Avviene allora che altre Università facciano la spesa, attirando i docenti mortificati dalle loro università di appartenenza attraverso il mancato riconoscimento dei loro meriti e con l'uso per realizzare altro delle risorse che hanno contribuito a portare. Le università dove prevale la dittatura della maggioranza che invoca le divisioni a pioggia, sempre più spogliate dei loro elementi migliori, sono destinate alla retrocessione a esamificio, e spesso e volentieri poi se ne lamentano. Le Università che attirano i docenti migliori non li rubano: le università derubate spesso sono felicissime di far andar via personaggi ritenuti scomodi. Per poi lamentarsi di pessime valutazioni, giocando la carta del vittimismo.
L'Università di Catania è stata abbinata a quella del Salento da un progetto di eccellenza, il Catania-Lecce, che ha portato enormi risorse alle due Università. Il vero problema, però, non sono i soldi: al Sud sono abbondantissimi. Il problema è il capitale umano, chi spende quei soldi, chi entra nelle strutture costruite con quei soldi. Le valutazioni della ricerca, e non le indagini della Magistratura, mostrano che quei soldi non sono spesi bene. E questo porta all'inevitabile decadenza di queste Università. Perché non possiamo continuare in questo modo, non possiamo permettercelo. Con la valutazione della ricerca e i Dipartimenti di Eccellenza si dice alle Università: valorizza quel che hai, investi in qualità e sarai premiata. Ogni Università deve fare i conti e chiedersi: quali sono le aree in cui esprimo alta qualità nella ricerca? E quali sono quelle in cui la potrei esprimere con opportuni investimenti? Su queste aree dovrebbe puntare. Alcune lo stanno facendo, altre no.

Chi pensa a Università come esamifici in cui attirare studenti locali che non si possono permettere di andare in Università migliori, senza investire su alta qualità della ricerca scientifica (la vera caratteristica che qualifica un'Università), condanna alla decadenza la struttura in cui opera. La Magistratura può entrare nel merito degli atti formali di singoli concorsi, ma il vero danno apportato da scelte scellerate è poco valutabile in termini giuridici. Dato che le Università sono rette in modo democratico (tutte le cariche sono elettive) il loro destino è il frutto di scelte democratiche ineccepibili. Come al solito, però, chi compie scelte scellerate oggi, per avvantaggiare le proprie posizioni, raccoglie frutti immediati che condanneranno l'Università nel futuro. I corsi di laurea non costruiti su solidissima ricerca scientifica saranno solo un ammortizzatore sociale, non un ascensore sociale, e anche il territorio sarà defraudato. Lo smantellamento dei corsi basati su buoni risultati scientifici premierà chi si ciberà delle risorse delle loro spoglie (le Università che fanno la spesa), ma contribuirà alla retrocessione nelle graduatorie delle Università dissanguate dei loro elementi migliori.

Se questi vanno via, di chi è la responsabilità? Chi sarà chiamato a rispondere della decadenza? Nessuna governance si sente chiedere: quanti docenti con ottime valutazioni sono andati via durante la propria gestione? Quanti docenti con ottime valutazioni sono stati assunti o promossi? È quindi essenziale dare vita a governance consapevoli che oggi il Paese chiede alta qualità scientifica, e didattica basata su di essa. Chi capirà andrà avanti, chi non capirà ne pagherà le conseguenze, non in termini personali ma in termini di Università e di territorio, sempre più spinti verso la marginalità. Non per la malvagità degli altri, ma per l'inadeguatezza nel capire e nell'agire di conseguenza.

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