Dati sballati dietro al Cis Brindisi-Lecce e chi dice il contrario lo dimostri

Dati sballati dietro al Cis Brindisi-Lecce e chi dice il contrario lo dimostri
di Raffaele FITTO
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Giovedì 30 Giugno 2022, 11:42 - Ultimo aggiornamento: 20:22

Il grande risalto mediatico alla firma del Cis Brindisi-Lecce è indubbiamente giustificato, meno l’euforia del risultato concreto. Riavvolgiamo il nastro: il Contratto Istituzionale di Sviluppo sottoscritto ieri ha avuto una lunga trafila politica iniziata tre anni fa con l’allora ministro per il Sud Lezzi, poi continuata con l’ex ministro Provenzano e alla fine con il ministro Carfagna.
Il Contratto contiene due allegati il primo con 37 interventi per i quali il Cipe dovrà (e uso il futuro non a caso) stanziare 184 milioni di euro. Il ministro Carfagna e il presidente Emiliano hanno parlato di risorse immediatamente disponibili, peccato però che proprio nelle premesse del Cis si riporta testualmente che si è “ritenuto di sottoscrivere il presente Contratto, con efficacia subordinata – limitatamente agli interventi di cui agli allegati A1 – all’assegnazione da parte del Cipe dell’importo di 183.810.021 euro delle risorse da programmare del Fondo Sviluppo e Coesione (Fsc 2014/2020), per il finanziamento degli interventi prioritari individuati nell’Allegato A1 del presente Contratto”.
Ma non è l’unica inesattezza pronunciata l’altro ieri durante la presentazione alla stampa del Cis: è stato, infatti detto che la Puglia è una Regione virtuosa nella spesa dei Fsc. Infatti, partendo dei dati di monitoraggio della Ragioneria Generale dello stato al 28 febbraio 2022, la Regione Puglia per il periodo 2014-2020 dei circa 9 miliardi di euro a disposizione ne aveva impegnati 6 e spesi appena 3, come risulta collegandosi alla pagina ella Ragioneria dello Stato-Stato di attuazione politiche di coesione 2014-2020 (https://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/attivita_istituzionali/monitoraggio/rapporti_finanziari_ue/monitoraggio_politiche_di_coesione_2014-2020/2022-02-28/Bollettino-Monitoraggio-Politica-di-Coesione_Situazione-al-28-febbraio-2022.pdf).
Il famoso 77%, del quale si parla spesso in modo inesatto, si riferisce solo ai fondi Fesr ed Fse ed è frutto di un mero esercizio contabile, ovvero spostare le risorse del cofinanziamento nazionale dai Por al programma complementare. Quelle risorse però fanno comunque parte della dotazione complessive dei Fondi per le Politiche di Coesione (Fsc). Il 77%, inoltre, tiene conto delle spese utilizzate per l’emergenza Covid, circa 1 miliardo di euro al netto del quale la spesa effettiva sarebbe al di sotto del 30%. È evidente che per i non addetti ai lavori riuscire a districarsi fra questi passaggi non è facile, per cui il presidente Emiliano può raccontare e bearsi di risultati che sono ben lontani dalla realtà. Ma il ministro Carfagna dovrebbe conoscere benissimo il meccanismo e dovrebbe avventurarsi meno in percentuali che non sono assolutamente credibili e reali.
In conclusione due considerazioni nel merito. Il Cis è uno strumento di attuazione rafforzata, previsto dall’articolo 6 del Decreto legislativo 88/2011, emanato dal Governo di centrodestra (ero il ministro proponente). Tale strumento lo avevamo pensato proprio per realizzare le grandi infrastrutture nel Mezzogiorno, infatti i primi Cis sono state le tratte ferroviarie meridionali. Non solo, ma avevamo individuato nel Cis uno strumento di attuazione rafforzata nei casi di ritardata o mancata attuazione degli interventi. Nel Cis Brindisi-Lecce questa mission non c’è: il ministro Carfagna e il presidente Emiliano avrebbero potuto e dovuto selezionare tutti gli interventi del Fsc che sono in ritardo e, attraverso il Cis, metterli nella corsia di accelerazione. Sul Fondo Sviluppo e Coesione, infatti, a fronte di 2 miliardi di euro risultano spesi solo 150 milioni (sempre dati ufficiali e verificabili). Perché non lo hanno fatto? Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato, ma qualche volta ci si azzecca: ovvero, volutamente non sono stati messi nel Cis i Fsc della Puglia non spesi per poterli utilizzare forse per coprire i tagli di circa sei miliardi di euro, previsti dall’articolo 56 del Dl 50/20222 (Misure urgenti in materia di politiche energetiche nazionali, produttività delle imprese e attrazione degli investimenti, nonché in materia di politiche sociali e di crisi ucraina).
Se così non fosse e allora è davvero inspiegabile la scelta fatta: con le risorse ancora non spese del Fsc del Patto Puglia si sarebbero potuti finanziare immediatamente 47 interventi dell’allegato 2 del Cis che hanno un valore di 360 milioni di euro. Ciò avrebbe consentito la messa in salvaguardia delle risorse, visto che lo stesso articolo 56 ha previsto che gli interventi inseriti nei Cis non possono essere definanziati. Allo stato attuale, per concludere, quindi se è davvero intenzione del Governo non tagliare i fondi alla Puglia perché con la delibera Cipe, che assegnerà (veramente si spera) i 184 milioni al Cis Salento, non si prevede anche di finanziare gli interventi dell’allegato 2 con le risorse non spese del Patto Puglia?
Comprendo che l’argomento è decisamente troppo tecnico, ma proprio per questa disattenzione, poca volontà di approfondire queste tematiche che poi si consente al presidente Emiliano e, ahimè, al ministro Carfagna di dire cose inesatte. È evidente che in questo momento questa mia riflessione vuole essere anche una sfida a smentirmi. Con i numeri e non con le solite parole tutto fumo e niente arrosto. E, poi, una volta definita la veridicità dei dati sarebbe altrettanto opportuno che tutti i politici che vogliono davvero bene al Salento inizino a fare squadra perché il Governo non tagli i fondi alla Puglia. Aprire un dibattito privo di polemiche e strumentalizzazioni politiche credo sia la strada per cominciare.

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