Da papa Francesco ai diritti civili: le sfide per l'ambiente e il ruolo della Chiesa

Mercoledì 29 Settembre 2021 di Maurizio PORTALURI

La scienza sui cambiamenti climatici e sulle loro conseguenze è inequivocabile: con un aumento globale di 1,5°C al di sopra della media preindustriale e la continua perdita di biodiversità si rischiano danni catastrofici alla salute che sarà impossibile invertire.

I rischi per la salute di aumenti di temperatura superiori a 1,5°C sono ormai ben accertati. In effetti, nessun aumento della temperatura è “sicuro”. Negli ultimi 20 anni, la mortalità correlata al calore tra le persone di età superiore ai 65 anni è aumentata di oltre il 50%. Temperature più elevate hanno comportato un aumento della disidratazione e della perdita della funzione renale, neoplasie dermatologiche, infezioni tropicali, esiti negativi per la salute mentale, complicanze della gravidanza, allergie e morbilità e mortalità cardiovascolare e polmonare.

I danni colpiscono in modo sproporzionato i più vulnerabili, compresi i bambini, le popolazioni anziane, le minoranze etniche, le comunità più povere e coloro che hanno problemi di salute di base.

Un nuovo modello di sviluppo

Non bisogna essere ambientalisti militanti per accettare questa evidenza e per correre ai ripari. Se ne sono persino accorti il presidente del Consiglio Draghi ed il segretario generale dell’ONU Guterres che siamo in un pericoloso ritardo. Ma sui rimedi sembrano esserci ancora molte discordanze. C’è chi parla di crescita ma non di un nuovo modello di sviluppo, chi di riduzione delle emissioni di CO2 ma non della riduzione della sua concentrazione in atmosfera.

Già nel 2015 papa Francesco con la “Laudato Si'” aveva ben delineato lo scenario che oggi sta prendendo corpo in varie parti del pianeta con il susseguirsi di eventi catastrofici. Lo faceva in apertura dell’enciclica approfondendo temi come Inquinamento e cambiamenti climatici, La questione dell’acqua, La perdita di biodiversità, deterioramento della qualità della vita umana e degradazione sociale, Inequità planetaria, Debolezza delle relazioni, Diversità di opinioni. E in quest’ultimo punto sembrava prevedere l’attuale dibattito sul tema: “riconosciamo che si sono sviluppate diverse visioni e linee di pensiero in merito alla situazione e alle possibili soluzioni. Da un estremo, alcuni sostengono ad ogni costo il mito del progresso e affermano che i problemi ecologici si risolveranno semplicemente con nuove applicazioni tecniche, senza considerazioni etiche né cambiamenti di fondo. Dall’altro estremo, altri ritengono che la specie umana, con qualunque suo intervento, può essere solo una minaccia e compromettere l’ecosistema mondiale, per cui conviene ridurre la sua presenza sul pianeta e impedirle ogni tipo di intervento. Fra questi estremi, la riflessione dovrebbe identificare possibili scenari futuri, perché non c’è un’unica via di soluzione. Questo lascerebbe spazio a una varietà di apporti che potrebbero entrare in dialogo in vista di risposte integrali”(LS n.60).

Una evidente insofferenza

Ma l’enciclica papale non dà solo fastidio ai sostenitori del profitto ad ogni costo, umano ed ambientale, ma anche a certi uomini di religione che guardano con insofferenza al continuo richiamo di ampi settori del mondo ambientalista al magistero papale che collega la crisi ambientale alla insostenibilità del sistema economico attuale: “aldilà di qualunque previsione catastrofica, è certo che l’attuale sistema mondiale è insostenibile da diversi punti di vista, perché abbiamo smesso di pensare ai fini dell’agire umano”(LS n.61)

Poveri ambientalisti, attaccati non solo dal neoliberismo che nonostante i disastri climatici e la pandemia vuole continuare a scorrazzare sulla terra senza nessun vincolo etico, ma anche da chi vorrebbe rinchiudere in una teca il magistero sociale dei papa Francesco per renderlo fruibile solo da parte di chi accetta in toto la morale cattolica. Se non si accetta la condanna dell’aborto non ci si può fedelmente rifare al magistero papale, è stato detto. Gli ambientalisti sarebbero anche responsabili, per questi uomini di religione, dell’incombere della legge Zan, dei referendum su eutanasia e cannabis, della maternità surrogata, dei suicidi in età infantile. Una rappresentazione grottesca e ideologica, dove si ipertrofizzano alcuni problemi distaccandosi dalla realtà. Una realtà che è fatta di tante esperienze di accoglienza della vita in tutte le sue forme, da quella nascente a quella morente, forme consapevolmente o inconsapevolmente evangeliche che mentre soccorrono il bisogno immediato non tralasciano di perseguire la necessaria trasformazione politica. 

E’ difficile accogliere e conservare la vita con stipendi da fame soprattutto nei lavori meno qualificati, con turni di 11 ore al giorno, senza servizi per l’infanzia e per la vecchiaia, con una famiglia spesso patriarcale dove la violenza sulla donna è dietro l’angolo. Ci chiediamo se non sia da difendere anche la vita delle donne uccise o ferite dai loro mariti e compagni, degli uomini e delle donne che muoiono nei campi e nei luoghi di lavoro non certo per fatalità, delle vittime della violenza mafiosa. Su questi temi occorre molto tatto: c’è una stanza in cui non si entra senza bussare ed è quella della coscienza delle persone che si trovano di fronte a scelte difficili.

L'ambiente integrato con i diritti umani

Gli ambientalisti non hanno a cuore solo gli alberi, ma sono ben consapevoli che la terra, l’acqua e il clima sono integrati con i diritti umani e molti di essi spesso hanno condotto le loro battaglie a scapito del lavoro, della serenità e anche della vita. La storia dell’ambientalismo e delle lotte per i diritti umani è piena di queste figure ed organizzazioni di ispirazione cristiana che hanno messo la loro vita a disposizione gli altri. Ricordiamo solo alcuni uomini e donne come Chico Mendes, Leonard Peltier, Dorothy Day, Joao Pedro Stedile, Alex Zanotelli, Josè Bovè, Marianela Garcia Villas e organizzazioni come Franciscans International.

Sorprende poi che certe critiche alla degenerazione culturale della nostra società dimentichino che la chiesa cattolica in Italia è capillarmente presente con modalità fortemente istituzionalizzate sin dal Concordato del 1929. Una presenza troppo importante perché le voci così severe verso le realtà ambientaliste non si interroghino se di questa cultura individualistica che pervade le società occidentali non abbiano esse stesse una qualche responsabilità.

 

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