NON FU MAFIA CAPITALE

Mercoledì 23 Ottobre 2019
Lorena Loiacono
Non fu mafia, quello che accadeva nel mondo di mezzo a Roma non ha a che vedere con l'associazione di stampo mafioso. A stabilirlo è la sentenza della sesta sezione della Corte di Cassazione che ieri ha, di fatto, ribaltato la sentenza di appello che aveva riconosciuto l'articolo 416 bis agli imputati: lo stesso articolo cancellato quindi ieri dai supremi giudici per Salvatore Buzzi, ras delle cooperative rosse, e Massimo Carminati, ex Nar, ma anche per altre imputati coinvolti nel maxi processo.
Viene così a cadere l'accusa principale, quella che ipotizzava nella Capitale la presenza di una struttura mafiosa che gestiva gli appalti pubblici tramite il malaffare portato avanti anche da politici e funzionari, ben inseriti nella macchina amministrativa a più livelli. Il reato di associazione mafiosa era già caduto in primo grado, per poi essere riconosciuto in appello. Ieri, infine, i Supremi giudici sono stati chiamati a valutare la posizione di 32 ricorrenti, tra questi anche i 17 condannati in appello per reati di mafia. La sentenza mette così fine alla maxi inchiesta iniziata cinque anni fa con due retate, il 2 dicembre 2014 e il 4 giugno 2015, che fecero scattare le manette rispettivamente per 37 e 44 persone. All'epoca la Procura, guidata da Giuseppe Pignatone, sosteneva che negli affari della Capitale ci fosse la mano di un'associazione di stampo mafioso con «caratteri suoi propri e originali rispetto alle altre organizzazioni mafiose». Un sistema romano che coinvolgeva anche i centri di accoglienza per i migranti, i campi nomadi, la cura e la gestione del verde ai rifiuti. Punti cruciali dell'amministrazione romana, su cui girano interessi e polemiche.
Una rete collaudata, ribattezzata Mondo di mezzo dallo stesso Carminati che, in quella che poi si è rivelata l'intercettazione chiave, spiega a Riccardo Brugia: «È la teoria del mondo di mezzo compà: ci sono i vivi sopra e i morti sotto e noi in mezzo. C'è un mondo in cui tutti si incontrano, il mondo di mezzo è quello dove è anche possibile che io mi trovi a cena con un politico».
Per Pignatone, infatti, Carminati parlava con il mondo di sopra, quello della politica, e con il mondo di sotto, quello criminale. Ma per i 17 condannati in secondo grado, a vario titolo, per reati mafiosi ora cambia tutto: annullata l'accusa per mafia, si torna davanti ai giudici. Ci sarà un nuovo processo d'Appello, infatti, ma solo per la rideterminazione della pena in relazione all'associazione a delinquere semplice.
riproduzione riservata ®
© RIPRODUZIONE RISERVATA