Maradona, il lungo addio: folla oceanica e scontri in piazza a Buenos Aires. Le lacrime di Napoli

Venerdì 27 Novembre 2020 di Giammarco Oberto

Migliaia e migliaia, un assedio lungo un giorno alla Casa Rosada, sede del governo argentino diventata camera ardente del più grande calciatore di sempre, di certo il più amato. Una moltitudine di persone ha portato in Plaza de Mayo il corazon affranto dell'Argentina per la scomparsa del Pibe.

 

 


Lacrime, cori: «Maradò, Maradò». Magliette del Boca, anche dei nemici del River, anziani, bambini, tutti. Papa Francesco ha inviato un rosario e una lettera di cordoglio. Sul feretro hanno adagiato le magliette del Boca, della Seleccion e in serata anche del Napoli.

 

 

Gli argentini sfilano, piangono, pregano. Passano le ore, intorno alla Casa Rosada la pressione aumenta per il timore di non riuscire a vedere il feretro, scoppiano tafferugli con gli agenti anti sommossa. Alle 16 (le 20 in Italia) la camera ardente doveva essere chiusa al pubblico, ma la tensione crescente ha costretto la Casa Rosada ad estendere l'orario fino alle 19. A un certo punto hanno persino dovuto spostare il feretro per motivi di sicurezza. Poi l'ultimo viaggio, fino al cimitero Jardin de Bella Vista, a 35 chilometri da Buenos Aires, dove riposano i genitori di Diego, doña Dalma e don Diego.


È stata una lunga giornata di cordoglio e lacrime anche a Napoli. Nei Quartieri Spagnoli, ai piedi del grande murale di Diego. Al Sanpaolo, trasformato in altare alla memoria da montagne di striscioni, cartelli, sciarpe, fiori. Il Sanpaolo, che entro un mese si chiamerà ufficialmente stadio Diego Armando Maradona.
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Ultimo aggiornamento: 08:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA