Morta dopo il gioco social, la docente di psicologia Giannini: «Figli sempre più esposti ai rischi della Rete. C'è bisogno di prevenzione»

Venerdì 22 Gennaio 2021 di Valeria Arnaldi

Legarsi una corda al collo per provare la resistenza alla privazione di ossigeno. Anna Maria Giannini, docente di psicologia all'ateneo Sapienza (Roma) ed esperta dell'area Psicologia dell'Emergenza dell'Ordine Psicologi del Lazio, come può una bimba arrivare a rischiare la vita per gioco?


«Il sistema di riferimento di un bimbo è diverso da quello di un adulto. Nelle challenge, giovani e giovanissimi entrano nella logica della sfida e, riprendendosi sui social, quindi davanti a una moltitudine, ritengono la prova ancora più importante. Le challenge hanno presa su di loro perché hanno un'identità in formazione. Non è detto che capiscano il rischio di non ritorno».

 


Forzati a casa per le misure di contrasto al Covid-19, ora i giovani sono ancora più esposti ai pericoli della Rete.


«I nostri figli sono fragili ed esposti alla complessità della Rete. Ora peraltro, sono collegati spessissimo: per la scuola, per i compiti e anche sui social. Non è che le sfide prima non esistessero, ma i social danno loro ampia visibilità e generano il rischio di emulazione. Il momento attuale dovrebbe essere proprio quello per educarli all'uso di Rete e social».

 


Cosa possono fare i genitori?


«Non ci sono indizi da cogliere. Occorre fare prevenzione. Genitori, scuole e le agenzie educative devono aiutare bambini e ragazzi a crescere con senso critico».

Ultimo aggiornamento: 15:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA