Tap, è la settimana clou I risparmi in bolletta? Erano nella legge del 2013

Tap, è la settimana clou I risparmi in bolletta? Erano nella legge del 2013
di Francesco G. GIOFFREDI
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Lunedì 22 Ottobre 2018, 09:43 - Ultimo aggiornamento: 09:45
Lo stesso schema di una settimana fa, ma questa volta difficilmente il fronte del no strapperà ulteriori proroghe: il governo sta sciogliendo la riserva sul gasdotto Tap. «Entro venerdì» o persino «nelle prossime ore»: gli scenari sono questi, la sostanza cambia poco. Il tassello cruciale è nelle mani del ministro Sergio Costa e dei suoi tecnici: al dicastero dell'Ambiente è in dirittura d'arrivo la pesatura della documentazione presentata nei giorni scorsi dal Comune di Melendugno. Dopodiché il fascicolo tornerà a palazzo Chigi dal premier Giuseppe Conte per il verdetto finale: dentro o fuori, niente più vie di fuga o tempi diluiti. Ieri Barbara Lezzi, ministra per il Sud, ha oltretutto assicurato agli attivisti pentastellati salentini in fibrillazione che presto la stessa ministra e il premier saranno a Melendugno per riferire e spiegare.
La kermesse nazionale Italia cinque stelle (tenutasi ieri e sabato al Circo Massimo a Roma) era del resto il principale scoglio da circumnavigare: i vertici pentastellati volevano contenere il più possibile contestazioni e tensioni della base in fibrillazione per l'affaire Tap. Del resto, il borsino vira sempre più verso il via libera al progetto: soltanto una macroscopica difformità autorizzativa potrebbe bloccare la ripresa dei lavori. Sui piatti della bilancia pesano i costi che l'Italia dovrebbe affrontare in caso di un addio solo politico al gasdotto: almeno 20 miliardi, secondo il dossier elaborato dal ministero dello Sviluppo economico. A scanso di equivoci: non possono esserci penali a carico dello Stato, i 20 miliardi sarebbero il frutto prima di tutto delle azioni risarcitorie degli investitori, e non solo.
Ma c'è un altro numero sbandierato da chi sostiene l'opportunità del Tap: 10 miliardi. Sarebbe il potenziale risparmio in bolletta per famiglie e imprese indotto dalla diversificazione degli approvvigionamenti energetici. Un numero più volte citato da Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier. Da dove salta fuori? È una soglia di fatto fissata nero su bianco nella legge di ratifica ed esecuzione dell'accordo internazionale su Tap sottoscritto da Albania, Grecia e Italia: legge e intesa internazionale risalgono al 2013. Nell'analisi tecnico-normativa della legge è spiegato infatti che il Tap è «un progetto strategico inserito nella Sen (Strategia energetica nazionale) e che pertanto potrà contribuire ai seguenti risultati attesi al 2020»: tra i «risultati attesi» vengono citati innanzitutto «la significativa riduzione dei costi energetici e il progressivo allineamento dei prezzi all'ingrosso ai livelli europei», con «un risparmio di circa 9 miliardi di euro l'anno sulla bolletta nazionale di elettricità e gas». Ma c'è dell'altro, e sempre sfogliando i risultati attesi dalla legge di ratifica del 2013: «Si prevede una riduzione della fattura energetica estera di circa 14 miliardi di euro l'anno (rispetto ai 62 miliardi attuali, e 19 rispetto alle importazioni tendenziali 2020), con la riduzione dall'84% al 67% della dipendenza dall'estero. Ciò equivale a circa l'1% di Pil addizionale».
Due precisazioni a margine. La prima: si tratta di risultati ai quali il Tap «potrà contribuire», dunque non imputabili esclusivamente al gasdotto, ma frutto dell'intera Sen. La seconda: nel 2017 è stata approvata la nuova Sen, che ritocca (al rialzo) il fabbisogno di gas. Si legge infatti: «L'importanza del gas nell'ambito della sicurezza energetica è ancora più rilevante a livello nazionale, dal momento che l'Italia è il terzo mercato europeo per consumo di gas naturale (circa 67 miliardi di metri cubi nel 2015), con una dipendenza dall'import superiore alla media europea (90% circa rispetto ad una media comunitaria del 70%)»; «i dati del 2016 confermano questo quadro con un consumo di circa 71 miliardi di metri cubi nel 2016 (+5% sul 2015 - valori provvisori) ed una dipendenza dall'import per circa il 92% del proprio consumo di gas. Il gas naturale ha mantenuto pressoché stabile la propria incidenza sui consumi energetici primari mentre ha leggermente incrementato il peso sulla produzione lorda di energia elettrica, passata dal 40 al 42%».
Numeri affatto ignoti nella triangolazione di queste settimane tra palazzo Chigi, ministero dello Sviluppo economico e dell'Ambiente (la Sen dedica peraltro un intero capitolo all'abbandono del carbone e al ruolo del gas come strategia ponte, anche in relazione all'abbattimento delle emissioni). Numeri, anzi, passati in rassegna nelle scorse settimane di valutazione costi-benefici e di approccio a un dossier ben più ostico e complesso di quanto sembrasse ai pentastellati in campagna elettorale.
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