Il divario tra Nord e Sud? Anche sugli asili nido
I numeri delle città pugliesi

Venerdì 1 Novembre 2019 di Maurizio TARANTINO
I costi degli asili nido in Puglia più bassi della media nazionale, anche se, in un anno, c'è stato un aumento di oltre il 10% rispetto al passato. Lo dimostra il report di Cittadinanzattiva che ha esaminato le rette applicate al servizio di asilo nido comunali in tutti i capoluoghi di provincia italiani. Una famiglia media pugliese, con un bimbo al nido, spende al mese 239 euro nell'anno scolastico 2019/2020, con una variazione del +10,4% rispetto all'anno precedente quando l'importo si fermava a 217 euro. Eclatante il caso di Andria che ha subito un incremento boom del 105,5% (si passa dai 146 euro del 2018/19 ai 300 euro dell'anno in corso). Lieve aumento per Taranto che passa da 255 euro a 258 euro con una variazione del 1,2%. Invariate le altre province pugliesi: Foggia, la più cara, costa alle famiglie 300 euro annuali, poi c'è Brindisi con 230 euro, Lecce che invece si ferma a 206 euro, Bari con 199 euro e Barletta, in coda, a 180 euro.



Cifre che fanno posizionare la Puglia lontano dalla media nazionale, dove la spesa è invece di 303 euro all'anno per famiglia. Negli asili nido trova posto poco più di un bimbo su cinque, ma la copertura è assai variegata fra le diverse Regioni: si va dal 34,3% dell'Umbria al 6,7% della Campania con ben sei regioni sotto la media nazionale (21,7%). In Puglia invece la copertura totale si attesta al 13,6%. L'indagine ha interessato le rette applicate al servizio di asilo nido comunale in tutti i capoluoghi di provincia nazionali, con riferimento ad una famiglia tipo composta da tre persone (due genitori e un minore di età da 0 a 3 anni) e con un indicatore Isee pari a 19.900 euro. le rette rilevate fanno riferimento all'anno educativo in corso e riguardano gli asili nido a tempo pieno, laddove ci sono, con una frequenza per cinque giorni a settimana. Nel calcolo non sono state considerate né le eventuali agevolazioni attivate dai Comuni in virtù dei provvedimenti regionali, né quelle di derivazione nazionale.

Un Italia divisa sulle tariffe, posti disponibili, agevolazioni per le famiglie: al Nord si registrano le rette più alte, ma anche maggiori misure di aiuto per i nuclei familiari che possono così fare fronte alle spese. Il Sud invece è più contenuto sui costi, seppur in aumento rispetto all'anno precedente, e ha una minore disponibilità di posti per i bambini. La retta più alta si paga in Trentino Alto Adige, con circa 472 euro di media, quella più bassa in Molise, che invece è di 169 euro. Le regioni settentrionali si caratterizzano per una spesa media per le famiglie più elevata, ma in decremento rispetto all'anno precedente, stabile la spesa al Centro e in aumento invece nelle regioni meridionali (+5,1%). Lecco il capoluogo più costoso con 515 euro di spesa media a famiglia, Catanzaro il più economico con 100 euro.

I dati sono stati messi a punto dall'Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva, realizzato nell'ambito del progetto Consapevolmente consumatore, ugualmente cittadino, finanziato dal Ministero dello Sviluppo economico. Una spaccatura evidente quindi tra Nord e Sud, confermata anche da un rapporto della Fondazione Openpolis: tutte le realtà settentrionali si trovano al di sopra della media nazionale (24%). Al contrario, quelle meridionali non arrivano nemmeno alla metà di quella soglia: tra le Province con più minori solo Trento e Reggio Emilia superano il 33%. Al sud in 5 casi su 6 non arrivano alla doppia cifra, l'unico che la raggiunge cioè Crotone, supera di poco quota 11%, appena un terzo della soglia dei 33 posti ogni 100 bimbi, stabilita in sede europea. L'offerta tra pubblico e privato, a livello nazionale, è piuttosto paritaria, con una leggera prevalenza (51,3%) di posti pubblici. Il restante 49,7% è offerto in strutture private, sia con i posti in convenzione sia con quelli a mercato libero. A Reggio Emilia l'offerta di nidi pubblici è di quasi l'80%. E ancora, stando al rapporto, l'offerta è quasi esclusivamente privata in due province del mezzogiorno, Crotone e Caserta, che sono anche agli ultimi posti per diffusione del servizio. In queste due realtà quasi il 90% dei posti è offerto in strutture private.

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