Aumentano le unioni civili Salento sempre più arcobaleno

Mercoledì 22 Maggio 2019
di Paola COLACI
Salento, terra arcobaleno. Lo dicono i dati del Ministero dell'Interno che piazzano la provincia di Lecce a metà classifica, seconda solo a Bari in Puglia, nell'elenco delle 110 province italiane con il maggior numero di unioni civili. Sin dall'approvazione della Legge Cirinnà e nel solo biennio 2016-2018, infatti, dal Nord Salento al Capo di Leuca si sono ufficializzate 26 unioni tra coppie dello stesso sesso. Non basta. Nel triennio 2016-2019 soltanto a Lecce città sono già state celebrate 24 unioni civili. E la tendenza sembra confermata dagli uffici di Stato civile dei comuni salentini che in soli tre anni hanno visto moltiplicarsi le richieste di coppie omosessuali che scelgono di percorrere la strada verso il riconoscimento dei diritti tracciata dalla Legge Cirinnà.
Dati, quelli della provincia di Lecce, che se raffrontati con le 67 celebrazioni complessive del capoluogo di regione e di tutti i comuni della provincia barese nel biennio 2016-2018, restituiscono l'idea della reale necessità di riconoscimento dei diritti civili che l'universo Lgbt attendeva sin dagli anni '90. Da quando, cioè, l'omosessualità fu derubricata da malattia mentale ed eliminata una volta per tutte dai manuali diagnostici. Numeri che il presidente provinciale di Arcigay Gianmarco Caniglia commenta con soddisfazione: «Nonostante qualche sacca residua di pregiudizio e chiusura nei confronti dell'universo Lgbt, il Salento si conferma terra di avanguardia in tema di unioni civili. E la singolarità sta nel fatto che la rivoluzione contro ogni forma di pregiudizio verso le coppie omosessuali sia partita proprio dai piccoli centri rispetto a comuni e città di medie e grandi dimensioni». E a sostegno della sua tesi, Caniglia prende a riferimento, confrontandole, le due unioni celebrate a Nardò dal sindaco Pippi Mellone sino a questo momento e le tre unioni ufficializzate a Gallipoli dall'entrata in vigore della norma a oggi, con le unioni civili ufficializzate nei comuni di piccole e medie dimensioni come Uggiano La Chiesa, Ruffano, Gagliano del Capo, Botrugno e Racale, ad esempio. «Nei paesini più piccoli, seppure sembri paradossale, abbiamo riscontrato un livello di apertura differente nei confronti dell'omosessualità rispetto a un grande centro come può essere Gallipoli chiarisce il presidente Caniglia . Forse perché nelle piccole realtà i valori della famiglia e della tutela dei singoli membri della comunità sono talmente forti e radicati da prevalere su qualsiasi forma di pregiudizio. Forme di tutela e di appartenenza che difficilmente si registrano nelle realtà più grandi e nei comuni più popolosi dove, al contrario, prevalgono i personalismi. E inciampare nei pregiudizi è molto più facile».
Su un punto, però, il numero uno dell'Arcigay provinciale non fa distinzioni tra piccoli e grandi comuni del Salento: «Nonostante le statistiche e i numeri sulla crescita delle unioni civili nel Salento - sottolinea Caniglia ritengo che sia necessario implementare i percorsi di formazione e informazione soprattutto nelle scuole. I primi soggetti con cui i ragazzi e le ragazze di 16-18 anni si confidano, sino ad arrivare al vero e proprio coming out, nella maggior parte dei casi sono proprio i compagni di scuola e gli amici. Ecco perché è fondamentale che la scuola garantisca ai ragazzi quel sostegno necessario, indipendentemente dalla propria inclinazione sessuale, a vivere serenamente la propria sessualità e la vita sentimentale. Non va tralasciato, infine, l'aspetto della salute che deve essere tutelata attraverso percorsi formativi di prevenzione. Attività che Arcigay porta avanti da sempre con impegno». © RIPRODUZIONE RISERVATA