Coronavirus, le scuole si preparano a stop di un mese, indennità per i genitori

Coronavirus, le scuole si preparano a uno stop di un mese, indennità per i genitori
Coronavirus, le scuole si preparano a uno stop di un mese, indennità per i genitori
di Lorenza Loiacono
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Sabato 7 Marzo 2020, 01:24 - Ultimo aggiornamento: 14:58

Coronavirus, la scuola virtuale si sta mettendo in moto, con uno schieramento di forze che sembra proprio destinato a dover durare nel tempo. Ben oltre il 15 marzo. Gli istituti infatti, nei primi due giorni di sospensione della didattica per prevenzione contro il nuovo coronavirus, si sono preparati con dispostivi e apparati informatici, in maniera capillare sul territorio nazionale, per gestire uno stop alle lezioni che potrebbe andare ben oltre la data fissata a metà mese. Intanto si ragiona sui permessi familiari per i genitori alle prese con le scuole chiuse.

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L’ipotesi sono congedi speciali in tre fasce, le stesse del bonus asilo nido. Si tratterebbe di permessi retribuiti al 100% per uno dei due genitori se il reddito Isee è sotto i 25mila euro, si scende al 70% per Isee fino a 40mila euro e al 50% per chi supera questa soglia. Il permesso non sarebbe riconosciuto se si può ricorrere allo smart working.



Il premier Conte ha già chiarito che la prossima settimana, con un certo anticipo sulla data prevista per la riapertura, tornerà ad aggiornare scuole e famiglie sul da farsi: «Dobbiamo sempre ragionare nel segno dell’adeguatezza e proporzionalità», ha spiegato. L’idea quindi è quella di valutare l’iter dell’epidemia giorno per giorno e regolarsi di conseguenza. Alla metà della prossima settimana, quindi, si deciderà se gli istituti scolastici continueranno a restare off limits per gli studenti. 

Va da sé che, di fronte ad un’estensione del contagio in corso, sarà impossibile tornare tra i banchi lunedì 16 marzo. E le scuole lo sanno bene, così come le università: i docenti si stanno organizzando per essere operativi con gli strumenti digitali a loro disposizione lunedì o martedì al massimo. Stanno preparando documenti, materiali, video e verifiche che, in teoria, nei soli tre giorni rimasti fino al 15, non potranno mai usare tutti. 

Tante scuole infatti sono pronte a inviare online video lezioni, ma anche compiti in classe e verifiche a mo’ di test. E’ chiaro che, se la scuola dovesse riprendere le lezioni tra una settimana, non ci sarebbe bisogno di far svolgere i compiti non in classe ma virtualmente. La prospettiva potrebbe essere ben più lunga. L’idea quindi è quella di prepararsi all’emergenza scolastica: con uno stop alla didattica che potrebbe durare settimane.

Proprio come sta accadendo nelle regioni del Nord: ragionare per analogia, in questo caso, aiuta a prepararsi al peggio. «Stiamo registrando una reazione molto costruttiva di tutto il sistema scolastico - spiega Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi - tutto questo lavoro sarà comunque utile per portare la scuola finalmente nel XXI. Quando l’emergenza sarà finita le scuole avranno acquisito le competenze tecnologiche e avranno avuto anche modo di ripensare alla didattica. Con una strumentazione telematica è più facile fare in modo che gli alunni siano attenti, rispetto alla tradizionale lezione frontale. Possiamo restare ottimisti e vedere in questa emergenza l’opportunità per crescere. Del resto siamo costretti a farlo». 

Un percorso formativo che si prepara ad essere più lungo del previsto. Se la ripresa della didattica, infatti, dovesse seguire l’iter già percorso dal blocco dei viaggi di istruzione, gite e degli stage all’estero, previsto anch’esso al 15 marzo e poi prorogato al 3 aprile, si arriverebbe a fissare il rientro in classe per il prossimo 6 aprile. Una data che cade a ridosso della Pasqua, il 12 aprile. E quindi a scuola ci si tornerebbe direttamente il 14. Con oltre un mese di stop alle lezioni frontali. 

PIANI ALTERNATIVI
Da qui la necessità di predisporre piani alternativi: lo stanno già facendo ad esempio all’Invalsi, che si è messo a disposizione delle scuole per individuare nuove date possibili per svolgere le prove previste per i ragazzi dell’ultimo anno di scuola superiore. Per loro i test Invalsi sono requisito necessario per accedere all’esame di maturità. 
Non solo, l’apprensione maggiore riguarda proprio quel mezzo milione di studenti che a giugno dovrà svolgere l’esame di Stato: le date non verranno spostate, potrebbe invece essere modificata la modalità di svolgimento. Resta infatti in piedi l’ipotesi dell’esame di maturità solo orale, senza le due prove scritte. Tutto dipenderà dall’evolversi dell’emergenza, l’obiettivo è non lasciare che gli studenti vengano penalizzati dall’allerta coronavirus che sta sospendendo la didattica in classe. La recupereranno online e, probabilmente, anche in presenza con rientri pomeridiani ma comunque non sarà come fare una lezione in classe, scadenzata regolarmente nell’arco dell’anno scolastico. Se ne dovrà necessariamente tenere conto, al momento degli scrutini finali. 
 

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