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Coronavirus, il professor Carlo Signorelli: «Si svuotano le terapie intensive, ma per la Fase 2 serve prudenza»

Coronavirus, il professor Carlo Signorelli: «Si svuotano le terapie intensive, ma per la Fase 2 serve prudenza»
Coronavirus, il professor Carlo Signorelli: «Si svuotano le terapie intensive, ma per la Fase 2 serve prudenza»
di Valentina Arcovio
3 Minuti di Lettura
Giovedì 16 Aprile 2020, 01:33 - Ultimo aggiornamento: 01:52
«Prosegue la lenta diminuzione dei nuovi casi e dei deceduti per coronavirus. Ma soprattutto continua a calare il numero dei ricoverati nei reparti di terapia intensiva. È quest’ultimo dato quello che a mio avviso rappresenta l’indicazione oggi più importante per valutare l’andamento dell’epidemia». Carlo Signorelli, professore ordinario di Igiene e sanità pubblica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, commenta gli ultimi dati. 

Professore, qualche giorno fa l’Oms ha diffuso i criteri che i Paesi dovrebbero avere per passare alla fase 2.

L’Italia è tanto lontana dal rispettarli?
«Credo che l’Italia, dove l’epidemia si è sviluppata tra i 10 e i 25 giorni prima degli altri Paesi europei e degli Stati Uniti sia invece, in teoria, tra i primi Paesi a poter passare alla fase 2». 

Ma con ancora 2.667 nuovi contagi ha senso parlare di fase 2? 
«Servirebbe ancora un po’ di prudenza perché il calo è stato meno rapido del previsto. Ma poi, a mio avviso, si dovrà prendere qualche rischio calcolato e tentare di ripartire. Naturalmente la scelta sarà politica. Ad ogni modo la ripresa dovrà tenere conto delle esigenze sanitarie ancora necessarie per qualche tempo e delle esigenze del settore economico affinché la crisi non abbia effetti drammatici che poi si ripercuoterebbero sulla salute fisica e mentale della popolazione». 

I test sierologici saranno fondamentali o il non sapere la durata dell’immunità potrebbero renderli inutili? 
«Sarà importante avere a disposizione test sierologici efficaci e questo credo che succederà in tempi brevi. Diciamo che potranno essere utili per le singole persone per sapere se, avendo gli anticorpi, hanno già contratto l’infezione, magari senza essersene accorti. E saranno utili per le attività di ricerca. Invece, mi rimane qualche dubbio su come poterli usare per gli inserimenti lavorativi e per le attività sociali. Quello in cui in questo momento possiamo sperare è in una diminuzione dei contagi con la stagione calda». 

L’ipotesi che con l’estate il virus scompaia o quasi c’è ancora? 
«Molte infezioni respiratorie, tra cui anche l’influenza, hanno un calo nelle stagioni estive. Speriamo che anche per il SARS-CoV-2 sia così. Comunque la bella stagione darà sicuramente una mano in quanto il distanziamento fisico è naturalmente maggiore. In generale, sono le maggiori ore trascorse all’aperto a ridurre significativamente il rischio di contagio. Nei casi in cui non è invece possibile rispettare le distanze minime, almeno per un certo periodo, potremo intervenire con l’uso delle mascherine».

Quanto è alto il rischio di una seconda ondata? 
«In Cina c’è stata una seconda ondata dopo circa due mesi ma eravamo nella stessa stagione. L’ipotesi più probabile è che in Italia possa avvenire in autunno. Quindi dobbiamo proteggerci da questa eventualità attraverso le note misure di distanziamento fisico, igiene personale, galateo respiratorio, ecc.». 
 
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